di M.B. Michela in ,

Omicidio Teresa e Trifone, intervista all’avvocato Nicodemo Gentile: Giosuè, il ruolo della fidanzata e la verità sul movente del delitto


 

Omicidio Teresa e Trifone, intervista esclusiva di UrbanPost all’avvocato Nicodemo Gentile: Giosuè Ruotolo, il ruolo della fidanzata Maria Rosaria e la verità sul movente del duplice delitto di Pordenone

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Omicidio Teresa e Trifone: lo scorso 8 novembre si è chiuso il primo atto di questa dolorosa vicenda giudiziaria, che ha distrutto tre famiglie. Certamente quella delle vittime, Trifone Ragone e Teresa Costanza, ma anche quella dell’imputato Giosuè Ruotolo, condannato in primo grado all’ergastolo perché ritenuto il responsabile di questo efferato duplice delitto.

Il militare campano avrebbe giustiziato, secondo la procura di Pordenone e la Corte d’Assise di Udine che ha sposato in toto l’impianto accusatorio, con cinque colpi di arma da fuoco esplosi a bruciapelo, i due fidanzati. Erano circa le 20 del 17 marzo 2015 quando la coppia, appena uscita dal palazzetto dello sport ‘Crisafulli’ di Pordenone, fu colta di sorpresa dal killer appena salita in auto, pronta ad andar via dal centro sportivo. Un delitto efferato e compiuto con una diabolica lucidità da una mente e una mano mossa da odio, rancore, livore.

In attesa di conoscere le motivazioni della sentenza, UrbanPost ha intervistato l’avvocato Nicodemo Gentile, legale di Gianni Ragone, fratello di Trifone. Abbiamo cercato di capire con lui l’humus nel quale è maturato questo efferato duplice omicidio, compiendo un ‘viaggio’ nella mente del presunto assassino, analizzando le motivazioni che lo hanno portato a distruggere la vita di così tante persone, inclusa la sua. Non solo, abbiamo chiesto all’avvocato qual è stato in questa vicenda il ruolo della fidanzata di Giosuè, Maria Rosaria Patrone, accusata di favoreggiamento, autrice di messaggi a tratti deliranti inviati al fidanzato e non solo. Ecco cosa è emerso da questo interessante dialogo con l’avvocato Nicodemo Gentile:

I difensori di Giosuè parlano di processo indiziario. In effetti durante il dibattimento in aula è stato più che altro provato e dimostrato il movente dell’omicidio che non la responsabilità diretta dell’imputato. La cosiddetta ‘prova regina’ è mancata, sebbene dei gravi indizi abbiano inchiodato Ruotolo. Avvocato, ma può la gelosia nei confronti di Trifone aver innescato e motivato tutto quello che è successo? Il movente è tutto qui o c’è dell’altro che non è emerso nemmeno durante il processo?

“Il movente dell’omicidio non è la gelosia … il movente è ‘composito’: ci sono più elementi motivatori che col tempo hanno portato poi a questa tragedia. Il percorso che poi ha portato al progetto di morte nasce come una sorta di rivalsa nei confronti di Trifone da parte di Ruotolo, per quanto era successo in quella casa (l’appartamento di via Colombo a Pordenone in cui vittima e imputato avevano convissuto insieme ad altre due persone ndr) … Tutto poi inizia a montare dopo che Trifone praticamente capisce che quei messaggi molesti – che facevano parte di questa sorta di vendetta da parte di Ruotolo nei confronti di Trifone, per quanto era successo durante la convivenza – era Giosuè a mandarli, iniziò a stringere il cerchio e capire che in realtà partivano da gente molto vicina a lui. Da lì inizia un percorso anche di autoconservazione, oltre all’evidente acredine che c’era nei confronti del ragazzo perché Ragone aveva capito chi fosse l’autore di questi messaggi molesti e Ruotolo temeva per la sua carriera, perché già quello rappresentava una minaccia, perché era un reato, comunque. Poi nel momento in cui c’è stato anche lo scontro fisico verso la fine di novembre …”.

Scontro fisico che Ruotolo ha sempre negato

“Lui lo nega ma lui ha negato tante cose … ha negato anche di essere lì (nel luogo del delitto ndr) tranne solo quando non lo poteva più davvero negare, ha sempre negato di essere lui l’autore del profilo Facebook ‘Anonimo Anonimo’, poi l’ha dovuto ammettere quando ormai era stato scoperto. Il fatto che lui nega non ci meraviglia; per la ricostruzione dei fatti si può comunque prescindere dal contributo dell’imputato e nel nostro ordinamento ha anche diritto alla menzogna difensiva. È assolutamente ininfluente il suo contributo. C’è stato questo scontro fisico (niente di trascendentale), però a qual punto evidentemente oltre al senso di rivalsa, oltre all’offesa perché era stato scoperto e malmenato, e c’era anche il rischio di perdere il posto di lavoro probabilmente, in una mente che non sa gestire il rancore, è iniziato questo percorso di morte che poi ha portato a quello che è successo. Il movente è composito, è dato da tutta questa situazione che si è creata nel tempo”.

