di Francesco Tedeschi in

Paradisi fiscali e segreto bancario: dopo Panama, dove rifugiarsi?


 

Cosa si intende per “paradiso fiscale”? Ci sono stati che tutelano ancora il segreto bancario? Possono rimanerlo a lungo? Quali sono i nuovi paradisi fiscali? C’è verso di sfuggire legalmente agli “inferni fiscali”?

paradisi fiscali

Cosa si intende per “paradiso fiscale”? Ci sono stati che tutelano ancora il segreto bancario? Possono rimanerlo a lungo? Quali sono i nuovi paradisi fiscali? C’è verso di sfuggire legalmente agli “inferni fiscali“?

Cosa si intende per paradiso fiscale?

Intanto una curiosità: il termine giornalistico “paradiso fiscale” nasce da un’errata traduzione dell’espressione inglese “tax haven”, dove “haven” sta per porto, ossia un posto sicuro per ripararsi dalle tasse. Qualcuno ha scambiato “haven – porto” con “Heaven – Paradiso”, e così è nata l’espressione d’uso comune “Paradiso fiscale” ossia un posto in cui si pagano per definizione pochissime tasse.

Per Paradiso Fiscale si intende uno stato con una tassazione particolarmente bassa, rigoroso segreto bancario e possibilità di creare facilmente società anonime e fiduciarie.

Di norma, chi vuol evitare di pagare tasse nello stato in cui vive, o vuole “semplicemente” nascondere denaro proveniente da tangenti, utilizza vari metodi, dalla “semplice” apertura di un conto corrente in un Paradiso fiscale, alla creazione di società non riconducibili ai reali soci, alle quali saranno intestate proprietà soggette a imposizione fiscale e quote di aziende. E’ possibile anche creare società fittizie che, sotto forma di consulenze, vengano pagate dalle società “vere” per mettere a bilancio maggiori costi e simulare minori utili imponibili.

In Europa per tutto il dopoguerra è stata la Svizzera la “meta” preferita di capitali in fuga dagli “inferni fiscali”, o per creare le sedi legali di aziende internazionali, o per nascondere in conti correnti protetti dal segreto bancario, denaro frutto di tangenti.

L’Olanda, il Lussemburgo, l’Irlanda e il Regno Unito, tra le nazioni aderenti all’Unione Europea, sono i “Paradisi fiscali” più adatti a creare sedi di aziende internazionali, che operino da quelle sedi direttamente in tutti gli stati dell’Unione. E’ perfettamente legale, ma nel futuro queste possibilità si restringeranno sempre di più (vedi web-tax, o digital-tax, o come caspita preferite chiamarla).

La caratteristica a cui però hanno rinunciato, come anche la Svizzera, è stato il segreto bancario. Su pressione degli Stati Uniti, tante nazioni hanno rinunciato al segreto bancario, e la gran parte degli stati che hanno aderito a questa rinuncia ci hanno visto la possibilità di scoprire a propria volta i propri “evasori fiscali” e “tangentisti”.

Chiunque fosse interessato a proteggere la “privacy” dei propri proventi ha così spostato le proprie fortune, se non l’aveva ancora fatto, in altri “porti sicuri”. Panama era ritenuto uno di questi porti sicuri. In realtà, al di là di operazioni più o meno legali volte a scoprire i segreti di banche che tutelano il segreto bancario, gli stati particolarmente piccoli sono soggetti alla pressione crescente da parte degli USA per rinunciarvi. In altre parole, non tutti quelli che hanno creato società di comodo a Panama, o vi hanno nascosto denaro di provenienza illecita, sono stati scoperti con la fuga di notizie chiamata Panama Papers. Ma è stato dato un segnale al piccolo stato centroamericano: o rinuncia di buon grado al segreto bancario, o potrebbero saltar fuori ulteriori “leaks”.

Dove si stanno rifugiando i “fondi” in cerca di privacy?

Le nuove star del segreto bancario si chiamano Delaware, Nevada (in foto), Wyoming, South Dakota… Mentre gli USA spingevano, con le buone o con le cattive, il resto del mondo a rinunciare al segreto bancario, vari stati dell’Unione non vi hanno rinunciato per niente, e grazie alle favorevoli norme sulla creazione di società contenitore e sulla tassazione delle stesse (in Nevada la tassazione sulle società contenitore è lo 0%), sono diventati il nuovo vero e proprio “Tax-haven” per aziende in cerca di sistemi per abbattere le imposte e per politici corrotti di tutto il mondo per nascondere le tangenti incassate.

C’è verso di sfuggire, legalmente, alle imposizioni fiscali troppo esose?

Se lavorate, siete imprenditori, liberi professionisti, e ritenete che lavorare per versare il 70% dei vostri incassi allo stato, sia troppo, avete varie opzioni, non tutte legali.

In generale nascondere denaro in conti esteri, denaro su cui non avete pagato imposte, non è legale, non è consigliabile e non è nemmeno sicuro. Non è neanche sicuro e legale spostare all’estero la sede di un’azienda che continua ad avere la gran parte del suo mercato in Italia, magari rimanendo residenti in Italia.

La cosa migliore da fare è “votare con i piedi”, ossia prendere su le vostre competenze e le vostre capacità e andare a fare il lavoro che sapete fare, direttamente all’estero. E’ quello che stanno facendo in tanti, e faranno sempre di più in futuro, finchè i lavoratori autonomi non diventeranno una categoria inesistente.

Se continuate a vivere in Italia, perché dall’Italia ricevete favori e appalti coi soldi dei contribuenti, con o senza l’intermediazione delle banche legate alla politica, e non volete nemmeno pagare le tasse sugli utili che fate con un’attività che senza i soldi dei contribuenti non esisterebbe nemmeno (e magari quando vi intervistano fate pure la morale agli evasori), beh… mi auguro che vi scoprano… e presto…

© Tutti i diritti riservati. Vietata ogni forma di riproduzione

Leggi anche

Commenta via Facebook