di Redazione

Previsioni economia italiana nel 2017


 

Quali sono le previsioni per l’economia italiana nel 2017? Ecco un quadro realistico, disegnato grazie alle stime dell’Ocse

L’economia italiana non riesce a salire sul treno della crescita. Le previsioni per il 2017 non sono affatto rosee. L’Italia non è un Paese ambizioso e manca di una politica economica di incentivi per gli investimenti di capitali nazionali ed esteri. Troppa burocrazia. Un sistema giudizIario inefficace. Una corruzione dilagante. Un sistema Paese incartato. Rete di infrastrutture sia di trasporto fisico che tecnologico ampiamente superate. Una tassazione alle stelle e una crescita demografica pressoché inesistente. Per non parlare del potere d’acquisto ridotto ai minimi storici.

All’Italia forse serve un Trump, un visionario e rivoluzionario che sappia osare, rompere gli schemi e tornare ad investire detassando e stimolando la crescita del reddito. Altrimenti l’economia italiana rimarrà stantia non solo per il 2017.

L’Ocse rivede le stime di crescita

Le stime di crescita per il 2016 e per il nuovo anno si assottigliano ulteriormente in base alle previsioni dell’Ocse. Il prodotto interno lordo andrà a crescere dello 0,8% nel 2016 e 2017 con un ribasso di 0,2 punti (2016) e di 0,6 punti (2017). Anche il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha dovuto arrendersi di fronte all’evidenza: le previsioni della primavera sull’andamento economico sono state disattese. Il Governo stimava + 1,2% per l’anno in corso, + 1,4% per l’anno venturo.

I nuovi dati dall’Ocse, corroborati anche dall’analisi del centro studi di Confindustria, fanno suonare un ulteriore campanello d’allarme. Un Pil così malmesso si traduce in una crisi occupazionale perdurante e in consumi ridotti. Minore liquidità corrisponde a ridotta prospettiva di crescita. Se aggiungiamo che la maggior parte delle entrate viene assorbita da uno Stato “Dracula” ci troviamo di fronte a fenomeni di fuga dal Paese da parte dei più giovani ma anche dei pensionati, ultimi quelli che vanno a vivere in Portogallo. La frittata in questo ultimo caso è doppia. Questi soldi verranno spesi in un’altra economia! Meno crescita equivale a conti pubblici sempre più negativi ed innalzamento del deficit crescente. L’Italia deve trovare, insieme ai partner europei, soluzioni per risolvere l’indebitamento pubblico e rilanciare i consumi rompendo gli schemi di austerity europei.

Ocse a favore di una flessibilità nel Patto di Stabilità Ue
La ricetta proposta dall’Ocse è chiara: per fare ripartire la crescita serve maggiore flessibilità nel Patto di Stabilità Ue. Gli economisti chiedono una revisione del “Patto” “più favorevole alla politica di crescita”. Per gli analisti dell’Organizzazione nell’Interim Economic Outlook bisogna escludere le spese nette di investimenti “dalle regole fiscali” e usare “discrezionalità nell’applicazione delle regole”.

L’Ocse ha calcolato che l’Italia è il maggiore beneficiario dei minori pagamenti per interessi sui titoli di Stato. I guadagni stimati per il bilancio pubblico di Roma, nel 2015-17, per effetto dei minori tassi d’interesse, sono quotati su oltre il 2% del Pil.

Per l’Organizzazione tutti i Paesi hanno margine per ristrutturare la spesa e le politiche di tassazione guardando alla crescita, puntando su spese in infrastrutture e utilizzando le misure fiscali per effettuare riforme strutturali. Gli analisti sono certi che “un allentamento” della politica di bilancio con scelte favorevoli alla crescita, porterebbe alla riduzione del rapporto debito-Pil nel breve termine. Se le misure fiscali aumentano l’output potenziale, un’espansione fiscale finanziata a debito (in modo provvisorio) non aumenta tale rapporto a più lungo termine.

Sulla nostra Nazione pesa anche il dissesto del territorio, non ultimo il terremoto che ha colpito il Centro Italia. Oltre alle ingenti somme necessarie per gestire l’emergenza (ancora in atto) vi sono soldi da reperire per finanziare la ricostruzione, risorse che verranno sottratte alle politiche di crescita. Il sisma ha poi bloccato una parte importante della produzione italiana incluso il turismo nelle aree terremotate. Ma il terremoto non può essere usato come alibi. La questione di fondo riguarda politiche economiche palesemente sbagliate messe in campo da un Governo che, alla prova dei fatti, si è dimostrato inadatto alle sfide del Paese.

Gli stessi economisti internazionali in queste ore hanno aspramente criticato il dispendio di energie per riforma costituzionali ritenute inutili ed inefficaci. The Economist ha suggerito agli italiani di votare “No” e fare cadere il Governo Renzi a favore di un Governo tecnico che apra la strada a nuove elezioni nella speranza che nel Paese emerga una classe dirigente nuova e capace di ridare impulso con coraggio e spregiudicatezza facendo superare questa al Paese questa fase di depressione economica e sociale.

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