di Michele Iacovone in ,

Piacere tra le lenzuola: 7 ore di sonno aumenterebbero il numero di rapporti


 

Piacere tra le lenzuola: secondo il rapporto del North American Menopause Society, dormire per almeno sette ore potrebbe aumentare il numero di rapporti a letto

Sonno e piacere, dormire per almeno sette ore aumenta il numero di rapporti

Il sonno e il buon riposo, come sappiamo, sono un toccasana per il nostro cervello e per l’organismo. Un recente rapporto del North American Menopause Society, stilato tramite un studio condotto su 93668 donne tra i 50 e i 79 anni, mette in evidenzia la correlazione tra piacere tra le lenzuola e corretto riposo. Dormire male, infatti, può comportare in molti casi un calo del desiderio e una significativa riduzione dell’attività sotto le lenzuola nelle donne, nonché un aumento del rischio di malattie cardiache, depressione e ipertensione.

Questo problema riguarda soprattutto le donne nel periodo della menopausa, ma anche i giovani ne sono colpiti a causa dell’abitudine alle ore piccole e alla mancanza di riposo. Allo stesso modo, gli uomini che hanno l’abitudine di russare o soffrono di apnee notturne, possono esserne colpiti. Infatti, gli uomini che dormono meno di sette ore a notte sono soggetti a un calo di testosterone e l’età non conta. Lo studio condotto sul caso dai ricercatori dell’Università della Florida ha preso in esame un campione di studenti seguendone le attività.

Feste, studio notturno, ore piccole incidevano anche sulla pressione. Al contrario, ogni ora in più regalata al sonno era in grado di aumentare la libido nei giorni a seguire. Come ha sottolineato Laurie Mintz, docente di psicologia presso l’Università della Florida, in molti casi le donne pensano di aver perso passione e desiderio nei confronti del loro partner quando in realtà, spesso, la loro condizione dipende solo da un calo di energie conseguenti al mancato riposo.

* Il contenuto riportato è di carattere orientativo a fini informativi: non sostituisce diagnosi e trattamenti medici. Non deve essere utilizzato per prendere decisioni in merito ad assunzione o sospensione di terapie farmacologiche e non può sostituire il parere di un professionista afferente a qualsiasi disciplina medico scientifica autorizzata.

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