in

Quote rosa no, pari opportunità si!

Sono sempre stato molto critico sul tema “quote rose”, quei “posti” che devono spettare ad una donna e non ad un uomo, non per merito ma per legge o regolamento. Che sia in politica, nel lavoro o nella funzione pubblica.

Ciò che invece sono convinto debba esserci è la reale “pari opportunità”, una volta che si applica questo concetto per bene, nessuna legge o regolamento dovrebbe “obbligare” a penalizzare un uomo a favore di una donna (ed ovviamente viceversa). Insomma, se uomini e donne sono posti sullo stesso piano, hanno pari opportunità e non avviene alcuna discriminazione, le quote rosa non solo sono pericolose e discriminatorie, ma assolutamente inutili, in quanto una donna non ha di base nulla di meno rispetto ad un uomo e non è quindi necessario favorirla.

L’applicazione delle quote rosa preclude una reale applicazione della totale meritocrazia: se un uomo risulta più bravo, capace e competente di una sua diretta concorrente per una determinata posizione (che sia in un consiglio di amministrazione o in una lista politica) ma per le “quote rosa” il posto spetta alla donna, ecco che non viene premiato “il migliore” ma solo chi “ne aveva diritto” per questa circostanza. Ovvio che se la donna in questione è invece più capace e meritevole dell’uomo, quella “posizione” dovrà essere sua (questa è “pari opportunità”) ed avrà conquistato il posto proprio ad “armi pari” e non perché qualcuno lo ha imposto dall’alto.

Non da meno le “quote rosa” favoriscono una delegittimazione della figura femminile: ogni donna inserita in una posizione di prestigio grazie alle “quote rosa” sarà sempre oggetto di facile delegittimazione, ad ogni minimo errore o presunto tale “è lì non perché lo meritava, ma grazie alle quote obbligatorie”.

Ovviamente ci sono degli elementi oggettivi che differenziano l’uomo dalla donna: gravidanza, parto, allattamento…. questi fattori pur non essendo direttamente collegabili con le professionalità e le competenze, certamente incidono nella sfera professionale della donna (e seppur in maniera minore, lo dico da neo-papà, anche dell’uomo). Non lo hanno deciso gli uomini naturalmente, ma nemmeno le donne… lo ha deciso la Natura (o, per chi è credente, Dio). Detto questo, cosa stringe meglio il gap donna-uomo in questo caso? Le quote rosa o dei validi strumenti di supporto? Asili nido a basso costo, strumenti di connettività avanzati, trasporti efficienti e personalizzati, supporto economico, formazione ed informazione, etc…

E all’estero? Faccio il solo esempio della Svezia, dove le quote rosa ci sono (nelle università ad esempio), ma proprio per i motivi sopra citati le stesse donne si sono recentemente ribellate ed hanno chiesto di abolirle poiché finiscono per penalizzare le donne stesse.

Passiamo all’attualità. Il PD ha previsto le quote rosa nel regolamento delle recenti primarie, sotto forma di alternanza uomo-donna. Insomma per semplificare: se un uomo prende più voti di una donna ma ci sono già uomini in quantità superiore nella lista, l’uomo cede il posto alla donna che viene dopo (pur avendo essa preso meno voti). Il regolamento però non specifica che l’alternanza debba effettuarsi solo per “cedere il posto” alla donna, si è dato per scontato infatti che (chissà perchè) gli uomini sarebbero stati più votati e questo sistema avrebbe allineato i “generi”. Si chiamano infatti ufficialmente “quote di genere” (proprio per non discriminare) e solo in gergo “quote rosa”. In Emilia Romagna una candidata donna (Sandra Zampa) ha preso più voti del candidato uomo (Paolo Bolognesi), e poiché le donne sono state più votate, ecco che è la donna (la Zampa) che per regolamento deve cedere il posto all’uomo (a Bolognesi). I vertici del PD hanno così deciso (per non creare un paradosso) di “andare in deroga” ed inserire la Zampa in lista. Poi per salvare capra e cavoli hanno inserito anche Bolognesi dalla “porta di servizio” dei famosi “listini bloccati” a discrezione della segreteria generale. Gli elettori delle primarie insomma, votando indistintamente uomini e donne (più donne che uomini a quanto pare) hanno dimostrato di essere assolutamente già predisposti alle “pari opportunità” e di non aver bisogno di forzature per permettere la democratica partecipazione femminile.

Stesso discorso è avvenuto (pasticcio quote rose a parte, poiché non erano previste) per le primarie online del Movimento 5 Stelle, dove il 55% dei capolista votati è donna, senza che siano state necessarie quote o corsie preferenziali, ma semplicemente mettendo tutti sullo stesso piano e garantendo pari opportunità.

Ho parlato di politica e di elezioni, ma nei consigli di amministrazione delle grosse aziende non vi è nulla di diverso, il concetto è sempre lo stesso: uomini e donne sono uguali per competenze e capacità, non servono forzature e quote riservate, ma solo garanzia di reali Pari Opportunità e supporto concreto alle madri-lavoratrici!

Cosa ne pensate? L’opinione di tutti (uomini e donne senza discriminazione di genere) è ben apprezzata.

Written by Marco Fattizzo

36 anni, esperto in tematiche del lavoro e dell'occupazione, appassionato di politiche internazionali, laurea in Scienze Politiche. Ha il pallino per le tecnologie web e vanta importanti collaborazioni editoriali. Vive in giro per l'Europa con moglie, figlio e gatto.

I Magnifici 5 il reality Web sulla conquista della felicità arriva in Tv

Ecco le prime indiscrezioni sui Grammy Awards 2013