di Maria Concetta Distefano in , , ,

Pensioni 2017 news: Opzione Donna, manifestazione il 23 marzo, valenza socio economica della proroga [INTERVISTA]


 

Continua la battaglia delle lavoratrici per ottenere la proroga di Opzione Donna, il 23 marzo prossimo scenderanno in piazza con per chiedere al Governo la lungimiranza sulla previdenza al femminile e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla valenza economica e sociale di prorogare e di rendere strutturale il regime di Opzione Donna

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L’Inps con il messaggio che sancisce l’operatività dell’estensione del regime pensionistico Opzione Donna rende possibile l’attuazione di quanto stabilito nella legge di Bilancio 2017 relativamente alle lavoratrici nate nell’ultimo trimestre ‘57/’58. Mentre resta attuale la battaglia delle donne, nate dopo il 1958, che chiedono la proroga della misura di Opzione Donna, con l’appoggio della Cgil e di diverse forze politiche si apre dunque una nuova stagione di confronto con il Governo sulla previdenza al femminile che può avere anche un grande impatto sociale favorendo le nuove generazioni. Noi di Urbanpost abbiamo intervistato in merito le amministratrici del gruppo social “Movimento Opzione Donna”, Teresa Ginetta Caiazzo e Lucia Rispoli.

La proroga di Opzione Donna torna sul tavolo del confronto col Governo?

“Incrociamo le dita, pare proprio di sì. Abbiamo cercato di raggiungere tutti con i nostri appelli, ben circostanziati nelle motivazioni, sotto forma di lettera: i componenti del governo, i parlamentari, i sindacati. Pochi ci hanno risposto, molti ci hanno letto e anche se non hanno voluto incontrarci, sono stati sollecitati a fare delle riflessioni in merito alla legittimità della nostra causa.
Ha risposto alla nostra richiesta d’incontro il Prof. Boeri, il quale ha riscontrato l’esattezza dei nostri calcoli circa i risparmi effettivamente esistenti da destinare alla Proroga di Opzione Donna così come recita il dettato normativo. C’è stata anche un’audizione informale del nostro movimento in Commissione Lavoro Senato lo scorso 8 marzo”.

Significativo l’appoggio del sindacato alla vertenza portata avanti dalle lavoratrici, quali iniziative sono in programma per sensibilizzare il Governo e l’opinione pubblica?

Senz’altro l’appoggio del sindacato è molto importante. Finora un solo sindacato ci ha ascoltato ed ha accettato di incontrarci lo scorso 8 marzo. E’ la CGIL, la quale, a conclusione dell’incontro, si è impegnata con il nostro Movimento a portare la proroga di Opzione Donna al 2018 al tavolo delle trattative con il Governo. Il tavolo è previsto, salvo rettifiche, per il prossimo 23 marzo. A sostegno dell’azione del sindacato a favore della Proroga, il nostro Movimento parteciperà alla manifestazione indetta a piazza Montecitorio nella stessa giornata insieme al gruppo Proroga Opzione Donna al 2018 ed agli Esodati. In seguito continueremo la nostra azione di sensibilizzazione della classe politica italiana ed europea sulla problematica previdenziale femminile che vede, a nostro avviso, una valida soluzione nel prosieguo, e non nella conclusione della misura pensionistica “Opzione donna””.

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Quali sostegni sperate di trovare tra i gruppi parlamentari per la causa di Opzione Donna?

“Abbiamo già ottenuto l’appoggio di diversi parlamentari e gruppi politici, principalmente quelli d’opposizione, come Sinistra italiana, Alternativa Possibile, M5S, Fratelli d’Italia che hanno in più occasioni presentato emendamenti, ordini del giorno, interrogazioni a favore della proroga di Opzione Donna ed in alcuni casi hanno già inserito la Proroga nei loro futuri programmi politici.
Ci aspettavamo maggior sostegno dalla maggioranza e cioè dal Partito Democratico. Sembra incredibile, ma è proprio qui che abbiamo riscontrato i maggiori ostacoli: l’On Damiano, l’On. Titti Di Salvo e l’On. Gnecchi, pur avendo assunto nel tempo posizioni favorevoli nei confronti di una prosecuzione “Opzione donna”, non hanno voluto neanche incontrarci. L’On. Gnecchi ci ha inoltre consigliato di rivolgerci al Prof. Boeri
Invece la Sen. D’Adda ha mostrato disponibilità nei nostri riguardi proponendo un Ordine del giorno a favore della Proroga di Opzione donna al 2018 nell’ambito dell’iter del decreto milleproroghe 2017 e ci ha comunicato di aver trasformato una sua precedente mozione sui fondi in interrogazione da discutere insieme alle altre in Commissione lavoro Senato”.

La battaglia per ottenere la misura di Opzione Donna rappresenta anche una causa sociale che dovrebbe interessare le giovani generazioni?

