di Maria Concetta Distefano in , ,

Pensioni 2017 news: età pensionabile e pensione donne, Marco Leonardi anticipa alcuni punti


 

L’aumento dell’età pensionabile e la pensione per le donne saranno al centro del confronto tra Governo e sindacati ecco cosa ha anticipato in merito Marco Leonardi, consigliere economico di Palazzo Chigi

Pensioni 2017, Età pensionabile e pensione donne, parla Marco Leonardi

Pensioni 2017 news: età pensionabile e pensione donne, Marco Leonardi anticipa alcuni punti

In attesa dell’incontro tra Governo e sindacati che si terrà oggi pomeriggio al Ministero del Lavoro sulla delicata e importante questione della riforma delle pensioni, il consigliere economico del Governo di Paolo Gentiloni, Marco Leonardi, concede alcune anticipazioni sul nodo dell’aumento dell’età pensionabile che riguarderebbe tutti i pensionandi e sulla pensione anticipata delle donne. In un’ intervista al quotidiano economico Il Sole 24 Ore, Leonardi spiega che l’approvazione dell’Ape volontario va a definire: “Una rete di protezione per i lavoratori che consenta a chi lo voglia di andare in pensione a 63 anni. Pochi lavoratori restano oggi fuori dalla possibilità di attivare questa rete di protezione, per esempio le donne che non abbiano almeno 30 anni di contributi. Soprattutto per loro e per quei lavoratori che abbiano una pensione integrativa, la prossima legge di bilancio prevederà misure e incentivi che allarghino ulteriormente questa rete di protezione”.

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Leonardi non è entrato nel merito dei due provvedimenti, che con molta probabilità faranno parte del capitolo delle pensioni all’interno della prossima legge di Bilancio, ha però sottolineato che il disegno del Governo in materia previdenziale è “pienamente sostenibile sul piano finanziario” e tutte le richieste che “divergono” saranno verosimilmente oggetto della trattativa tra l’Esecutivo e le parti sociali. Il professore sulla misura che riguarderà le donne ha spiegato: “Le donne non hanno facilità di accesso all’Ape social perché in molti casi non riescono a maturare i 30 anni di contributi necessari per l’Anticipo pur avendo compiuto i 63 anni di età. Per questo motivo stiamo pensando a rendere più accessibile questo strumento”. La questione della possibilità riconosciuta alle donne di poter lasciare il lavoro in anticipo sarà trattata proprio oggi al tavolo con i sindacati, Leonardi ha aggiunto: “Una strada percorribile è quella di ridurre di almeno un paio d’anni il requisito contributivo tenendo però anche conto del numero di figli. L’obiettivo resta comunque quello di un rafforzamento dell’Ape”.

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Pensioni 2017 news: età pensionabile e pensione donne, Marco Leonardi anticipa alcuni punti

Mentre sull’ipotesi di rifinanziare l’Ape social, Leonardi ha dichiarato: “Bisogna anzitutto vedere quante saranno le domande che a ottobre supereranno il monitoraggio dell’Inps e quante saranno le ulteriori richieste che arriveranno a fine anno. Se ci saranno risorse che risulteranno in eccesso, saranno utilizzate. Di tutto quello che è all’interno del perimetro dell’Ape si può discutere. Il disegno avviato dal Governo Renzi e attuato dal Governo Gentiloni è di assicurare comunque una possibilità di uscita a chi non è in condizione di attendere il raggiungimento della soglia di vecchiaia, oggi a 66 anni e 7 mesi che potranno salire a 67 con l’adeguamento all’aspettativa di vita. E questa possibilità è ora offerta da Ape sociale, Ape volontaria e, per chi ha aderito alla previdenza complementare, dalla Rita”. Ricordiamo che la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, consente la possibilità di fruizione da parte di tutti gli iscritti alla previdenza integrativa a partire dai 63 anni di età, ovvero 7 mesi prima rispetto all’attuale normativa. Marco Leonardi in proposito ha sottolineato. “A chi ha 63 anni di età ed è coinvolto in una ristrutturazione aziendale se ha un incentivo esodo o il Tfr diamo la possibilità di averli detassati sempreché arrivino, attraverso la previdenza integrativa, alla Rita. La stessa Rita beneficia di una tassazione del 15%, sensibilmente più bassa rispetto a quella del trattamento di fine di rapporto”.

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