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Omicidio Marco Vannini: i Ciontoli fanno ricorso in Appello, ecco cosa chiedono

Omicidio Marco Vannini ultime notizie: dopo il ricorso in Appello da parte della Procura contro la sentenza di primo grado che ha assolto Viola Giorgini e condannato a pene lievi l’intera famiglia Ciontoli, anche la difesa degli imputati è passata al contrattacco. I Ciontoli hanno infatti presentato a loro volta ricorso contro la sentenza di primo grado della Corte d’Assise di Roma, che lo scorso 18 aprile ha condannato rispettivamente Antonio Ciontoli a 14 anni di reclusione per omicidio volontario (contro i 21 chiesti dal pm), a 3 anni la moglie Maria Pezzillo, e i figli, Martina e Federico, per i quali invece la pubblica accusa ne aveva chiesti 14.

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Omicidio Marco Vannini: la famiglia Ciontoli condannata fa ricorso in Appello

Nel ricorso i difensori dei Ciotoli hanno evidenziato come non fosse volontà di Antonio Ciontoli far morire Marco Vannini, di qui la richiesta che nei suoi riguardi si passi dall’accusa di omicidio volontario a quella di omicidio colposo. Da rivedere anche la posizione dei tre componenti della famiglia Ciontoli, condannati a tre anni per omicidio colposo. “La sentenza a nostro giudizio è molto contraddittoria. Da una parte si esclude la consapevolezza della situazione così come si poteva rappresentare al capofamiglia e dall’altra attribuisce a questa, un mancato intervento o delle mancate sollecitazioni rispetto a quello che era successo”, così l’avvocato Pietro Messina a Baraonda News.

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Cosa chiedono i Ciontoli nel ricorso in Appello

A detta della difesa, infatti, se la moglie e i figli di Ciontoli non avevano capito che fosse stato un proiettile esploso dalla pistola di Antonio Ciontoli a ferire il povero Marco, come è possibile accusarli di non aver fornito “informazioni precise ai sanitari su come si era arrivati al ferimento”?. Il processo di primo grado ha infatti dimostrato che “i familiari non avevano la consapevolezza di quanto accaduto, non avevano responsabilità e alcuna posizione di garanzia rispetto alla necessità di sollecitare, di precisare i contorni della vicenda ai sanitari”. Secondo quest’ottica, dunque, a Maria Pezzillo, Martina e Federico Ciontoli  potrebbe essere addebitata solo “l’omissione di soccorso, ma non certamente un valore nel nesso di causalità tra il ferimento e l’evento morte”. Il ricorso in appello chiede dunque l’assoluzione di madre e figli e, in subordine, l’omissione di soccorso.

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