Questo è un punto importantissimo che viene taciuto. Oltre a favorire il turn over generazionale per l’accesso anticipato alla pensione nell’ordine dei sette/dieci anni rispetto ai tempi imposti dalla legge Fornero, i vantaggi economici che comporta Opzione Donna per lo Stato sono al di sopra di ogni aspettativa. Di seguito un’analisi costi/benefici per “Opzione Donna”, ad oggi ed in previsione di una sua Proroga al 2018. I risultati sono davvero sorprendenti! Entro il 2021 si rientra completamente nella spesa iniziale. I risparmi cominciano dal 2022, ed al 2032 ammonterebbero complessivamente a ben 30 miliardi di euro, da investire a favore delle giovani generazioni. Le donne hanno a cuore i propri figli ed il loro futuro. “Opzione Donna” è l’unica misura pensionistica che guarda anche a questo.

Le nostre considerazioni sugli oneri e sui risparmi derivanti dall’estensione del regime sperimentale “Opzione Donna” al 31 dicembre 2018 derivano dalle stime ufficiali INPS riportate nella tabella allegata alla Nota tecnica del 27 agosto 2015 “Valutazione degli oneri derivanti dall’estensione del regime sperimentale di cui all’art.1, comma 9, della legge 243/2004 alle donne che maturano i requisiti anagrafici e contributivi entro l’anno 2015”.

Con tale Nota tecnica, l’Inps ha provveduto a stimare l’accesso di un contingente 36.000 donne già in possesso requisiti al 31.12.2015 con possibilità di presentare domanda in qualsiasi momento successivo alla prima decorrenza utile maturata nel regime sperimentale e, quindi, successiva alla data del 31.12.2015.
Per questo contingente di lavoratrici gli oneri pensionistici a carico dello Stato dal 2016 al 2021 ammontano a 2,5 milioni circa di euro.
A partire dal 2022 inizieranno i “risparmi” e nel 2028 si concretizza il punto di pareggio con un “risparmio” di oneri previdenziali stimabile in circa 300 milioni annui, per effetto del quale dal 2029 lo Stato “guadagnerà” quasi 300 milioni di euro l’anno, fino al decesso delle 36.000 interessate.
Ne consegue che ipotizzando una vita residua media di circa 20 anni, a partire dal 2029, il guadagno complessivo sulle 36.000 donne sarà pari a circa 6 miliardi di euro.
È evidente che l’ampliamento con la proroga al 2018 della platea di donne aderenti del regime sperimentale Opzione Donna apporterebbe ulteriori benefici alle casse dello Stato: a titolo esemplificativo, se ipotizzassimo di estendere ad una platea di aderenti costante pari a 36.000 unità l’anno per il triennio 2016 – 2018, i benefici per l Stato decorrerebbero a partire dagli anni 2030, 2031 e 2032 e il risparmio complessivo ammonterebbe a circa 24 miliardi di euro.
Per quanto riguarda gli effettivi risparmi risultanti per l’anno 2016, che consentirebbero la prosecuzione del regime sperimentale “Opzione Donna”, rammentiamo che il comma 281 della legge di stabilità 2016 ha istituito un “contatore” per il monitoraggio dell’attuazione della sperimentazione OD ai fini della redazione da parte del Ministro del Lavoro di una Relazione da presentare al Parlamento entro il 30 settembre di ciascun anno, affinché esso adotti un successivo provvedimento legislativo di proroga del regime sperimentale Opzione Donna ” qualora dall’attività di monitoraggio [..]risulti un onere previdenziale inferiore rispetto alle previsioni di spesa […], anche avuto riguardo alla proiezione negli anni successivi, (disponendo) l’impiego delle risorse non utilizzate per interventi con finalità analoghe a quelle di cui al presente comma, ivi compresa la prosecuzione della medesima sperimentazione.”
Le risorse non utilizzate nel 2016 atte a consentire il proseguo della sperimentazione ammontano a circa 58 milioni e sono certificate dal confronto tra i dati Inps della Nota tecnica del 27.08.2015 e quelli della tabella fornita dall’Inps stessa in data 2 febbraio 2017 in risposta all’interrogazione dell’On. Polverini (FI) 5-10456 avente ad oggetto “Pensioni liquidate in attuazione delle disposizioni dell’articolo 1, comma 9, della legge n. 243 del 2004, relative alla cosiddetta «opzione donna»
Ai sensi del citato comma 281 della legge di stabilità 2016, tali risparmi conseguenti al ridotto impiego di risorse per oneri previdenziali relativi ad un minor accesso di donne lavoratrici nell’anno 2016 (n. 16.790 di accessi effettivi) rispetto a quelli stimati (n. 22.900 di accessi previsti), devono essere impiegati per la prosecuzione del regime sperimentale, consentendo ad un ulteriore contingente di donne di poter usufruire del regime sperimentale Opzione Donna.
La conclusione della Sperimentazione Opzione Donna decretata con il Bilancio 2017, e dunque con modalità improprie, è da ritenersi arbitraria e contraria alle aspettative di migliaia di Donne, oltre che incoerente con la volontà del legislatore.
Concludendo, i nostri politici appaiono, mai come in questo periodo, molto poco lungimiranti”.

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