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Pordenone omicidio Teresa e Trifone, Giosuè ergastolo: depositate le motivazioni della sentenza

Pordenone, omicidio Trifone Ragone e Teresa Costanza: lo scorso 9 novembre Giosuè Ruotolo è stato condannato in primo grado all’ergastolo per il duplice delitto, avvenuto il 17 marzo 2015 nel parcheggio del palazzetto dello sport ‘Crisafulli’ di Pordenone. Ieri sono state depositate le motivazioni della sentenza di condanna decretata dai giudici della Corte d’assise di Udine. Un fascicolo di 260 pagine dove è scritto nero su bianco che l’imputato “era presente nel parcheggio al momento dell’omicidio” della coppia di fidanzati Teresa Costanza e Trifone Ragone, giustiziati con 5 colpi di arma da fuoco esplosi a bruciapelo dal killer che aveva pianificato l’agguato e che le telecamere di videosorveglianza collocano sulla scena del crimine proprio in quegli istanti. Ruotolo – condannato anche a due anni di isolamento diurno – si è sempre professato innocente nonostante le indagini e il processo a suo carico abbiano smantellato il suo falso alibi per l’ora dell’omicidio e provato il movente per il quale avrebbe commesso il crimine: il profondo livore nei riguardi dell’ex coinquilino e commilitone.

“Ogni diversa ricostruzione del tempo in cui Ruotolo si sarebbe mosso dal parcheggio, proposta dalla difesa – si legge in sentenza – prevede velocità della vettura illogiche di per sé e incoerenti con dati di fatto inequivoci”, hanno puntualizzato i giudici, confutando i tentativi della difesa d Ruotolo di smontare il quadro accusatorio a carico dell’imputato. La presenza di Giosuè Ruotolo (unico imputato e sospettato del duplice omicidio) sulla scena del crimine mentre si consuma il delitto è uno degli indizi granitici emersi nel processo, che “per la loro gravità, univocità e concordanza, consentono di attribuire al di là di ogni ragionevole dubbio a Giosuè Ruotolo l’azione omicidiaria”. In sostanza per la Corte d’assise di Udine non rappresentano elemento di contrasto agli indizi a carico del militare di Somma Vesuviana né “la circostanza che non sia stato possibile ricostruire il percorso dell’arma, le modalità con cui essa è pervenuta in possesso dell’imputato, considerato che si trattava di un’arma datata, che per tale ragione non era inserita in banche dati, con munizionamento commisto e dunque raccogliticcio”, né “il fatto che l’imputato non abbia avuto probabilmente il tempo di disfarsi anche dell’abbigliamento quando si trovava all’interno del parco San Valentino” e l’assenza di tracce sulla sua auto “a distanza di molti mesi dal fatto”. Vagliate e risultate inconsistenti tutte le possibili ‘piste alternative’.

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La difesa di Ruotolo ha già annunciato il ricorso in Appello: “Ci vorranno giorni solo per leggere l’intero dispositivo e solo al termine della verifica delle motivazioni potremo iniziare a predisporre il ricorso, che proporremo certamente. Ruotolo era in attesa di questa documentazione perché ansioso di poter preparare l’appello e continua a professare la sua innocenza”, ha dichiarato il suo legale Roberto Rigoni Stern.

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