di Corinna Garuffi in , , ,

Pensioni 2017 donne: Opzione Donna, lotta per la proroga e sfide sul lavoro, “Il nostro 8 marzo è sempre” [INTERVISTA]


 

Quali sono i principali problemi che le donne devono affrontare sul mondo del lavoro e per la pensione? In vista dell’8 marzo, abbiamo deciso di confrontarci su questo tema con alcune donne rappresentanti del gruppo Facebook “Movimento Opzione Donna”: ne è scaturita una bella riflessione su difficoltà, sfide e speranze per tutte le donne

Opzione donna: sfide e proroga , intervista

Non si placa la lotta delle pensionande intente a chiedere a gran voce la proroga del regime sperimentale di Opzione Donna. Come i più sanno, la misura previdenziale – che consente il pensionamento anticipato delle donne a 57/58 anni a seconda della categoria di appartenenza (con 35/36 anni di contributi), a fronte di una penalizzazione permanente dell’assegno, che può arrivare a sfiorare il 30% – non è stata confermata nell’ultima Legge di Bilancio. In vista dell’8 marzo, festa di tutte le donne, abbiamo deciso di confrontarci su questi argomenti e sulle sfide che il tema del lavoro impone in Italia con due donne rappresentanti del Movimento Opzione Donna, L.G. e A.C..

Come commentate la conclusione della fase sperimentale di Opzione Donna?
A.C.: “L’inopinata “chiusura” dell’arco di sperimentazione impatta in maniera drammatica su migliaia di donne senza lavoro, né ammortizzatori sociali, e senza ragionevoli speranze di ricollocazione nel mondo del lavoro: non solo per le Donne occupate, ma anche per le disoccupate, Opzione Donna rappresentava e potrebbe rappresentare una misura dignitosa di sostentamento, e la sola formula di accesso anticipato alla pensione sopravvissuta alla riforma Fornero. La nostra richiesta è suffragata da studi ed approfondimenti condotti in questi mesi, attraverso una disamina e un riesame accurato dell’intero percorso di Opzione Donna. Abbiamo riscontrato errori, omissioni e sottovalutazioni nell’operato del Governo, con particolare riguardo ai risparmi del c.d. “contatore” riferiti alle donne che hanno aderito nell’anno 2016 ad Opzione Donna. Gli aggiornati dati Inps del 2 febbraio u.s. confermano i “risparmi” notevoli, già ottenuti nel 2016, che devono comunque essere considerati nell’ambito degli indiscutibili vantaggi per lo Stato già a breve ed a medio termine, così come rilevabili fin dalle originarie stime Inps del 28.08.2015 che determinavano a decorrere dal 2022 effetti positivi sulla finanza pubblica rispetto allo stanziamento iniziale di mld. 2,5 (stanziati nel 2015), a decorrere dal 2025 un “guadagno” di circa 300 milioni annui a favore delle giovani generazioni e, infine, ipotizzando tale beneficio di 300 milioni di euro costante per lo Stato, nel 2028 il pareggio dei conti”.

Come vivrete l’8 marzo?
L.G.:”Il nostro gruppo, Movimento Opzione Donna, si muove fin dagli esordi all’insegna di “NONUNAMAILDIMENO”. Si tratta di un momento di r/esistenza civile, di un esercizio di democrazia attiva e partecipata, che cerca di mobilitare quante più iscritte possibile (l’ideale sarebbe tutte) circa l’invio ai rappresentanti parlamentari di una istanza motivata, un appello, affinché venga approvata la Proroga di Opzione Donna al 2018 e la sua successiva stabilizzazione. In questo senso, il “nostro 8 marzo” è… sempre. Da quando siamo “nate”, nel novembre 2016, cerchiamo di raggiungere deputati e senatori, di attirare l’attenzione di giornalisti, rappresentanti sindacali e opinionisti, su un aspetto davvero centrale per la vita di migliaia di Donne. Sarà il nostro primo Otto Marzo, non diverso dal 7, non diverso dal 9: il nostro motto è che tutte le Donne devono potere scegliere, per un segmento di vita più libero, possibilmente più felice, auspicabilmente più leggero”.