Un odio che si è riversato anche su Teresa, la fidanzata di Trifone. Perché?

“Teresa è stata sempre comunque abbinata a Trifone, Teresa è stata sempre parte integrante di questa vicenda, quindi c’è un dolo diretto anche nei confronti di Teresa che costituiva anche un testimone scomodo, perché è evidente che se fosse rimasta in vita la ragazza, avrebbe comunque raccontato tra le tante cose anche questo discorso del profilo Facebook ‘Anonimo Anonimo’ e del fatto che c’era stata la rissa fra Trifone e Ruotolo, quindi è evidente che c’era rivalsa anche nei confronti di Teresa, soprattutto dal periodo in cui Teresa ha abitato con Trifone nell’appartamento di via Colombo … quindi c’è un dolo diretto e anche la necessità di eliminare un testimone scomodo”.

Si è parlato anche, nella fase investigativa in cui si voleva identificare il movente del duplice delitto, di un presunto ‘amore’ omosessuale di Giosuè non corrisposto da Trifone. Cosa c’è di fondato, secondo lei, in questa ipotesi? 

“Io su questo aspetto sono stato molto chiaro: si tratta di una consulenza di natura psicologica sulla base di alcuni filmati e ricostruzioni fatte da uno psicologo nominato dalla Procura, che si va ad aggiungere a questo quadro abbastanza pesante e certo nei confronti di Giosuè … Io su questo aspetto sono molto scettico, oggettivamente, perché non è fondato. Si tratta soltanto di una consulenza psicologica, tant’è vero che la consulente della difesa l’ha spuntata, la pensa in maniera totalmente diversa … quindi non è determinante questo aspetto al quale io non credo, sinceramente. Sono troppo flebili, diciamo, gli elementi che possano far attestare con certezza quest tipo di approccio, di impulso, tra l’altro attestato in un processo dove ogni valutazione di natura psicologica sull’imputato è vietata. È molto debole come elemento … un elemento marginale in quel contesto, non serve a rafforzare il movente, che già è bello solido”.

Una questione che ancora non è stata sviscerata a fondo: il ruolo di Maria Rosaria Patrone, fidanzata di Giosuè, in tutta questa vicenda. È stata davvero lei l’istigatrice del duplice delitto, ha delle responsabilità o i suoi messaggi ossessivi a Ruotolo vanno considerati separatamente rispetto alla dinamica omicidiaria?

“Maria Rosaria Patrone ha sicuramente un ruolo molto più importante di quello che è stato valorizzato nel processo, perché a mio avviso con lui (Ruotolo ndr) ha ideato e costruito quel percorso dei messaggi molesti a Teresa, tant’è che lei si preoccupa molto di dare sostegno al fidanzato ed è comunque accusata, c’è un procedimento in corso per favoreggiamento, dove lei aveva addirittura chiesto il patteggiamento, quindi …. .  È evidente che lei si è mossa per cercare di dare una mano al suo fidanzato, però io sono convinto che c’è di più nel senso che lei sa dei messaggi, lei aveva la password per entrare nel profilo ‘Anonimo Anonimo’, e dice a una sua conoscente ‘Ho paura di avere istigato Giosuè ad uccidere Trifone’, che è una sorta di semi-confessione fuori dal processo”.

Anche lei nutriva odio per Trifone? Perché?

“Penso che non lo ha istigato ad uccidere – nel senso non gli ha detto ‘Ammazzalo’ – però sicuramente aveva interesse ed è stata lei l’istigatrice di quei messaggi molesti a Teresa, ma sicuramente lei non pensava che potesse arrivare ad un approdo di questa portata. Quando però sono stati uccisi lei sicuramente ha capito che era stato il fidanzato. Ci sono tanti comportamenti che lasciano intravedere una situazione di questa portata, però non c’è una prova certa …la Procura aveva cercato di inserirla nell’ambito del processo, con una responsabilità morale di quanto era accaduto, tant’è che lei venne inizialmente arrestata ai domiciliari, poi credo che quando il tribunale del Riesame ha annullato quella custodia cautelare, rimettendola in libertà, da lì la Procura ha preferito fare un altro percorso per non indebolire il processo nei confronti di Ruotolo. Lei sa molto di più e il suo silenzio dice tanto. Si è avvalsa legittimamente della facoltà di non rispondere, e ci dobbiamo fermare di fronte a ciò, però sicuramente non ha avuto un bel comportamento“.

 

 

 

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