di Maria Concetta Distefano in , ,

Pensioni 2017 news: pensione a 67 anni, sindacati e politica contro l’aumento dell’età


 

Le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil e politica, malgrado la contrarietà del presidente dell’Inps, Tito Boeri, esercitano un forte pressing sul governo per bloccare l’adeguamento automatico dell’età pensionabile all’aspettativa di vita

Pensioni 2'17 pensione a 67 anni, sindacati e politica contro l'aumento dell'età pensionabile

Pensioni 2017 news: pensione a 67 anni, sindacati e politica contro l’aumento dell’età

I sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil, che nel passato recente hanno tenuto, spesso, atteggiamenti differenti sulle politiche economiche portate avanti dai diversi Governi che si sono succeduti, sul dibattito intorno alla riforma delle pensioni, dopo la pesante riforma Fornero, hanno assunto una piattaforma unitaria e condotto un’azione nei confronti, prima del governo di Matteo Renzi e ora di quello di Paolo Gentiloni per ottenere un allentamento dei vincoli di eccessiva flessibilità e per cancellare il meccanismo di adeguamento automatico dell’età pensionabile all’aspettativa di vita, che nel 2019 arriverebbe a ben 67 anni.

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Quest’ultimo tema è invece sostenuto dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, il quale più volte ha fatto notare che cancellare il meccanismo di adeguamento automatico potrebbe costare caro. Al presidente dell’Inps ha più volte risposto la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, e ancora l’altro ieri lo ha fatto dall’incontro dei sindacati in occasione del G7 alla Reggia di Venaria: “Siamo dell’opinione che il presidente dell’Inps dovrebbe occuparsi dei problemi dell’Inps e non di dettare le regole del sistema per noi il tema prioritario è dare risposte sia alle pensioni per giovani sia non continuare una rincorsa sulle aspettative di vita e quindi costruire forme di flessibilità. Se non ci saranno risposte in questa direzione decideremo cosa fare”.

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Sul fronte della politica, poiché il tema delle pensioni è molto sensibile, dal punto di vista elettorale e con le prossime elezioni alle porte, diversi esponenti delle varie forze politiche avanzano idee e suggerimenti per accontentare i tanti lavoratori che chiedono di poter anticipare il proprio pensionamento. Di recente è intervenuta la leader di Fratelli D’Italia, Giorgia Meloni, che si è così espressa: “Io ho proposto un ricalcolo col sistema contributivo delle pensioni in essere che eccedono una determinata soglia che per me sono 5mila euro. In pratica fino a 5 mila euro non si tocca niente, per la quota che eccede si verifica se hanno pagato i contributi. Il tema delle pensioni è il più esplosivo perché avere nell’Italia di oggi persone che prendono 10-20-30-40-90 mila euro al mese per le quali non ha neanche lontanamente pagato i contributi necessari, a fronte di persone che non prenderanno la pensione prima dei 70 anni e che se andrà bene la percepiranno al 40% delle ultime retribuzioni è una cosa che grida vendetta“. Anche il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, che insieme al suo collega del Senato, Maurizio Sacconi, ha presentato un documento per bloccare l’adeguamento automatico dell’età pensionabile, ha risposto al presidente dell’Inps: “Non concordo con la valutazione di Tito Boeri sulla bontà degli automatismi pensionistici. Quando furono introdotti dal centrodestra l’età legale della pensione era intorno ai 60-61 anni. Oggi supera i 66 e, se il meccanismo viene mantenuto arriveremo, per i giovani che andranno in pensione alla metà di questo secolo, ai 70 anni di età. Il problema non è bloccare il meccanismo per tutti e per sempre, ma fare i conti con due fatti nuovi: il primo è l’introduzione dell’anticipo pensionistico (Ape) che fissa l’età della pensione a partire dai 63 anni: non si può, da un lato, anticipare la pensione di 3 anni e 7 mesi e, dall’altro, posticiparlo di 5 mesi dal 2019, come se niente fosse. Forse qualche domanda ce la dobbiamo porre. Il secondo fatto è che l’aspettativa di vita non aumenta più in modo continuo e lineare: per la prima volta, nel 2015, è diminuita e, secondo i calcoli dei demografi, questo avverrà anche nel 2017. Di fronte all’ottusa applicazione di una norma inventata, a spese dei pensionati, per risanare i conti dello Stato, sarebbe meglio fermarsi a ragionare rimandando ogni decisione di aumento dell’età pensionabile al 2018. Infine, va notato che già nella legge di Bilancio dello scorso anno l’età pensionabile è stata bloccata per i lavori usuranti: quindi una correzione si può fare senza dover necessariamente fare del terrorismo contabile. Il Governo dovrà dare una risposta su questo problema”

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