La vostra lotta si articola su più fronti: quali?
L.G.: “Obiettivo primario: la Proroga di Opzione Donna al 2018 (anno in cui si registrerà un ulteriore incremento di AdV per l’accesso alla pensione) e la sua successiva stabilizzazione. Il Gruppo è l’ultimo nato, su Facebook, ad avere questo obiettivo: forte e primario, direi costante, è il richiamo alla necessità di un trattamento previdenziale pensato per le donne, che tenga conto delle marcate diseguaglianze “di genere” nel mondo del lavoro, che possa compensare in qualche modo esistenze molto dure e sacrificate, permettendo un accesso alla pensione in termini di anticipo reale rispetto agli inaccettabili paletti della Legge Fornero, a fronte di un prezzo che le donne sono disposte a sostenere. Opzione Donna soddisfa (o purtroppo dovremmo dire al passato, lo faceva) queste aspirazioni che riteniamo legittime, e dunque legittimabili come diritti. Di recente, una esponente parlamentare auspicava che il Regime Opzione Donna si trasformasse da diritto implicito a diritto reale. Molti sono i parlamentari già convinti di questo, e non si tratta soltanto di donne: purtroppo l’esecutivo sembra avere chiuso questa opportunità (e tanto più irragionevolmente, se si pensa l’enorme vantaggio in termini economici per le casse dello Stato nel medio lungo termine, rappresentato da accessi secondo Opzione Donna).”

Che cosa chiedete al Governo in questo momento?
L.G.: “Chiediamo la riapertura di Opzione Donna, proprio in vista dei prossimi imminenti incontri con i rappresentanti governativi; ogni democrazia partecipativa tiene oramai in debito conto le cosiddette “affermative actions”, ossia quelle misure volte a compensare posizioni di svantaggio dei gruppi deboli e delle categorie marginali, attraverso meccanismi di premio e di (relativo) favore; tale, per esempio, il sistema delle Quote, grazie al quale oggi abbiamo moltissime donne in Parlamento. Ebbene, Opzione Donna potrebbe configurarsi come azione positiva a pieno campo, proprio perché la donna in Italia non ha ancora mai ricevuto, né in ambito lavorativo né tanto meno in ambito previdenziale, il riconoscimento che le sarebbe dovuto.”

A.C: “Aggiungo che con dolore e con allarme abbiamo appreso dalle ultime notizie diffuse in rete che sarebbe allo studio del Governo una nuova formula di uscita anticipata per le donne, con parametri del tutto diversi da quelli di Opzione Donna, francamente inaccettabili per noi tutte, umilianti sia sotto il profilo dell’anticipo (2/3 anni) per chi lavora, sia improponibili per chi il lavoro lo ha perduto, e/o non troverà mai più”.

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Quali sono le difficoltà che vi hanno toccato personalmente sul mondo del lavoro?
L.G.: “Io ho quasi 58 anni, e un buon livello di istruzione. Della mia famiglia d’origine, sono “il primo che ha studiato”, anche se in maniera non regolare (mi sono laureata avanti negli anni perché non c’erano i soldi per mantenere me e le mie sorelle dopo il diploma). Vinsi un concorso per una posizione bassissima nell’amministrazione statale, e non ho mai più cercato altro: sono rinunciataria per vocazione, e ho modellato così, nell’ombra, anche la mia vita. Qualcuno direbbe che questo condizionamento è del tutto culturale; io non ne sono sicura”.

