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Presidente della Camera e del Senato Governo 2018, si lavora per un’intesa M5S – Lega: gli aggiornamenti

Giorno 23 marzo sarà la data giusta per capire quali saranno gli accordi sul nome di Presidente della Camera e del Senato per il Governo 2018. Ci sarà o no l’accordo per un’intesa Movimento 5 Stelle – Lega? Innanzitutto resta il “no” del M5S a candidati alle presidenze delle Camere condannati o sotto processo. Un “no” che per Palazzo Madama coinvolge il capogruppo di FI Paolo Romani. Difficile, inoltre, che il gruppo di senatori del M5S dia il suo sì a Roberto Calderoli. E se si pensa che il M5S insiste sulla guida della Camera il nome in pole, al Senato, sembra essere della senatrice leghista Giulia Buongiorno.Un accordo in tal senso sbloccherebbe anche l’intesa per Montecitorio dove, tra i pentastellati, il nome più quotato resta quello di Riccardo Fraccaro. “Siamo il perno della legislatura, siamo decisivi”.

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La posizione del Movimento 5 Stelle e di Di Maio per la nomina Presidente della Camera e del Senato

Di Maio non ha ancora eliminato dalla rosa delle soluzioni quella di un governo con l’appoggio esterno con il Pd. “La nostra forza è adattarci e migliorarci”, spiega citando l’intervista in cui Beppe Grillo, a La Repubblica, apre di fatto a un governo di condivisione sui temi. L’asse con la Lega resta invece meno percorribile, sia per gli equilibri interni al centrodestra sia per la prevedibile protesta di parte dei gruppi M5S, più vicini, almeno culturalmente, al mondo della sinistra. Di Maio ribadisce la sua apertura sulla rosa di governo. “Dei ministri si parla con Mattarella, dei temi invece si parla con i partiti”, spiega, facendo capire come la squadra di governo presentata prima del voto sia “sacrificabile” nel dibattito futuro per l’Esecutivo, “slegato” – sottolinea Di Maio – dalla partita per le presidenze delle Camere. Una partita che difficilmente potrebbe finire con Salvini a capo del Senato e Di Maio alla guida della Camera.

La posizione del Partito Democratico per la formazione Governo 2018

“Non c’è una spartizione di poltrone, il nostro compito è di sostenere le persone più credibili”, è la replica che arriva dal portavoce del Pd Matteo Richetti. Quest’ultimo apre ad un “esecutivo di scopo su pochi punti”, allargando la faglia nei Dem tra i potenziali responsabili e chi, come i renziani, non vuole abdicare da un ruolo di opposizione. E, sempre oggi, un’altra apertura arriva dal capogruppo uscente Pd Ettore Rosato, che definisce “utile”, anche per un eventuale alleanza di governo, la via intrapresa dall’Spd in Germania: il referendum tra gli iscritti.

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