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Omicidio Pamela news, la madre a Quarto Grado: accuse allo Stato e alla comunità Pars

Omicidio Pamela Mastropietro ultime notizie: a Quarto Grado, nella puntata in onda ieri sera 23 febbraio, ospita in studio Alessandra Verni, madre della 18enne romana uccisa e fatta a pezzi lo scorso 30 gennaio nel Maceratese. Pamela Mastropietro era ospite della comunità Pars di Corridonia ed il corpo smembrato è stato ritrovato a Pollenza (Macerata), chiuso in due trolley. La mamma di Pamela è accompagnata dal fratello, zio della vittima e avvocato della famiglia, Marco Valeri Verni.

La donna è apparsa molto combattiva seppur affranta dal dolore per la immane tragedia che l’ha colpita, e ha chiesto giustizia. Giustizia a 360 gradi per ciò che è successo alla sua povera figlia, che aveva problemi di tossicodipendenza e tanta fragilità emotiva. “Mia figlia si è fidata delle persone sbagliate”, ha detto, alludendo senza tante reticenze anche al personale che amministra e gestisce la comunità da cui la ragazza il primo pomeriggio del 29 gennaio scorso si è allontanata indisturbata.

Omicidio Pamela Mastropietro news: i genitori puntano il dito contro la comunità Pars

Per il delitto, nell’inchiesta sono coinvolti quattro ragazzi di origine nigeriana, tre dei quali sono in carcere e negano ogni addebito, seppur tabulati e celle telefoniche li collochino tutti nella mansarda di via Spalato 124 a Macerata, dove è avvenuta la mattanza. “Ci sono varie responsabilità (per quello che è successo, ndr): la prima colpa la dò allo Stato, che ha permesso che queste persone fossero ancora in Italia; la seconda la dò alla comunità, perché la doveva fermare; la terza la dò quelle persone che l’hanno incontrata per strada e non l’hanno aiutata. Ma dov’è finita l’umanità?”. Chi ha lasciato che Pamela si allontanasse sapeva che era a piedi, senza soldi né cellulare. L’ha lasciata andare incontro al suo atroce destino. Per mamma Alessandra è assolutamente necessario anche indagare e individuare eventuali responsabilità all’interno della struttura che, sì, non è un luogo di detenzione, ma – è negli atti – ha avvisato la famiglia dell’allontanamento di Pamela più di trenta minuti dopo l’accaduto e quando sono iniziate le ricerche della ragazza già non c’era più nessuna traccia. “L’ergastolo potrebbe bastare come pena? Per me no. Sono alla vecchia maniera: lascerei al popolo… Però, essendo civile, visto che i miei genitori mi hanno insegnato dei valori, credo ancora nella giustizia italiana. Quindi spero  ci pensi lo Stato“.

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