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Per chi non ha voce

E’ del 20 luglio 2000 la legge n. 211 che prevede la «Istituzione del Giorno della Memoria in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti». Anche quest’anno si sono svolte innumerevoli manifestazioni nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché nei luoghi istituzionali e più rappresentativi d’Italia. Ciò per ricordare e per fare memoria di una tragedia immane,  che ha coinvolto milioni di ebrei, ma anche Rom e Sinti, massoni, omosessuali, testimoni di Geova, dissidenti politici, prigionieri di guerra sovietici, polacchi non ebrei e slavi, per un totale di circa diciassette milioni di vittime.

“Con l’istituzione di tale ricorrenza  si ricorda l’ingresso dell’Armata Rossa nel campo di sterminio nazista di Auschwitz, avvenuto, appunto, il 27 gennaio 1945, che mise fine alle atrocità compiute dal regime di Adolf Hitler. In base alle indagini svolte immediatamente dopo la scoperta del lager, esperti inglesi, americani e russi, che lavorarono di comune accordo, stimarono in circa 4 milioni gli ebrei che trovarono la morte nei forni crematori di Auschwitz-Birkenau. L’avanzata delle truppe sovietiche in Polonia, in direzione della Germania, obbligò i gerarchi hitleriani a evacuare i prigionieri da decine di lager e a distruggere gli impianti di sterminio, che secondo le stime più attendibili servirono complessivamente per il genocidio di circa 6 milioni di ebrei europei. L’ultimo trasporto dei prigionieri di ambo i sessi verso Auschwitz avvenne a piedi il 18 gennaio”.

A distanza di quasi settant’anni, pochi sono i testimoni diretti dei lager nazisti. Più che mai si impone la necessità della memoria per evitare che possano ripetersi gli orrori del passato, che hanno decretato la morte di milioni di innocenti, con la totale negazione dell’umanità al punto che si è parlato di morte di Dio. Di fronte al negazionismo ed alle recrudescenze razziste, rimane sempre di grande attualità la poesia di Primo Levi, anteposta al libro “Se questo è un uomo”, che dovrebbe essere un monito per tutta l’umanità.

 

Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

Voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che lotta per mezzo pane

Che muore per un si o per un no.

Considerate se questa è una donna,

Senza capelli e senza nome

Senza più forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo

Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:

Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore,

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi:

Ripetetele ai vostri figli.

                O vi si sfaccia la casa,

                La malattia vi impedisca,

                I vostri nati torcano il viso da voi.

 

Testamento spirituale che si fa voce di tutte vittime dell’orrore, mute nel silenzio fattosi ormai polvere.

Written by Ennio Lo Chiatto

Nato ad Avellino il 9 aprile del 1981, background giuridico e grande interesse per la geopolitica e la politica internazionale. Appassionato di nuoto e arti marziali, con l'hobby del pianoforte, quando possibile scappa dal rumore della città per cercare il contatto con la natura selvaggia. L'esperienza gli ha insegnato che nella vita si vince e si perde ma l'importante è dare sempre il massimo. Per Urban Post scrive soprattutto di attualità internazionale.

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