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Pensioni 2018, abolizione Legge Fornero: Tito Boeri dice no, ecco perché

Si continua a lavorare per la formazione del Governo 2018, ma a tenere banco è sempre la Riforma Pensioni 2018. Tema caldo e sociale che interessa milioni di cittadini. Uno dei punti cardine del programma della Lega, forza politica leader della coalizione di centrodestra, è l’abolizione della Legge Fornero. Ma questo passo sarà attuabile? E, soprattutto, converrà alle casse dello Stato italiano? Le cose cambieranno in meglio con un ritorno alla “Quota 100”? Sul tema continua a esprimersi Tito Boeri, presidente dell’Inps. Intanto, i partiti politici che lavorano per un’intesa – Lega e Movimento 5 Stelle – hanno proposto e promesso in campagna elettorale di voler modificare, o addirittura eliminare la Legge Fornero, ripristinando la quota 100, la quota 41, la proroga dell’Opzione Donna. Cosa cambierebbe dunque per le pensioni 2018? Ecco tutto quello che c’è da sapere.

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Pensioni 2018, abolizione Legge Fornero: perché Tito Boeri dice no

Stop alla riforma Fornero? Per Tito Boeri, presidente dell’Inps, questo passo non si può fare. Il motivo? La manovra costerebbe nell’immediato 11 miliardi, costo che potrebbe salire a 15 miliardi. L’impatto sul debito pensionistico, secondo il presidente dell’Inps, inoltre, sarebbe circa 85 miliardi e si darebbe inoltre vita a un sistema “doppiamente iniquo” per i giovani e per chi ha pagato il costo della Fornero oltre che problemi di “sostenibilità al nostro Paese”. Lo ha detto il presidente dell’Inps ospite da Lucia Annunziata su Rai Tre.

Pensioni 2018, quali scenari con l’abolizione della Legge Fornero?

Cosa succederebbe se venisse abolita la Riforma della pensioni del 2011? Cambierebbe l’età per accedere alla pensione di vecchiaia e si ritornerebbe alle vecchie quote con le differenze tra lavoratori dipendenti e autonomi e tra lavoratori pubblici e privati.

Per i lavoratori dipendenti fino al 2018 si potrebbe accedere a:

  • pensione di anzianità: quota 97,6 con almeno 35 anni di contributi e 61 anni e 7 mesi di età e attesa di 12 mesi per la finestra dalla maturazione dell’ultimo requisito;
  • pensione di anzianità: 40 anni di contributi e 15 mesi di attesa per la finestra:
  • pensione di vecchiaia: 65 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi, per gli uomini e le dipendenti pubbliche; 61 anni e 10 mesi di contributi per le lavoratrici del settore privato e finestra di attesa di 12 mesi.

Per i lavoratori autonomi lo scenario per il 2018 potrebbe essere:

  • pensione di anzianità: quota 98,6, con 35 anni di contributi e 62 anni e 7 mesi di età e finestra pari a 18 mesi dalla maturazione dell’ultimo requisito;
  • pensione di anzianità: 40 anni di contributi e una finestra di attesa di 21 mesi,
  • la pensione di vecchiaia: 65 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi, per gli uomini, e con 61 anni e 10 mesi di contributi per le lavoratrici del settore privato e una finestra di attesa di 18 mesi.

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