di Maria Concetta Distefano in , ,

Pensioni 2017 news: Opzione Donna, per la proroga attesi i dati di settembre


 

La data del 30 settembre 2017, entro cui il Governo deve presentare una relazione al Parlamento basata sui dati elaborati dall’Inps, è molto importante per le donne che si battono per la proroga del regime previdenziale di Opzione Donna

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Le lavoratrici che sperano e si battono per una proroga del regime speciale di Opzione Donna che consente l’uscita anticipata dal lavoro con il pensionamento a 57 anni di età e 35 di contributi, anche se con la pensione calcolata con il più penalizzante sistema integralmente contributivo, aspettano con una certa trepidazione il prossimo 30 settembre. Poiché entro quella data, l’Inps e il Governo dovranno rendere noto al Parlamento il risultato del monitoraggio sulle somme stanziate per la sperimentazione di Opzione Donna, comunicando i numeri delle lavoratrici che ne hanno avuto accesso e le somme utilizzate. La concreta speranza è che, da questo monitoraggio, venga fuori che ancora ci sono risorse rimaste inutilizzate da poter impegnare per un’altra proroga di Opzione Donna, già con la prossima legge di Stabilità che il Parlamento dovrà approvare entro la fine del 2017.

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In particolare sperano le lavoratrici nate nel 1959, perché sono rimaste fuori dall’ultima proroga che ha riguardato le lavoratrici nate entro il 31 dicembre 1958 se dipendenti o entro il 1957 se autonome, con l’unico limite indispensabile di avere maturato 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2015. Per gli ultimi due provvedimenti di proroga per Opzione Donna, il Governo, stimando il 36mila il numero delle lavoratrici che potenzialmente ne avrebbero fatto uso entro il 2022, ha stanziato ben 2,5 miliardi. Nell’ultima legge di Stabilità è stato previsto il meccanismo del contatore come sistema per monitorare l’andamento della sperimentazione e si è fatto carico al Governo di presentare entro il 30 settembre di ogni anno una relazione al Parlamento basata sui dati elaborati dall’Inps, sull’andamento della sperimentazione del regime di Opzione Donna.

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Questo speciale regime previdenziale, che comunque è oneroso per le lavoratrici che vi fanno ricorso poiché comporta il calcolo della futura pensione con il sistema unicamente contributivo, tale da determinare un assegno pensionistico con una riduzione intorno al 30% dell’ultimo stipendio percepito, specie per le lavoratrici che avevano maturato 18 anni di contributi versati prima del 31 dicembre 1995, dopo l’approvazione della legge Fornero che ha cancellato la pensione di anzianità e ha imposto un brusco innalzamento dell’età pensionabile da 60 a 66 anni, ha incontrato e continua a incontrare il gradimento di un notevole numero crescente di donne lavoratrici. Anche per questo motivo larga parte del mondo politico e sindacale si è dichiarato favorevole alla proroga di Opzione Donna, ma ancora il Governo non è risuscito a dare una soluzione a questa richiesta che viene anche portata avanti da diversi gruppi di lavoratrici, molto battaglieri, che si sono organizzati sul web.

Foto in apertura pixabay.com TeroVesalainen

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