di Maria Concetta Distefano in , ,

Pensioni 2017 news: reddito di inserimento, reddito minimo e mobilità, Tito Boeri fa i conti


 

Nel periodo di crisi economica gli ammortizzatori sociali sono largamente utilizzati e Tito Boeri analizzando i dati spiega la necessità di strumenti universali come Reddito di Inserimento, ma anche della mobilità e di salari minimi e un quantitativo minimo di ore lavorate

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In un frangente storico di crisi economica diffusa e prolungata lo strumento degli ammortizzatori sociali è stato largamente utilizzato, da circa 350mila imprese che hanno usufruito della cassa integrazione, nella oltre metà dei casi ordinaria, con punte di accesso alla cig in deroga oltre 133mila 500 aziende. Questi dati sono contenuti nel XVI Rapporto dell’Inps, che ha resocontato in cifre la crisi su tutto il sistema del welfare italiano e ha delineato una guida per la sostenibilità futura sulla base di previsioni di mutamenti del mondo del lavoro.

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Per quanto riguarda la Cassa integrazione circa due terzi delle imprese hanno fatto ricorso, per un periodo superiore a un anno, alla cassa integrazione tra il 2008 e il 2016, mentre una su cinque anche per più di cinque anni. Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, nella sua relazione ha così spiegato questi dati: “Difficile pensare che, in questi casi, si tratti di problemi temporanei, indubbio che siamo di fronte a un sussidio prolungato che riduce in modo continuativo il costo del lavoro di alcune imprese”. Dal Rapporto Inps emerge che nel 2014 coloro che hanno beneficiato della Cassa Integrazione hanno ricevuto il trattamento per oltre nove mesi: “Tutto questo ci dice che utilizziamo per periodi molto lunghi strumenti concepiti per affrontare crisi temporanee. Significa offrire un pessimo servizio al Paese, che ha bisogno di far evolvere la propria specializzazione produttiva, ma anche agli stessi lavoratori coinvolti, spinti a rimanere in qualche modo parcheggiati presso aziende che non sono più in grado di offrire loro un futuro”. Tuttavia Boeri aggiunge che si pone la necessità di uno strumento universalistico: “Per chi non ce la fa comunque a trovare lavoro al termine della durata massima dei sussidi di disoccupazione e, più in generale, per tutti coloro che finiscono in condizioni di indigenza”.

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Dunque, il professore bocconiano esegue una disamina del cosiddetto REI, Reddito di Inserimento, in arrivo per il 2018: “Non potrà eccedere i 340 euro al mese per una persona sola, quando la corrispondente soglia Istat di povertà assoluta, anche al Sud, è superiore ai 600 euro al mese. L’obiettivo di uno strumento universale è invece quello di offrire un sostegno a tutti quelli che ne hanno davvero bisogno, il cui accesso è dunque condizionato unicamente a una prova dei mezzi (accertamento di condizioni patrimoniali e reddituali al di sotto di soglia prestabilita) e la cui durata dipende dal comportamento del beneficiario (disponibilità a lavorare se in condizione di farlo, dichiarazione tempestiva di ogni altro reddito nel frattempo percepito)”. Tra le vie da percorrere, secondo Boeri, innanzitutto si dovrebbe valutare quella di rendere la mobilità meno costosa. Nel mondo del lavoro italiano si registra il più alto mismatch, consistente nell’avere il primato del più alto numero di lavoratori con competenze sbagliate nel posto sbagliato. Il mismatch pesa sulla produttività e superare questo gap potrebbe portare a un aumento della produttività del 10%. La lacuna potrebbe essere colmata con una maggiore collaborazione tra scuola e mondo del lavoro, agevolando la formazione sul posto del lavoro e aumentando il tournover tra i lavoratori, incentivando il cambio del posto di lavoro durante l’anno. Infine il presidente dell’Inps si è detto a favore di un salario minimo che consentirebbe: “Il duplice vantaggio di favorire il decentramento della contrattazione e di offrire uno zoccolo retributivo minimo per quel crescente numero di lavoratori che sfugge alle maglie della contrattazione”. Con riferimento alla nuova disciplina sul lavoro occasionale, il presidente dell’Inps ha dichiarato: “Il passo è breve per introdurre un salario minimo orario nel nostro ordinamento” e di conseguenza un quantitativo minimo di ore lavorate.

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