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Renata Rapposelli news: ancora mistero su cause morte, iniziata comparazione Dna

Omicidio Renata Rapposelli: mentre il figlio e l’ex marito della pittrice anconetana scomparsa il 9 ottobre a Giulianova e trovata cadavere il 10 novembre a 100 km di distanza, nelle campagne di Tolentino vicino al fiume Chienti, proseguono le indagini della magistratura. Se infatti le analisi sul terriccio prelevato dalla Fiat 600 bianca in uso ai due indagati avrebbero confermato che quei reperti sono altamente compatibili con quello presente sul luogo del rinvenimento del cadavere e la vegetazione ad esso circostante, ad oggi ancora niente si sa sulle effettive cause di morte della donna.

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Come riporta LaNotizia.net, la donna ancora non è stata sepolta e la salma è ancora in mano alla magistratura. In questi giorni inoltre sarebbero iniziate le analisi sul Dna prelevato dal corpo della pittrice che sarà comparato con i campioni prelevati in casa dei Santoleri (dove si presume che la pittrice sia stata uccisa) e nell’auto sequestrata, con la quale padre e figlio avrebbero portato il cadavere (tenuto nel bagagliaio della vettura per 3 giorni, sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti) fino a Tolentino per sbarazzarsene.

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Si ipotizza che Renata sia stata strangolata e/o soffocata, forse prima stordita o avvelenata. Ma non esiste certezza di ciò né alcun riscontro oggettivo che possa avvalorare la testi degli inquirenti. Il cadavere di Renata fu rinvenuto in avanzato stato di decomposizione, mal ridotto a tal punto che nemmeno con l’autopsia fu possibile risalire con certezza alle cause della morte.

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Ad incastrare Giuseppe e Simone Santoleri tre testimoni e diversi filmati delle telecamere che la mattina del 12 ottobre (3 giorni dopo il delitto) inquadrano la Fiat 600 bianca sulla strada statale 77 della Val di Chienti e in un frame, quando la vettura percorre la rotatoria di Porto Sant’Elpidio in direzione Tolentino, si può scorgere con chiarezza la targa dell’auto. I legali dei due uomini, tratti in arresto il 6 marzo scorso per un evidente inquinamento delle prove in atto, hanno presentato istanza di scarcerazione reputando labili ed inconsistenti gli indizi sulla scorta dei quali è stato motivato il loro arresto.

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