di Alessandro Cirinei

Quanto mi manca la pubblicità degli anni ’80!


 

Non è per fare nuovamente il nostalgico. Immagino che chi ha vissuto l’adolescenza negli anni ’70 o ’60 ricorda con piacere quel periodo con la stessa intensità con cui ricordo gli anni ’80.

A volte ho l’impressione che l’atmosfera fosse diversa, più glamour e frizzante, più spensierata e dinamica. Sarà stata la musica degli Spandau Ballet, dei Duran Duran, degli Smiths, dei Cure o dell’eterna Madonna. Sarà stata l’ebbrezza di avviare  il Bravino con il pedale, di telefonare con il gettone, di giocare con il Vic 20 o con le figurine di Altobelli, Oriali e Beccalossi (eh si sono Interista!).
A volte mi dico che è solo un impressione e che è normale ricordare con nostalgia il periodo in cui hai vissuto l’adolescenza, il liceo, le scampagnate con gli amici, le prime fidanzate e via dicendo. Il periodo in cui il più delle cose era una novità.
In realtà, pensandoci bene, io credo che gli anni ’80 siano stati davvero stupendi a prescindere da tutto.

Non esisteva ancora Internet, lo strumento che mi ha permesso di sviluppare la mia carriera, ma la radio e la televisione avevano una qualità molto più elevata rispetto ad oggi. In particolare in TV non c’erano ancora gli odiosi reality show o programmi spazzatura ma cabaret e show come Fantastico, il Festivalbar, Portobello, Drive In e molti altri. Persino le soap opera come Dynasty, Dallas o Santa Barbara erano più avvincenti. Per non parlare delle varie series come la Famiglia Keaton, Hazzard, Magnum PI, Mork & Mindy, Arnold & Manhattan o the A-team o dei fantastici cartoni animati giapponesi come Candy, Heidi, Goldrake, Mazinger, Daitarn e via dicendo.

Ma ciò che davvero mi porta indietro nel tempo sono le pubblicità. Si perchè la pubblicità è interruttiva, antipatica e decisamente noiosa. Il mio primo ricordo della pubblicità è perà legato alle performance di gente come Raimondo Vianello, Corrado, Paolo Panelli o Walter Chiari durante il mitico Carosello. Un capolavoro che rallegrava i bambini prima di andare a letto pur inviando messaggi pubblicitari molto soft.

Anche dopo però certi spot degli anni ’80 riuscivano molto bene a trasmettere positività nonostante i fini commerciali.
Mi piace ricordare pubblicità come “il Cuore di Panna” della Algida, forse il più rappresentativo di quegli anni, Daniela Goggi che piroettava masticando il Big Babol, il tormentone di Nino Manfredi con il suo “più lo mandi giù e più ti tira su!” relativo al piacere del caffè Lavazza, l’atmosfera creata dalla Vecchia Romagna ed il suo jingle indimenticabile….e poi ancora il Coccolino, Capitan Findus, la Girella Motta, il mobilificio Aiazzone e persino il sedere della Brasiliana delle Morositas.

Sono certo che nessun mio coetaneo non ricorda i dettagli di quelli spot. A volte la semplicità degli slogan era un vero e proprio punto di forza che gli spot di oggi neanche si sognano. Pensiamo ad esempio a concetti come “per dipingere una parete grande ci vuole un pennello grande: Cinghiale” – talmente efficace che è andato in onda per anni. Oppure la bambina di Pic Indolor sorride dicendo “già fatto?” associata allo slogan “la siringa niente male”. Oppure l’ambientazione della pubblicità dei Ferrero Rocher con la ricca signora in giallo ed il suo autista Ambrogio o ancora, la genialità de “la Linea” delle pentole Lagostina.

Dubito fortemente che tra vent’anni ci ricorderemo degli anonimi spot di oggi, per lo più basati su effetti speciali ripetitivi o su storielle prive di un’anima.

Insomma, se è bello ricordare persino gli spot televisivi degli anni’80 e se tutto ciò che c’era in quel periodo è diventato “cult” significa che quel periodo aveva qualcosa di speciale ed intrigante.
Ecco a voi una breve carrellata e ditemi se non è vero….

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