di Maria Concetta Distefano in , ,

Pensione di reversibilità 2017: chi ne ha diritto e come richiederla


 

Ecco chi ha diritto alla pensione di reversibilità 2017 e come richiederla all’Inps

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Pensione di reversibilità 2017: chi ne ha diritto e come richiederla

La pensione di reversibilità è la prestazione che viene erogata dall’Inps ai familiari superstiti dell’assicurato deceduto, che può essere sia un lavoratore che un pensionato. Nel primo caso si parla di pensione di reversibilità indiretta, in quanto il lavoratore deceduto non è ancora titolare di pensione, ma al momento del decesso ha maturato i requisiti per il riconoscimento della pensione di vecchiaia o di invalidità.
Tali requisiti sono: 15 anni almeno di contributi e assicurato da almeno 5 anni, di cui almeno 3 versati nel quinquennio precedente alla data di morte. Nel secondo caso si tratta di pensione di reversibilità diretta, poiché la persona deceduta già titolare di pensione. Il trattamento pensionistico è riconosciuto al coniuge, fino a un determinato limite di reddito, ai figli fino al compimento del 21esimo anno di età se studenti della scuola superiore, se universitari fino al 26esimo, altrimenti fino alla maggiore età, in assenza di questi ai genitori se senza pensione o ai fratelli e sorelle se inabili. La pensione di reversibilità è erogata se il defunto era convivente con i soggetti elencati prima, mentre per i figli minori la convivenza è presunta, per gli altri familiari deve essere provata.

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Pensione di reversibilità 2017: si può cumulare?

• La pensione di reversibilità attualmente è uno dei trattamenti per cui valgono limiti di cumulo tra il reddito e la pensione, infatti nel caso in cui i redditi del pensionato superino determinate soglie, la prestazione viene ridotta. La legge Dini n. 335/1995 stabilisce le soglie fino entro cui è possibile cumulare la pensione dei superstiti con gli altri redditi del beneficiario, ecco quali sono:
• Se il reddito del pensionato è superiore a 3 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavori dipendenti, la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è pari al 75% ;
• Se il reddito del pensionato è superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavori dipendenti, la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è pari al 60%;
• Se il reddito del pensionato è superiore a 5 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavori dipendenti, la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è pari al 50%;
La legge Dini, tuttavia, non stabilisce quali siano i redditi del beneficiario da calcolare per il cumulo, a tal fine è intervenuta l’Inps con la circolare n. 234/1995 che ha specificato che devono essere considerati tutti i redditi, al netto dei contributi assistenziali e previdenziali, soggetti all’Irpef. Sono esclusi:
• Tfr i trattamenti assimilati e le relative anticipazioni
• Il reddito della casa di abitazione;
• Gli arretrati sottoposti a tassazione separata;
• Pensione e assegno sociale, rendite Inail, assegni di accompagnamento, pensioni privilegiate, pensioni e assegni per invalidi, ciechi e sordomuti.

Pensione di reversibilità 2017: chi ne ha diritto tra i familiari

Nel caso in cui il defunto sia divorziato l’ex coniuge ha diritto alla pensione di reversibilità, se non si risposato e se sia titolare di un assegno divorzile, ciò è stabilito dalla legge n. 898/1970. Se invece il coniuge divorziato si sia risposato oltre all’ex coniuge sia presente un secondo coniuge rimasto vedovo, in base alla stessa legge: “una quota della pensione e degli altri assegni a questi spettanti è attribuita dal Tribunale tenendo conto della durata del rapporto, al coniuge rispetto al quale è stata pronunciata la sentenza di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio e che sia titolare dell’assegno divorzile”.
In caso in cui il defunto abbia contratto più matrimoni, la pensione di reversibilità deve essere ripartita tra più coniugi. Il secondo coniuge ha infatti gli stessi diritti del primo.
Nel caso di sola separazione il primo coniuge ha diritto all’assegno se si sia separato senza addebito e sia titolare di un assegno di mantenimento a carico del coniuge defunto, a condizione che quest’ultimo sia assicurato all’Inps prima della sentenza di separazione.
Mentre il coniuge divorziato avrà diritto alla pensione se titolare di un assegno di divorzio, sempre che il defunto risulti iscritto all’Inps prima della sentenza di divorzio.
Attualmente non è prevista nessuna tutela per le conviventi che non abbiano contratto matrimonio.
Si può verificare anche il caso in cui la pensione di reversibilità sia riconosciuta al nipote, se il defunto era convivente con il nipote, se quest’ultimo avesse i genitori in vita, ma comprovasse la convivenza con il nonno, che i genitori non svolgano alcun tipo di attività e che non sia titolare di altra fonte di reddito. La sentenza n. 180/1999 della corte Costituzionale, se presenti tutte le condizioni di cui prima, ha equiparato ai fini della reversibilità i nipoti conviventi e non autosufficienti ai superstiti.

Pensione di reversibilità 2017: chi ne ha diritto e come richiederla

La domanda per richiedere la pensione di reversibilità 2017 deve essere presentata all’Inps in via telematica se si è in possesso del PIN Inps Online dispositivo, ma anche attraverso i patronati e i Caf, I modelli che si possono scaricare dal si dell’Istituto sono “Inps domanda di pensione reversibilità S01”.
Alla domanda, l’interessato deve allegare i seguenti documenti
• autocertificazione esempio modello fac simile certificato di morte, certificato di matrimonio e dichiarazione sostitutiva stato di famiglia alla data del decesso.
• dichiarazione di non avvenuta pronuncia di sentenza di separazione con addebito e di non avvenuto nuovo matrimonio.
• dichiarazione sul diritto alle detrazioni d’imposta.
• dichiarazione del reddito.
• modalità di pagamento bonifico bancario o assegno se l’importo è minore di 500,00 euro.
Inoltre va allegata alla domanda anche:
• domanda di pensione di reversibilità indiretta: dichiarazione del datore di lavoro della persona deceduta, attestante l’attività lavorativa negli ultimi 2 anni;
• domanda di pensione di reversibilità presentata dal coniuge legalmente separato per colpa: copia della sentenza di separazione legale;
• domanda di pensione di reversibilità presentata dal coniuge divorziato: copia della sentenza di divorzio. In caso di coniuge di secondo matrimonio, il coniuge divorziato deve rivolgersi al tribunale al fine di determinare la quota di importo di pensione spettante.
• domanda pensione di reversibilità da parte di figli studenti: certificato di frequenza scolastica o universitaria.
• domanda pensione di reversibilità a favore di figli maggiorenni studenti o inabili di qualsiasi età, di nipoti, di genitori di fratelli celibi o sorelle nubili: dichiarazione del reddito al fine di verificare la condizione di persona a carico del deceduto.
La domanda di pensione di reversibilità va presentata all’Inps tramite l’apposito modello con allegati i relativi documentazione.
I superstiti possono presentarla, in qualsiasi momento successivo alla data di decesso, eccezione fatta per l’istanza di pensione privilegiata, che va inoltrata entro e non oltre i 5 anni seguenti alla data della morte dell’iscritto.
La prescrizione del diritto alla pensione di reversibilità, in base al codice civile, è trascorsi 10 anni dalla data del decesso del titolare della pensione diretta.

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