di Maria Concetta Distefano in , ,

Pensioni 2017 news: pensione anticipata con Quota 41, divieto di lavorare per i precoci


 

I lavoratori precoci in pensione anticipata con la Quota 41 non potranno svolgere attività lavorativa fino al perfezionamento dell’anzianità contributiva. L’Inps, in caso di violazione del divieto dovrà ripetere quanto erogato

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L’interpretazione che l’Inps ha dato, con la circolare 99/2017, dell’articolo 1 comma 214 della legge 232/2016 sul pensionamento anticipato con 41 anni di contributi dei lavoratori precoci, prevede che questi lavoratori non possono svolgere attività lavorativa per un massimo di un anno e 10 mesi a partire dal momento della pensione. Quindi, le categorie di lavoratori rientranti nei 4 profili di tutela, disoccupati, invalidi, caregivers, addetti a mansioni gravose o a lavori usuranti, che hanno versato un minimo di 12 mesi di contributi per lavoro effettivo prima del compimento dei 19 anni, con 41 anni di contributi, possono accedere alla pensione, ma per loro è previsto il divieto di cumulare questo anticipo della pensione con redditi derivanti da attività lavorativa per il periodo massimo di 1 anno e 10 mesi che corrisponde al periodo massimo di anticipo che si può ottenere ai 42 anni e 10 mesi previsti dalla normativa per tutti gli altri lavoratori precoci.

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La norma è perentoria e non prevede soglie di tolleranza diversamente da quanto può avvenire per l’Ape sociale, nel quale il divieto di cumulo con il reddito da lavoro dipendente non scatta, nel caso di reddito inferiore a 8mila euro all’anno che diventano 4.800 per gli autonomi. Nel caso di violazione, l’erogazione del trattamento previdenziale verrà sospeso dal momento della sua decorrenza e fino al termine del periodo in cui è previsto il divieto di cumulare. In questo caso l’Inps ha il diritto di riavere indietro tutte le somme erogate comprese le 13° mensilità. Dunque il lavoratore precoce che usufruisce della pensione anticipata attraverso la quota 41, di fatto, non può svolgere alcuna attività lavorativa subordinata, parasubordinata o autonoma né in Italia, né all’estero.

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In merito occorre ricordare che il divieto di cumulo è applicato per un lasso temporale alquanto breve, infatti coincide alla differenza tra l’anzianità contributiva maturata per la pensione di vecchiaia e quella maturata al momento del pensionamento anticipato. Ciò significa che un lavoratore che usufruisce della pensione anticipata con la Quota 41 non potrà svolgere simultaneamente attività lavorativa per un anno e 10 mesi, ovvero fino al raggiungimento dei 42 anni e 10 mesi, mentre una lavoratrice in pensione con 41 anni di contributi non potrà lavorare per 10 mesi, cioè fino al raggiungimento di 41 e 10 mesi. Solo dopo il perfezionamenti dell’anzianità contributiva ritorna a vigere la disciplina generale contenuta nel Decreto legge 112/2008 che permette la piena cumulabilità tra la pensione e i redditi da lavoro dipendente.

Foro in apertura pixabay.com stevepb

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