di Maria Concetta Distefano in , ,

Pensioni 2017 news: aspettativa di vita e pensione giovani, la Cgil pronta alla mobilitazione


 

La Cgil preme sul Governo perché si facciano passi più decisi e concreti per inserire nella prossima legge di Bilancio la modifica dell’adeguamento dell’età pensionabile a 67 anni dal 2019 e per avere pensioni più dignitose per i giovani lavoratori

Pensioni 2017 news: aspettativa di vita, pensione la Cgil pronta alla mobilitazione

Pensioni 2017 news: aspettativa di vita e pensione giovani, la Cgil pronta alla mobilitazione

Nel confronto in corso tra i Governo e i sindacati sulla seconda fase di riforme delle pensioni che dovrebbe portare alle misure previdenziali da inserire nella prossima legge di Bilancio di fine anno, a giudizio della Cgil non si procede con la necessaria incisività e speditezza, anzi dal Governo viene un atteggiamento che per la Cgil apparirebbe troppo rinunciatario. Alle “Giornate del lavoro” della Cgil che si stanno svolgendo a Lecce, il segretario confederale, il segretario confederale, Roberto Ghiselli ha mosso alcune critiche: “Noi vogliamo continuare il confronto, ma questo non basta se i tavoli non producono risultati: finora nella ‘fase 2’ ci sono stati timidi passi in avanti del tutto irrilevanti. Abbiamo già invitato tutte le strutture a fare assemblee e a parlare con la cittadinanza, un impegno preso anche con Cisl e Uil. Se entro i primi giorni di ottobre non avremo risposte sufficienti, è evidente che dovremo pensare a una mobilitazione diretta usando tutti gli strumenti di cui possiamo disporre. Sulle pensioni abbiamo ancora una ferita aperta, non possiamo permetterci di dare l’idea che abbiamo fatto finta. Come sempre, siamo un sindacato responsabile, però su alcuni temi pretendiamo risposte chiare”.

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Queste dichiarazioni confermano che la Cgil con il suo leader Susanna Camusso preannuncia una battaglia sindacale sul tema delle pensioni a partire dalla cancellazione dell’adeguamento automatico dell’età pensionabile alla speranza di vita che porterebbe a 67 anni la soglia anagrafica di accesso alla pensione già nel 2019. Il segretario confederale Roberto Ghiselli, rivendicando alcuni risultati conseguiti nella scorsa legge di Bilancio come l’Ape social e la Quota 41 per una parte dei lavoratori precoci, ora ripropone i punti imprescindibili per il sindacato come la revisione dell’adeguamento automatico dell’età pensionabile all’aspettativa di vita, un futuro pensionistico dignitoso per i giovani lavoratori, il riconoscimento del lavoro di cura familiare per le donne, una migliore flessibilità in uscita, la salvaguardia del potere d’acquisto per gli assegni pensionistici degli attuali pensionati: “La nostra piattaforma immagina un modello radicalmente diverso dalla riforma Fornero che, lo ricordo, fu una manovra finanziaria per fare cassa. Le cifre sono note, circa 80 miliardi nel periodo 2012-2020. Perciò siamo convinti che non sia sufficiente apportare qualche modifica. Con responsabilità ed equilibrio affrontiamo la ‘fase 2’ ma i tempi sono ormai strettissimi, siamo nell’ordine di qualche settimana”.

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Specificatamente per quanto riguarda l’innalzamento dell’età pensionabile che scatterebbe per tutti a 67 anni nel 2019, Roberto Ghiselli ritiene che: “C’è l’esigenza di valutare ciascuna vita lavorativa. Solleciteremo il governo a mettere in piedi approfondimento per misurare il fatto che non tutti hanno la stessa speranza di vita. Fissare limiti uguali per tutti, cosa peraltro decisa prima della riforma Fornero, è iniquo. Sono dinamiche che vanno riviste tenendo conto non solo dell’aspetto finanziario, ma anche di quello sociale”. Mentre sulle future prospettive previdenziali dei giovani la Cgil, attraverso Roberto Ghiselli si dichiara insoddisfatta di quanto propone il Governo: “Siamo contrari alla pensione minima garantita perché anch’essa è iniqua, dà il messaggio che la carriera non dà alcun esito e alimenta il lavoro nero. E comunque stiamo parlando di 600 euro, una miseria. Noi chiediamo un sistema che incentivi a restare nel sistema pubblico e di evitare l’uso dei fondi complementari al posto degli ammortizzatori sociali. Anche perché chi ha carriere fragili certamente non può permettersi una pensione complementare”. Nel corso del dibattito che si è svolto nella città del Salento è intervenuto anche il professore di Diritto del Lavoro all’Università La Sapenza di Roma, Angelo Pandolfo, secondo il quale: “Da questo sistema, venuto fuori in uno stato di necessità o presunta tale, richieda aggiustamenti importanti in particolare sugli ammortizzatori sociali, perché i problemi sono evidenti. In un quadro di tutela sociale servono misure compensative per chi perde il lavoro. La riforma del ‘95 con il contributivo aveva il grande vantaggio della flessibilità dai 57 ai 65 anni. Ma gli ultimi cambiamenti sono stati fortissimi, oggi siamo arrivati a 66 anni, quasi 67, fino a 70, e con le aspettative di vita si andrà anche oltre”.

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