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Presidente della Camera e del Senato Governo 2018: accordo Salvini – Di Maio? Continuano le trattative

Continua la trattativa per trovare l’accordo sui nomi da indicare in qualità di Presidente della Camera e del Senato per il Governo 2018. Luigi Di Maio e Matteo Salvini sembrano avere un canale preferenziale. L’obiettivo è quello “far partire la legislatura”. Il leader M5s ha riaperto i contatti con “i principali esponenti di tutti i futuri gruppi” ma precisa Di Maio, “ho sentito prima Maurizio Martina, Renato Brunetta, Giorgia Meloni, Pietro Grasso” e “successivamente anche Matteo Salvini”. Con lui, “pur non affrontando la questione nomi e ruoli, abbiamo convenuto sulla necessità di far partire il Parlamento quanto prima” scrive il capo politico dei 5 Stelle.

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Walter Veltroni apre al Movimento 5 Stelle?

La partita delle Camere per i due leader resta slegata dalle ipotesi di governo su cui il Movimento 5 Stelle continua a tenere acceso il radar a 360 gradi incassando una prima apertura di Walter Veltroni: “A certe condizioni e con la regia del Colle il Pd dialoghi” dice l’ex segretario dem. “Se a fine crisi emergesse un’ipotesi a certe condizioni programmatiche, come politiche sociali e adesione alla Ue, sarebbe bene discuterne” insiste Veltroni che però osserva: “Una parte del nostro elettorato è finita ai 5 Stelle; una piccola nella Lega, il resto, tanto, nell’astensione. Il Pd fa bene per ora a stare dov’è. All’opposizione”.

La posizione della Lega di Matteo Salvini

Salvini è diplomatico e conferma l’approccio di Di Maio: “Con Di Maio ma come con Martina e Grasso, con la concordia di Meloni e Berlusconi stabiliamo tutti assieme chi saranno i presidenti delle Camere”. Tutti, anche il Pd per il quale si augura che, solo per le cariche istituzionali e non per il governo, dia “una mano a far ripartire questo Paese”. Il leader leghista nega che ci siano già i nomi ma poi ammette: “Stiamo ragionando su alcune ipotesi”. Come quelle dei leghisti Stefano Candiani e Erika Stefani, responsabile giustizia gradita a Fi, che hanno surclassato l’ipotesi Giulia Bongiorno, indigeribile a Fi e soprattutto i nomi di Paolo Romani e Roberto Calderoli, inaccettabili invece a larga parte del Movimento.

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