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Omicidio Sarah Scazzi: Michele Misseri violento? Il racconto inquietante della moglie a Storie Maledette

Omicidio Sarah Scazzi, ieri 18 marzo è andata in onda su Rai 3 la seconda parte dell’intervista a Sabrina Misseri realizzata dalla giornalista Franca Leosini per Storie Maledette. Si è partiti da dove la prima puntata, atta a ricostruire, attraverso l’analisi degli atti processuali, la terribile vicenda di Avetrana, si era interrotta: l’entrata in scena di Michele Misseri, zio della vittima e padre e marito delle due condannate all’ergastolo in via definitiva per il delitto, Sabrina Misseri e Cosima Serrano. Il contadino di Avetrana, condannato per avere occultato in contrada Fico il cadavere della nipotina, gettandolo in un pozzo, fece dapprima ritrovare il cellulare della vittima, senza scheda sim e parzialmente bruciato, per poi – attraverso una prima confessione poi ritrattata – auto accusarsi dell’omicidio e chiamare in causa la figlia Sabrina, attraverso confuse e a tratti surreali dichiarazioni che lo hanno reso inattendibile.

Michele Misseri: la confessione poi ritrattata e le accuse alla figlia

Sabrina Misseri alla Leosini che con lei ripercorreva quei momenti, ha detto che tutt’oggi fa fatica a credere che il padre abbia ucciso la cugina e che all’epoca dei fatti non credeva alla colpevolezza dell’uomo: “Pensavo che qualcuno avesse voluto incastrarlo facendo ritrovare il cellulare di Sarah in campagna”. Determinante prima della confessione del contadino, il soliloquio dell’uomo datato 5 ottobre 2010, mentre si trovava in auto, sulla quale gli inquirenti avevano piazzato delle cimici: “Mi dispiace per la mia famiglia … io adesso li scoprirò”, questo solo un frammento delle diverse frasi sconnesse farfugliate in dialetto mentre era sulla macchina. Parole che preannunciavano la sua confessione e che la difesa di Cosima e Sabrina ha interpretato invece come “Io mi scoprirò”, ovvero ‘Io confesserò di avere ucciso Sarah’. Per rendere oltremodo credibile la sua zoppicante confessione, lo ‘zio’ Michele disse anche di avere abusato del cadavere della nipotina, circostanza questa cui i giudici non hanno mai creduto. Michele Misseri poi il 15 ottobre chiamò in causa la figlia Sabrina, prima dicendo che la ragazza seppe del delitto quando entrando in cantina vide il corpo senza vita di Sarah nascosto maldestramente da diversi cartoni, per poi accusarla dell’omicidio: sua figlia avrebbe ucciso “per errore” la cuginetta mentre, giocando a cavalluccio con lei, le cadde addosso stringendole accidentalmente una corda che Sarah aveva intorno al collo. “Versione di sontuosa imbecillità”, l’ha definita una sbigottita Leosini. “Quella ricostruzione non si può sentire”, ha commentato, visibilmente turbata, Sabrina. Per lei suo padre ha ucciso Sarah spinto da movente sessuale: come anche raccontato dal contadino, pochi giorni prima del delitto Sarah sarebbe stata molestata dallo zio e lo avrebbe minacciato, dicendogli in sostanza che se ciò fosse accaduto un’altra volta lei lo avrebbe raccontato a Sabrina e in famiglia. Così il giorno in cui venne uccisa sferrò un calcio nelle parti intime allo zio che in cantina le mise una mano sul sedere. Colpito dalla ragazzina Michele Misseri in preda all’ira avrebbe afferrato una corda trovata sul trattore e in pochi minuti avrebbe posto fine alla vita della 15enne.

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sabrina e cosima

Michele Misseri è un violento? La moglie: “Mi minacciò di morte”

Michele Misseri secondo quanto hanno raccontato la moglie e la figlia non sarebbe stato nuovo a scatti d’ira improvvisi. Un uomo all’apparenza mite, ignorante e goffo, che “lui magari non sa parlare ma sa pensare e fare le cose. Molto bene, anche. Ha pensato e poi ha agito”, anche se inizialmente “non abbiamo mai pensato che potesse essere stato lui” a uccidere Sarah. Cosima Serrano ha anche descritto le “mani nere come mai le avevo viste” del marito, che se le era sporcate pulendo – stranamente per la prima volta senza usare i guanti – le noci. “Quelle mari erano nere come la sua coscienza”, ha detto la donna. “Michele quando è arrabbiato parla da solo” e quel giorno, il 26 agosto giorno del delitto, era su tutte le furie perché il suo amato trattore non partiva. Farfugliava da solo, imprecava in quel garage e la piccola Sarah è entrata in casa passando dalla cantina, forse perché pensava che la cugina Sabrina fosse già lì che parlava con il padre mentre aspettava che lei arrivasse per andare al mare. Questa la spiegazione logica che Cosima e la figlia si danno per spiegare come sono andati i fatti. Michele Misseri in due occasioni avrebbe minacciato di morte la moglie durante il lavoro nei campi. E’ Cosima a raccontarlo: in un’occasione la minacciò di prenderla a pietrate se non fosse stata zitta, in un’altra la intimidì con un attrezzo da lavoro. “Aveva gli occhi rossi che gli saltavano fuori” – ha raccontato la donna – “quella volta ho avuto paura”.

omicidio sarah scazzi

 

 

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