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Reddito di cittadinanza ultime notizie, Lezzi: “Se salta il Governo va a casa e Tria…”

Le ultime notizie sul Reddito di Cittadinanza non sono positive per chi attende con ansia. “In manovra non transigerò sul reddito di cittadinanza, e non solo per il Sud. Su questo Tria ci deve ascoltare. Non si tratta di far cadere il ministro dell’Economia, senza reddito di cittadinanza l’intero governo avrà problemi”. Lo dice la ministra del Sud Barbara Lezzi a Radio anch’io. E aggiunge: “Noi non diciamo tutto e subito, ci prendiamo l’arco della legislatura, ma bisogna iniziare e in modo significativo” con la legge di Bilancio. Lezzi indica in 10 miliardi la cifra adatta a fronteggiare un’emergenza fatta di 5 milioni di poveri. Tria, in verità, non sembra convinto di spendere tanto: “Eppure lui ci deve assolutamente ascoltare, una chiusura su questo sarebbe un problema”. In questo clima, mentre alcuni giornali ipotizzano addirittura le dimissioni di Tria, l’agenzia d’informazione Agi butta acqua sul fuoco: l’ipotesi di un addio del ministro – dicono fonti del ministero della Economia – sono “destituite di ogni fondamento”.

Manovra di Bilancio, Lezzi a Radio Anch’io

Dice ancora Lezzi che la legge di Bilancio prevederà “la decontribuzione al 100% per i disoccupati del Mezzogiorno. E non solo giovanissimi perché ho tolto il pezzo dell’età. Vorrei valesse per il triennio, cioè per tutti gli assunti nei tre anni. I soldi ci sono, ho già indicato le coperture”. “Stiamo chiedendo all’Europa di poter fare un piano straordinario delle infrastrutture. Capiamo che i conti pubblici non possono essere sfasciati, però un Paese serio deve avere la possibilità di fare investimenti: la flessibilità la chiediamo per fare investimenti, non per il bonus da 80 euro”.

Cassa integrazione, la proposta di Di Maio

Intanto il ministro Di Maio, da Gualdo Tadino, annuncia il ritorno della cassa integrazione per sostituzione: “Oggi in Consiglio dei ministri arriva il decreto urgenza con il quale sarà ricostituita la cassa integrazione per cessazione”, dice, “Quando un’azienda delocalizza all’estero e lascia gli operai in mezza a una strada, noi potremo utilizzare ammortizzatori sociali che possano dare respiro alle famiglie. Questo strumento era stato tolto con il Jobs Act che ha fatto tanti danni, ma noi lo stiamo smantellando”. Nel vecchio regime, quando un’impresa delocalizzava, i suoi dipendenti conservavano l’80 per cento dello stipendio, per 36 mesi, proprio grazie alla cassa.

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