di Gianluca Capiraso

Province, Pasticcio Irpinia – Sannio sull’Asse Avellino – Benevento


 

Benevento perde la sua provincia, Avellino perde il suo capoluogo. Paradossale quanto avviene in Campania. Il Sannio è troppo piccolo e sarà annesso all’Irpinia. Ma Benevento è più grande di Avellino, quindi diventerà il capoluogo di questa improvvisata ed insensata provincia. Per la gioia dei cittadini, sia irpini che sanniti.

Sulla necessità di ridurre i costi della politica, soprattutto in un periodo di scandali milionari come questo, non vi è alcun dubbio. Cancellare gli enti inutili, accorpare i piccoli centri e quelle province di recente (e inspiegabile) costituzione è per altro un dovere di natura morale per una classe politica che deve cercare di salvare quanto meno la faccia.

Ma quanto avverrà nell’entroterra della regione Campania – in seguito al decreto del Governo Monti approvato in giornata – è a dir poco paradossale. Nulla a che vedere con altre regioni d’Italia, dove si realizzeranno spostamenti relativamente insignificanti che in molti casi corrispondono a clamorosi dietrofront. Come ad esempio la soppressione di quelle province costituite pochi, pochissimi anni fa, come Biella, Lodi, il “mostro” B.A.T.

Benevento perde la sua provincia, perché inferiore sia al numero minimo di abitanti che al numero di chilometri quadrati richiesti. Lo storico Sannio, malgrado le proteste del popolo beneventano, scompare e perde la sua “indipendenza” che ha 150 anni di storia, mentre nella “autonoma” Sardegna le incredibili Medio Campidano&Co. restano saldamente in vita.

Clemente Mastella non ha più il peso e lo spessore di una volta e le rivendicazioni di natura storica non sono state nemmeno prese in considerazione dal Ministero guidato da Patroni Griffi. La provincia di Benevento sarà dunque accorpata a quella di Avellino, dove invece evidentemente Ciriaco De Mita non riesce più ad esercitare le pressioni di un tempo.

Da un punto di vista strettamente storicamente, si tratta di una soluzione che ci può anche stare, perché come si apprende dai libri la popolazione irpina risulta essere una branca dei sanniti, arrivati in questi territori centinaia e centinaia di anni fa.

Una situazione come tante altre, si potrebbe pensare. Numerose, infatti, le province che – come quella sannita – saranno accorpate perché non rispettano i criteri legati a popolazione e/o all’estensione del territorio. Ed invece no, perché questa operazione “studiata a tavolino” a Roma porterà un effetto particolare (e forse indesiderato). La norma, infatti, prevede che tra le due province accorpate diventi capoluogo la città con il maggior numero di abitanti.

Ed è qui che viene il bello. Per appena 5mila abitanti, Benevento risulta infatti più popolosa della vicina Avellino e – come prevede la Legge – è destinata a diventare il capoluogo di questa provincia inedita e artificiale.

Ricapitolando, quindi, la provincia di Benevento non esisterà più, mentre rimarrà in vita quella di Avellino. Allo stesso tempo, Avellino non sarà più capoluogo, cedendo lo scettro agli “amati” cugini beneventani. Chi ci vive e chi ci è nato come potrà descrivere le proprie origini: “Sono di Benevento, provincia di Avellino” oppure “Sono della provincia di Avellino ma il mio capoluogo è Benevento“. Alla faccia della semplificazione, più complicato di così…

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