di Alessandro Cirinei

Piovono critiche sull’Agenda Monti, persino dall’estero…


 

Fino a che Mario Monti era un premier “tecnico” sopra le parti, le critiche erano limitate alle sue azioni contro le tasche degli Italiani. Ora che è un vero politico, iniziano gli attacchi da ogni fronte.

Prima gli sberleffi per il suo goffo esordio su Twitter, poi gli attacchi dei professori Giavazzi, Zingales e Bisin che ritengono l’Agenda Monti troppo debole e troppo poco orientata a ridurre lo spazio occupato dallo Stato rispetto ai cittadini.

Adesso la frecciata arriva niente meno che da Goldman Sachs che attribuisce a Monti la colpa di aver pensato solo a ripianare il bilancio senza muoversi con tempestitività sul fronte della ripresa, lasciando ferme troppe leggi importanti come le famose “liberalizzazioni”.

Come ha affermato Bersani, l’Agenda Monti è condivisibile in larga parte e contiene degli ingredienti interessanti sul piano fiscale, sociale e del lavoro. Tuttavia nel contenuto dell’Agenda ci sono elementi triti e straconosciuti che nel passato non hanno avuto impatti particolarmente positivi come le riforme migliorative per l’accesso al credito bancario o la creazione di nuove forme di finanziamento alle imprese.

Se da una parte l’austerity prospettata da Monti per ridurre il debito pubblico appare una soluzione economicamente probabile ed auspicabile, dall’altra gli effetti negativi in termini di interessi da saldare derivante dal famoso spread tra titoli di stato decennali Italiani e Bund Tedeschi sembra essere notevolmente sotto-stimato.
Poichè invece per Goldman Sachs la soluzione è rientrare nei parametri del Fiscal Compact, ossia nel patto fiscale stipulato nella Comunità Europea che vorrebbe che tutti i paesi procedessero con un saldo primario annuale positivo per iniziare a ridurre il debito pubblico a partire dal 2015 e quindi per arrivare a toccare il 60% del Pil, l’Agenda Monti, in un contesto di recessione ed immobilismo totale, appare piuttosto debole.

Dismettere il patrimonio pubblico è un elemento importante ma sicuramente secondario e secondo l’analisi del Fondo Monetario Internazionale, è più che probabile che l’Italia persista in uno stato dove il debito rappresenta il 120-130% del Pil per almeno altri cinque anni.
L’altra arma è ovviamente il fisco ma anche qui la ricetta Monti sembra avere non poche falle. Ormai i grandi capitali Italiani sono ben coperti all’estero ed attaccare quei pochi grandi patrimoni rimasti in Italia comporterebbe sicuramente una mossa difensiva che è tutt’ora possibilissima. Tassare beni di lusso o beni come sigarette ed alcol può portare un discreto tesoretto che non potrà mai evitare però di continuare a torturare le famiglie Italiane ed le imprese.

Venendo al Welfare, l’Agenda Monti parla di «lo Stato sociale è il cuore del modello sociale europeo e della sua sintesi tra efficienza ed equità, mercato e solidarietà». Peccato che il nostro sistema è ormai obsoleto e che, con la crisi che imperversa, presto si dovrà intervenire anche sulla spesa previdenziale e sanitaria con conseguenti disagi per gli Italiani. Difficile pensare infatti di ottimizzare i budget di spesa dedicati alla Sanità senza pesanti conseguenze sulla qualità del servizio e sul livello del Welfare a causa di una gestione degli enti troppo burocratica e poco trasparente che fa terra bruciata in pochi mesi.

Morale della favola, la critica di Goldman Sachs non è diretta tanto al programma di Monti in se quanto alla sua efficienza in un clima di stagnazione tremendo. Mancano elementi innovativi in grado di rassicurare enti come il Fondo Monetario Internazionale e soprattutto gli operatori finanziari globali e mosse che possano davvero convincere chi investe. Un ragionamento da banca che deve far riflettere tutti i candidati alla Presidenza del Consiglio perchè sono queste le opinioni che più contano.

© Tutti i diritti riservati. Vietata ogni forma di riproduzione

Metti mi piace a UrbanPost

Correlati

Commenta via Facebook

EDITORIALE

Parliamo di...