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Omicidio Maelys autopsia: solo una prima atroce certezza, Nordhal Lelandais di nuovo tace

Omicidio Maelys De Araujo ultime notizie: sono a dir poco agghiaccianti i particolari che emergono sulla autopsia eseguita sui poveri resti della bimba di 9 ani sequestrata e uccisa la notte a cavallo tra il 27 e 28 agosto scorso mentre con la famiglia partecipava ad un banchetto di nozze a Pont-de-Beauvoisin (Isère). La bimba avrebbe avuto profonde lesioni al volto. Il medico legale avrebbe riscontrato una frattura alla mascella che si ipotizza sia stata causata o da un colpo inferto con violenza o in seguito a una caduta.

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Il sospettato del delitto, Nordhal Lelandais, è rinchiuso nella cella sorvegliata 24 ore su 24 di una clinica psichiatrica di Lione dove vengono confinati i detenuti che soffrono di depressione; dopo aver fatto parziali ammissioni, confessando di avere ucciso “involontariamente” la bimba e facendo ritrovare i suoi resti, sarebbe stato colpito da crisi di panico e ansia tali da rendere necessario il ricovero. Da allora l’uomo non ha più parlato del delitto. Ciò sta oltremodo esasperando i genitori della piccola vittima: “Siamo da sei mesi in ostaggio di un assassino reo confesso ma solo a metà, aveva promesso che avrebbe detto la verità ma, con la storia della depressione, è riuscito a prendere tempo. Il suo obiettivo è quello di conoscere gli esiti delle analisi e dell’autopsia per poi costruirci sopra una versione di comodo, che avvalori la tesi di un fatto accidentale”, ha dichiarato il loro avvocato.

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assassino maelys

Ancora infatti non si conosce l’esatta causa di morte della piccola Maelys, e la famiglia da mesi vive nell’angoscia dettata dal non sapere come davvero siano andati fatti e con il timore che per via della reticenza dell’indagato e delle le strategie del suo avvocato difensore quella tanto anelata verità non la otterranno mai. Nordhal Lelandais, ex militare con precedenti penali, era anche un cultore di discipline marziali, compresa la boxe, e poco gli sarebbe bastato per uccidere la vittima. Non si esclude tuttavia che la frattura al volto della bambina sia stata provocata dall’impatto del cadavere contro i massi quando è stato scaraventato giù dal burrone di una zona impervia ai piedi del Mont-Grêle ad Attignat-Oncin, dove il 16 febbraio è stato ritrovato su indicazione del reo confesso. Lo scheletro è stato infatti ritrovato in una zona impervia.

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