di Maria Concetta Distefano in , ,

Pensioni 2017 news: Opzione Donna, isopensione anche a queste lavoratrici


 

Estendere l’isopensione alle lavoratrici che beneficiano del regime previdenziale Opzione Donna, è il contenuto dell’ultima interrogazione parlamentare dell’onorevole del Pd Marialuisa Gnecchi

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Pensioni 2017 news: Opzione Donna, isopensione anche a queste lavoratric

L’onorevole Marialuisa Gnecchi, esponente del Partito democratico e componente della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati, in un’interrogazione parlamentare, ha chiesto al Governo del premier Paolo Gentiloni di allargare la possibilità, per le aziende che hanno più di 15 dipendenti, di poter anticipare l’uscita dal lavoro ai lavoratori anche si trovano a 4 anni dal raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia o per la pensione anticipata, anche alle lavoratrici che vogliono andare in pensione attraverso il regime di Opzione Donna, o utilizzando il cumulo dei periodi assicurativi e l’istituto della totalizzazione contributiva.

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Attualmente con la legge 92 del 28 giugno 2012 che reca “Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita” è stato prevista la possibilità, nei casi in cui si verifica esubero di personale, per le aziende che occupano più di 15 dipendenti di ricorrere ad accordi con le organizzazioni sindacali più rappresentative a livello aziendale per incentivare l’uscita anticipata dei lavoratori più vicini al raggiungimento della pensione. Questa possibilità viene definita isopensione. Attraverso questo meccanismo di può anticipare la pensione fino a un massimo di 4 anni a condizione che l’azienda datore di lavoro paghi al lavoratore un assegno per l’intero periodo di esodo sino al raggiungimento dei requisiti per il vero pensionamento. L’istituto dell’isopensione non deve determinare alcuna penalità sulla futura pensione del lavoratore, senza nessun costo a carico dell’Inps.

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L’onorevole Gnecchi sottolinea, però che non si comprende perché: “L’Inps ha ritenuto di escludere dall’accesso all’isopensione , coloro che durante il suddetto periodo perfezionerebbero il diritto a pensione con: opzione sperimentale donne con il sistema contributivo di cui alla legge n. 243 del 2004; totalizzazione di cui al decreto legislativo n. 42 del 2006 (sia vecchiaia che anzianità); cumulo ex lege n. 228 del 2012 e legge n. 232 del 2016 (sia vecchiaia che anzianità); computo ai sensi del decreto ministeriale n. 282 del 1996; cumulo ai sensi della legge n. 184 del 1997″. La posizione dell’Inps, a giudizio degli interroganti, “Risulta veramente incomprensibile perché neanche 1 euro tra l’uscita dall’azienda e la maturazione del diritto a pensione è pagato dall’Inps, che deve certificare il diritto a pensione entro i 4 anni. L’Inps nega quindi la certificazione del diritto a pensione se il lavoratore ha contributi in diversi fondi, ma se il lavoratore lavorasse, anziché accedere all’isopensione, l’Inps la liquiderebbe. Come è noto, rispetto al passato, sono sempre di più i lavoratori e le lavoratrici che hanno la necessità di valorizzare contributi versati in diversi fondi previdenziali per accedere al trattamento pensionistico ed è quindi evidente che questi soggetti risultano ancor più penalizzati dal comportamento dell’istituto”. Pertanto si richiede al Governo che soprattutto i lavoratori che hanno avuto diverse attività lavorative con conseguente versamento dei contributi in più gestioni previdenziali, possano accedere sia all’isopensione che ai fondi di solidarietà.

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