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Pensioni 2018 quota 100 e abolizione Legge Fornero, UIL dice no: “È una beffa per i giovani, ecco perché”

Cosa sappiamo sulla quota 100 per quanto concerne la Riforma Pensioni 2018 proposta dal Governo Conte? Come abbiamo già evidenziato più volte, si tratta della possibilità di uscire dal lavoro quando la somma degli anni di contributi versati e l’età anagrafica dà un risultato pari a 100 anni. Questo vuol dire che se si hanno 20 anni di contributi si andrà in pensione a 80? Assolutamente no. La Pensione Quota 100, infatti, non andrebbe a sostituire la pensione di “vecchiaia”. Si ritornerebbe, in somma, al periodo precedente alla Riforma Fornero. A oggi sopravvivono alcune tipologie residuali di pensione di anzianità con le quote: si tratta delle pensioni degli addetti ai lavori usuranti, delle pensioni dei beneficiari delle salvaguardie e del cosiddetto salvacondotto. Ma anche se si dovesse andare in pensione prima lo si farebbe con meno soldi. Intanto, arriva il no secco a Quota 100 e abolizione Legge Fornero da parte della UIL: il sindacato, infatti, non ha intenzione di appoggiare le riforme del Governo Conte. Il motivo? Presto detto…

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Perché la UIL dice no alla Riforma Pensioni 2018 del Governo Conte

Durante il congresso UIL, il segretario Barbagallo ha spiegato come:  “La legge Fornero è un muro da smontare pezzo dopo pezzo “. Senza però “soluzioni generalizzate”. La UIL si mostra perplessa circa l’efficacia della cosiddetta “quota 100”. “Può funzionare per i lavoratori che hanno un numero rilevante di anni di contributi – osserva Barbagallo -, Rischia invece di essere una beffa per i giovani che, entrando tardi nel mondo del lavoro a tempo pieno e costante, vedrebbero paradossalmente aumentare la loro soglia per l’età pensionabile”. Perché una beffa per i giovani? “Essendo entrati molto tardi a tempo pieno e costante nel mondo del lavoro, vedrebbero paradossalmente aumentare la loro soglia per l’età pensionabile.”Pensioni 2018 quota 100

Pensioni 2018 quota 100 e quota 41: quali svantaggi?

Secondo il sito delle piccole-medie imprese PMI.it, il problema di fondo delle due misure previdenziali allo studio (quota 100 e 41 anni di contributi) è che l’investimento nelle attuali pensioni anticipate ridurrebbe all’osso il futuro assegno pensionistico per le prossime generazioni. Un ulteriore problema è che le novità comporterebbero penalizzazioni rispetto alle attuali regole per diverse categorie di lavoratori svantaggiati, che invece godono oggi di agevolazioni come:

  • donne madri
  • addetti a mansioni gravose
  • lavoratori con periodi di cassa integrazione

Insomma le penalizzazioni rispetto all’attuale regime previdenziale non saranno uguali per tutti.

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