A.C.: “La mia esperienza personale è quella di molte donne. E in breve posso dire che se fossi stato un uomo la mia carriera lavorativa sarebbe stata diversa. Laureata in Biologia ho iniziato subito dopo il tirocinio e l’esame di Stato a lavorare per una multinazionale e mi è stata offerta dopo un anno una posizione che mi consentiva una brillante carriera, ma avrei dovuto cambiare città. Ero appena sposata, mio marito aveva un posto che non consentiva trasferimenti e ho rinunciato. Poi sono venuti i figli e ho scelto, appena loro hanno iniziato le scuole, di seguirli nel loro percorso formativo. Questo però era incompatibile con un impegno lavorativo che andava oltre le otto ore canoniche e mi portava spesso fuori casa in trasferta, e quindi ho cambiato lavoro, scegliendone uno vicino a casa, accontentandomi di un part time. Non ho mai recriminato sulle mie scelte, perché ho potuto seguire la famiglia e i figli, ho dato valore al tempo trascorso con i miei cari e ho la fortuna di aver cresciuto figli sani, che hanno studiato e riempiono la mia vita di soddisfazioni. Negli ultimi anni gli impegni per i figli si sono fatti meno pressanti, ma in compenso gli acciacchi dei genitori hanno iniziato ad essere importanti: è cambiato l’oggetto della cura, ma non il risultato”.

Quali sono i problemi principali che devono affrontare le donne nel mondo del lavoro oggi?
L.G.: “Orari di lavoro, paghe insufficienti, leggi insufficienti: le donne producono molto più welfare di quanto ne riceveranno mai in cambio! La possibilità di poter accedere a Opzione Donna è praticamente il minimo che uno Stato dovrebbe loro garantire e riconoscere. Ci sono donne intelligenti, competenti e sovraqualificate rispetto alle richieste del mondo del lavoro, che non trovano o (ri)trovano collocazioni adeguate e che sono, a parità di requisiti, le prime a essere esodate in caso di crisi (di aziende, settori, comparti etc). Altre portano su di sé carichi incredibili (figli da crescere, lutti a cui sopravvivere, anziani gravi da continuare ad accudire, difficoltà economiche da superare), affrontati sempre in posizione di svantaggio”.

A.C.: “Una donna che lavora, anche part time, dopo il lavoro diventa autista, poi maestra, poi donna di casa, poi infermiera, poi contabile, poi fattorino….in genere la sua giornata lavorativa si aggira sulle 18 ore giornaliere.
Alle donne di oggi manca il tempo, che è l’unica cosa che non si può comprare. Penso sinceramente che la società debba ripensare alla sua organizzazione: se vogliamo costruire rapporti famigliari sani…ci vuole tempo, se vogliamo rapporti umani di valore…ci vuole tempo, se vogliamo avere un dialogo con le persone…ci vuole tempo. Io chiedo il tempo per potere fare un viaggio, per aiutare i figli, per passare del tempo con mia madre, per veder crescere i nipoti quando arriveranno, per godere ancora le cose belle della vita mentre sono in grado di farlo. Personalmente sono disposta a rinunciare ad una bella fetta della mia pensione, in cambio di tempo. Ritengo che rinunciare al 20-30% del proprio assegno sia sufficiente, tenuto conto che le regole pensionistiche sono cambiate in corsa e sempre a svantaggio del lavoratore”.

In che modo la pensione anticipata può tutelare i diritti delle donne sul lavoro?
L.G.:”L’aspetto previdenziale è senz’altro la “faccia in ombra” del mondo del lavoro (una ovvietà su cui non si insiste abbastanza). Pur senza ritenere che la possibilità di un’uscita anticipata per le donne possa simmetricamente tradursi in un incremento di assunzioni, è però indiscutibile che questa la favorirebbe senz’altro. E’ significativo che spesso si iscrivano al Gruppo, contemporaneamente, una madre e i suoi figli; e non è raro che sia la madre, più anziana e sfinita, ad avere un lavoro, là dove la prole non trova più o non trova ancora possibilità di impiego. Si è fatto un gran parlare da un anno in qua di forme di uscita “flessibile”: al di là del loro aspetto umiliante (prestito da restituire, nella variante di Ape Volontaria), l’arco di sperimentazione previsto è talmente breve (da maggio 2017 a fine 2018) da precludere alla quasi totalità delle donne interessate a Opzione Donna la possibilità di accedervi. No, non siamo soddisfatte. Non è questa la strada.”

In apertura: Immagine di Clker Free Vector Images/Pixabay.com

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