di Corinna Garuffi in , ,

Raffaella Silvestri e il libro sui 30enni in crisi: la risposta a tono di un “baby boomer”


 

“Ce l’ho un po’ con i baby-boomer: hanno avuto tutto e se lo sono tenuto”: così la giovane scrittrice Raffaella Silvestri, interpellata da “La Repubblica”, ha parlato del suo nuovo romanzo incentrato sulle fragilità dei 30enni. Ma cosa ne pensano i “baby-boomer” chiamati in causa? La risposta è arrivata dal signor Armando Rinaldi, cofondatore di ATDAL Over 40

Raffaella Silvestri libero 30enni e risposta di un baby boomer

Si parla molto di 30enni e precarietà, interrogandosi su cause e responsabilità di un fenomeno dilagante. Anche se non sempre, purtroppo, la discussione riesce ad approdare a soluzioni utili.

Raffaella Silvestri e il libro sui 30enni in crisi

Lo scorso 24 febbraio la giornalista de La Repubblica Annarita Briganti ha intervistato Raffaella Silvestri a proposito del suo secondo romanzo “La fragilità delle certezze”. Come i più attenti di voi ricorderanno, la giovane scrittrice milanese arrivò tra i finalisti di “Masterpiece”, primo talent-show letterario della tv italiana andato in onda su Rai Tre qualche anno fa. Raffaella aveva già in tasca una laurea in Lettere e un’altra in Economia conseguita a Cambridge; dopo essersi occupata di marketing per una nota multinazionale della cosmetica, ha deciso di licenziarsi per partecipare, appunto, al citato talent-show e dedicarsi totalmente alla letteratura. Da lì la pubblicazione del primo romanzo “La distanza da Helsinky”, a cui è seguita, quest’anno, quella del secondo libro: una storia appassionante che narra le vicende di due giovani startupper intenti ad affrontare insieme difficoltà economiche e non solo, mentre il loro destino si intreccia indissolubilmente con la Storia di un paese che sembra aver dato tantissimo a una generazione per aver tolto quasi tutto a quella successiva. Anna, una dei protagonisti del romanzo, frequenta un uomo più grande di lei di vent’anni: a detta della stessa Silvestri, uno dei “baby boomer, quelli che hanno avuto tutto facilmente, si sono presi tutto e se lo sono tenuto” e contro i quali, riconosce candidamente la scrittrice, “di avercela un po’” (qui trovate l’intervista completa).

La risposta di un “baby boomer”

Proprio quest’ultima affermazione non deve essere passata inosservata ai baby-boomer che hanno costruito il paese (non certamente a quelli che hanno contribuito a distruggerlo): tra questi c’è anche Armando Rinaldi, socio fondatore di un’associazione milanese che da anni si occupa del problema del ricollocamento lavorativo in età matura (qui l’intervista rilasciata a UrbanPost sull’impegno di ATDAL-Over40). Rinaldi ha inviato alla redazione de La Repubblica la lettera che vi riportiamo interamente, chiedendone la pubblicazione:

“Gentile Dott.ssa Briganti,
leggo oggi su Repubblica la sua intervista alla giovane Raffaella Silvestri e mi soffermo su una delle risposte alle sue domande laddove si afferma: “ … E frequenta un uomo di vent’anni più grande di lei, il simbolo di una generazione nei confronti della quale ce l’ho un po’: i baby boomers, quelli che hanno avuto tutto facilmente, si sono presi tutto e se lo sono tenuto”.
Da baby boomer quale sono non so se questa affermazione è frutto di un candore giovanile o di una ignoranza che lascia senza parole.
Vorrei provare a spiegare alla nostra giovane spara sentenze il punto di vista di un baby boomer che, come tanti  altri suoi coetanei, ha iniziato a lavorare a 17 anni, che se ha voluto un titolo di studio lo ha conquistato lavorando di giorno e studiando di sera, che si è sudato giorno dopo giorno una carriera, che ha versato centinaia di milioni di contributi previdenziali e quando a 51 anni è stato licenziato ha dovuto attendere 4 anni (e mi ritengo fortunato) senza uno straccio di lavoro per approdare alla pensione.
Vorrei anche dire alla signorina che milioni di baby boomers non hanno avuto tutto facilmente, quello che hanno ottenuto in tema di diritti e benessere è dovuto a impegno sul lavoro e a dure lotte sindacali; che quel benessere è servito a mantenere figli e, spesso, anche nipoti garantendo loro non solo di poter studiare senza assilli ma anche di disporre sempre dell’ultimo modello di cellulare o di jeans alla moda con le prese d’aria sulle ginocchia o sul sedere.
Moltissimi baby boomers si sono oltretutto trovati in mezzo ad una strada alla soglia dei 60 anni per scoprire che erano considerati troppo vecchi per trovare un lavoro ed i loro contributi previdenziali non servivano a nulla dato che il traguardo per la pensione era stato spostato in là di svariati anni.
Abbiamo decine di migliaia di giovani che hanno capito tutto e se ne sono andati da questo disgraziato paese ma questo fenomeno non bilancia la realtà dei milioni che restano in Italia mantenuti da genitori baby boomers ancora attivi o in pensione, ormai rassegnati ad averli in casa fino ed oltre i 40 anni.
La signorina Silvestri sostiene che i giovani dovrebbero ribellarsi di più. Le suggerisco di frequentare con regolarità qualche pub milanese invitando i suoi coetanei a confrontarsi sul loro futuro e su come agire per cambiarlo invece di dissertare sull’ultima partita della squadra del cuore o su dove piazzare il prossimo tatuaggio. Provi a spiegare ai suoi coetanei che in questa società nessuno ti regala nulla e che solo l’impegno diretto soprattutto dei giovani potrà, forse, cambiare l’attuale stato di cose. Con un’avvertenza, se ai giovani è stato negato il diritto a sognare i responsabili di questo delitto contro l’umanità non vanno cercati tra i baby boomers ma tra coloro che ci hanno governato e continuano a governarci.

Distinti saluti
Armando Rinaldi

In apertura: foto di Raffaella Silvestri tratta dalla pagina Facebook ufficiale (ph Francesca Cari)

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