di Maria Concetta Distefano in , ,

Pensioni 2017 news: precoci per la Quota 41, sentito appello al Presidente Sergio Mattarella



 

I lavoratori precoci, decisi ad andare avanti nella loro richiesta della Quota 41 per tutti, hanno lanciato un accorato appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, confidando nella sua riconosciuta onestà intellettuale

Lavoratori precoci scrivono a Sergio Mattarella

I lavoratori precoci, anche a inizio di questo nuovo anno, insistono nella loro vertenza per ottenere la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica. Uno dei più battaglieri tra di loro, Andrea Detto Il Toscano, che più volte ha pubblicato degli incisivi e polemici post sulla baccheca del gruppo “Lavoratori precoci uniti a tutela dei loro diritti , ora ha pensato di appellarsi al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il testo di questo appello ha riscontrato l’apprezzamento di molti dei lavoratori precoci, che intendono portare avanti la loro battaglia perché la Quota 41 venga riconosciuta a tutta la loro categoria, superando i troppi steccati messi nel provvedimento appena approvato insieme con la legge di Stabilità 2017.

Con la misura adottata la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi potrà essere concessa, al massimo, solo a circa 25mila lavoratori precoci su una platea che viene stimata sopra gli 80mila. Andrea Detto Il Toscano, ha voluto rivolgersi al Presidente della Repubblica poiché finora né il Governo, né il Parlamento hanno dato ascolto alle richieste della categoria dei precoci. Esprimendo apprezzamento per “l’onestà intellettuale” del Presidente della Repubblica, il lavoratore precoce ricorda che: “Siamo quei lavoratori che, dagli anni 70 in poi hanno costruito questo Paese, hanno contribuito a farlo grande. Hanno iniziato il percorso lavorativo a 14,15,16 anni per concorrere alle esigenze della famiglia, quindi non hanno potuto studiare. Si sono solo rimboccati le maniche ed hanno dovuto fare di necessità virtù. I lavori erano umili, più basati sulla fatica fisica che su quella intellettuale ma, felici di poter essere utili ai genitori, al fratello o sorella minore ed anche a questo Paese che, a quel tempo ci doveva premiare con la possibilità di quiescenza con 35 anni di contributi.
Abbiamo assistito in questi anni a delle vere e proprie ingiustizie sociali quali: pensioni d’oro, d’argento, vitalizi, pensioni date con 15 o 19 anni di contributi, prepensionamenti elargiti a piene mani solo per mere esigenze elettorali. Mentre noi, a causa di queste elargizioni vedevamo la nostra pensione allontanarsi di volta in volta, fino alla Legge Fornero che ci ha dato l’ultima bastonata nella schiena”.

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Andrea Detto Il Toscano spera che: “Una volta tanto possa vincere la giustizia sociale, l’equità di trattamento fra cittadini, la solidarietà, che dovrebbe essere insita in una classe Dirigente che si ritiene tale e in uno Stato che, come il buon padre di famiglia, ha a cuore i propri figli per pregarLa di portare La sua voce, così autorevole, nel silenzio assordante di quelle Istituzioni che fino adesso non solo non ci hanno tutelato, ma ci hanno sprofondato ancora di più nel mare di ingiustizie in cui da parecchi anni stiamo navigando.
Abbiamo quasi tutti 39, 40, 41 anni di contributi e non le nascondo che siamo stanchi, demotivati, affaticati dopo tanti anni di onesto lavoro (e anche di pagamento contributi). La prego credermi che non ce la facciamo più, ed anche se siamo relativamente giovani (abbiamo quasi tutti dai 56 ai 60 anni, avendo iniziato a lavorare da poco più che bambini) il nostro fisico e la nostra mente è segnata per aver iniziato così giovani”.

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