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Omicidio Noemi Durini, Fausto Nicolì accusato di tre reati si difende in tv: parole di fuoco

Noemi Durini: il fidanzato presunto killer ora accusa del delitto Fausto Nicolì

E’ un continuo rimbalzare di indiscrezioni in questi giorni in merito al delitto di Specchia, che ha visto vittima la 16enne Noemi, trucidata a botte e coltellate all’alba del 3 settembre scorso, e trovata cadavere dopo dieci giorni. In carcere con l’accusa di avere commesso l’omicidio c’è il fidanzato della vittima, il 18enne (minorenne all’epoca dei fatti) Lucio Marzo. Il giovane, detenuto nel carcere minorile di Quartucciu (Cagliari) qualche settimana da ha consegnato alla polizia penitenziaria una lettera scritta di suo pugno, in cui oltre a ritrattare la sua prima confessione accusa del delitto Fausto Nicolì, meccanico 49enne di Patù, amico di Noemi, da lui già chiamato in causa dopo il delitto.

Il 18enne di Montesardo salentino in quel messaggio scritto avrebbe raccontato che la sera del 3 settembre scorso, quando Noemi scomparve, lui si trovava insieme alla ragazza a Castrignano del Capo, nel luogo in cui poi la giovane è stata uccisa. I fidanzati sarebbero poi stati raggiunti da una Seat Ibiza da cui sarebbe sceso Fausto Nicolì. L’uomo avrebbe consegnato una pistola a Noemi, arma che sarebbe dovuta servire per uccidere i genitori di Lucio. Ne sarebbe nata una discussione culminata poi nella coltellata al capo inferta a Noemi da Fausto, secondo la nuova versione dei fatti fornita dal ragazzo indagato.

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Fausto Nicolì indagato per omicidio e altri reati

A seguito delle pesanti accuse di Lucio il meccanico (che avrebbe precedenti penali) è stato iscritto nel registro degli indagati non solo per omicidio ma anche per sfruttamento della prostituzione minorile e pedopornografia. L’accusato respinge ogni accusa e in attesa di essere sentito dal magistrato il prossimo 29 settembre, in queste ore ha già affidato al sua autodifesa alle telecamere di diverse trasmissioni televisive. Nicolì dice di avere un alibi per l’ora del delitto: “Io come sempre, come tutte le notti a quell’ora ero a casa a dormire”, contro di me non esiste “un granello di prova”, poi rivolgendosi ai genitori di Lucio, che accusa di avere indottrinato e plagiato il figlio fomentandolo contro di lui, usa a parole sprezzanti, appellando i coniugi Marzo “Signor ‘Zulù’ e signora ‘Latrina'”: “Vorrei sapere perché hanno tutto questo accanimento nei miei confronti, devo difendermi dalle grinfie di queste belve”.

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L’odio reciproco tra lui e la famiglia Marzo è tangibile. Del resto appena Noemi fu data per scomparsa secondo quanto trapelò Allù aggredì il padre di Lucio, a riprova del fatto che il meccanico è sempre stato convinto del ruolo decisivo del signor Biagio Marzo nella condotta di Lucio. Anche i medici incaricati dal giudice, che nella perizia psichiatrica hanno stabilito che il 18enne è perfettamente capace di intendere e di volere ed in grado di affrontare un processo, hanno rimarcato il forte condizionamento psicologico di Biagio Marzo nei confronti del figlio. Molteplici, ossessivi ed ammessi dal diretto interessato, infatti, i tentativi di tenere lontano Noemi Durini da suo figlio. Ed è per questa sua avversione nei confronti della ragazza che Noemi, a detta di Lucio, gli avrebbe fatto pressanti richieste per uccidere i suoi genitori. Fausto li avrebbe aiutati, procurando una pistola a Noemi. “L’ho uccisa per questo” – ha detto Lucio ai carabinieri – “per difendere i miei genitori“.

Fausto Nicolì si difende dalle accuse e attacca Lucio e i genitori

L’impressione è che Lucio cavalchi i suoi presunti disturbi psicologici nella speranza che gli permettano di eludere il carcere e il processo. Il giovane fa riferimento ai TSO cui fu sottoposto poco prima di commettere il delitto e si definisce “servo” e “succube” della fidanzata. “Secondo me sono stato succube di questa storia”, ha detto il ragazzo al magistrato, ripetendo di fatto le stesse parole di suo padre e sua madre. Il signor Biagio Marzo infatti ha chiaramente sollevato dubbi sul meccanico Nicolì: “Avrebbe avuto più interesse lui a fare fuori Noemi che non mio figlio”. Le accuse reciproche tra loro sono di fuoco, e ora sarà compito degli inquirenti barcamenarsi fra tutte queste dichiarazioni, illazioni, ingiurie. Il meccanico di Patù ha dichiarato di non avere niente da temere, invitando i magistrati ad indagare nel suo telefono cellulare e dispositivi elettronici che, infatti, gli sono stati sequestrati. “Come si può essere così spietati?”, ha detto riferendosi ai genitori di Lucio, “le loro sono solo accuse infondate”. Poi rivolgendosi a “quel mostro del figlio” (Lucio Marzo ndr) ha detto: “Fai trovare l’arma del delitto e di’ chi ti ha aiutato ad occultare il cadavere di Noemi, liberati da questo peso!”.

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