di Enzo Ranaudo in

Patto Produttività, Ok da Parti Sociali: 2,15 Miliardi per Rilanciare L’Italia


 

Il patto sulla produttività va avanti. La Cgil conferma il ‘no’ all’accordo. E la Camusso non si è presentata nemmeno alla conferenza stampa a Palazzo Chigi per spiegarne le motivazioni. Sceglierà altri tempi ed altri canali. Ma intanto l’idea del Governo di Mario Monti sulla produttività continua il suo iter.

governo monti

Ieri in tarda serata l’incontro nella sede dell’esecutivo italiano tra il Governo, le parti sociali e quelle datoriali (Confindustria, Abi, Ania, Rete imprese, Coop) per cercare di mettere il sigillo: l’esisto è stato quello sperato quasi al cento per cento. Manca la firma di Susanna Camusso ma c’è quella dell’Ugl di Giovanni Centrella, della Cisl di Raffaele Bonanni e della Uil di Luigi Angeletti. Oltre che di tutte le parti datoriali. E Monti spera che “anche la Cgil attui, non un ripensamento, ma un’evoluzione del proprio pensiero tale che nei prossimi giorni possa decidere di sottoscrivere l’intesa”.

Intanto si va avanti. Ma che cosa prevede l’accordo sulla produttività? Per capirlo bisogna partire dalla legge di stabilità, che stanzia 2,150 miliardi tra il 2013 e il 2015 per rilanciare la produttività anche attraverso la detassazione della parte di salario legata agli incrementi produttivi. Il Presidente del Consiglio ha sollecitato l’impegno di tutti “a migliorare il livello della produttività del lavoro in Italia, innalzare la competitività e l’attrattività degli investimenti”.

Governo Monti Taglio Tasse

E per questo ha incoraggiato il confronto tra le parti sociali, condividendone lo spirito e gli obiettivi. Il Governo ha proposto nella legge di Stabilità, quindi lo stanziamento per la detassazione del salario di produttività. Per capire l’importanza del provvedimento basta pensare che solo qualche ora fa l’Istat ha detto che negli ultimi venti anni, dal 1992 al 2011, la produttività totale dei fattori (progresso tecnico, miglioramenti nella conoscenza e nei processi produttivi) in Italia è rimasta sostanzialmente ferma con un tasso medio annuo di 0,5 per cento mentre quella del lavoro è aumentata dello 0,9 per cento.

E come sottolinea lo staff del Premier “negli ultimi anni, e in particolare dopo la crisi, lo sviluppo dell’economia italiana ha registrato ritmi di crescita inferiori rispetto ai partners europei e internazionali con effetti negativi sull’occupazione”. Per questo, secondo Monti “la produttività e la modernizzazione sono di cruciale importanza nell’agenda di governo del Paese”.

Quindi il protocollo, la cui intesa tra le Parti firmatarie:

“Attribuisce alla contrattazione collettiva nazionale, la cui funzione è quella di garantire la certezza dei trattamenti economici e normativi comuni per tutti i lavoratori rientranti nel settore di applicazione del contratto, l’obiettivo mirato di tutelare il potere di acquisto dei salari assicurando che la dinamica degli effetti economici, superata ogni forma di automatica indicizzazione, nei limiti fissati dai principi vigenti sia sempre coerente con le tendenze generali dell’economica, del mercato del lavoro, del raffronto competitivo internazionale e degli andamenti specifici del settore; valorizza la contrattazione di secondo livello affidandole una quota degli aumenti economici eventualmente disposti dai rinnovi dei contratti collettivi nazionali con l’obiettivo di sostenere, negli specifici contesti produttivi, efficaci e mirate misure di incremento della produttività; consente di adeguare la regolamentazione contrattuale dei rapporti di lavoro alle esigenze degli specifici contesti produttivi di riferimento, anche con riguardo alle materie che possono incidere positivamente sulla crescita della produttività quali gli istituti contrattuali che disciplinano la prestazione lavorativa, gli orari e l’organizzazione del lavoro; contiene, tra l’altro, l’esplicito impegno delle Parti firmatarie ad affrontare in sede di contrattazione, in via prioritaria, le tematiche relative all’equivalenza delle mansioni, all’organizzazione del lavoro, all’orario di lavoro ed alla sua distribuzione flessibile, all’impiego di nuove tecnologie; conferma la volontà, condivisa dal Governo, di individuare soluzioni che, in una logica di “solidarietà intergenerazionale”, agevolino la transizione dal lavoro alla pensione; crea il presupposto perché vengano introdotte, nell’ambito della legislazione vigente e nei limiti delle risorse disponibili, stabili e certe misure di defiscalizzazione del salario di produttività finalizzate ad incoraggiare selettivamente le intese che siano concretamente idonee, negli specifici contesti produttivi di riferimento, a sostenere l’incremento della produttività intervenendo in via prioritaria nelle materie già individuate tra le Parti firmatarie; permette pertanto alla contrattazione di secondo livello di incrementare i salari netti percepiti dai lavoratori facendo scattare le misure di defiscalizzazione per le quote di incrementi salariali che verranno concretamente legate, negli specifici contesti produttivi, all’incremento della produttività; individua nel termine del 31 dicembre 2012 la data entro la quale le Parti firmatarie dell’accordo interconfederale 28 giugno 2011 completeranno il quadro delle nuove regole in materia di rappresentanza, con ciò dando auspicabilmente vita ad un sistema di relazioni industriali più stabile ed efficace”.

© Tutti i diritti riservati. Vietata ogni forma di riproduzione

Metti mi piace a UrbanPost

Leggi anche

Commenta via Facebook

EDITORIALE

Parliamo di...