di Antonio Paviglianiti in ,

Riccardo Scamarcio al Pitti Uomo 2017: “Così mi vesto nella vita di tutti i giorni, Italia? Non la lascerei per nessun motivo” (INTERVISTA)


 

Riccardo Scamarcio protagonista al Pitti Uomo 2017 edizione numero 82 parla del suo momento: “È un periodo un po’ particolare, sono qui per rivivere un po’ la mia adolescenza…”

Riccardo Scamarcio protagonista al Pitti Uomo 2017. La prima giornata della seconda tornata annuale della 92/a edizione della Fiera della Moda fiorentina ha avuto come protagonista assoluto l’attore pugliese. Presente a Fortezza da Basso, Riccardo Scamarcio, attore cinematografico di film come Romanzo Criminale, Manuale d’Amore 2 e Tre Metri Sopra Il Cielo.  “Sono al Pitti perché ero qui vicino a lavorare, ho saputo che c’era Franco (ideatore del brand) per promuovere il suo marchio. Io e lui ci conosciamo da tantissimo tempo, c’è un affetto e un legame ancestrale. Lui è amico di mio padre, lo conosco da quando sono ragazzino… c’è un motivo davvero effettivo legata alla mia adolescenza.”

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Riccardo Scamarcio: “Periodo un po’ particolare della mia vita”

Riccardo Scamarcio ai microfoni di UrbanPost spiega come questo sia un periodo particolare della sua vita: “E per questo sono qui a sostenere il suo coraggio, anche per rivivere momenti belli di quando ero ragazzino. Io facevo “sega” a scuola e Franco raccattava al bar, mi portava con sé a lavorare, mi copriva conoscendo mio padre. Passavamo le giornate insieme, come se fosse un fratello più grande.”

Per Riccardo Scamarcio poi la svolta con la scuola di Teatro e la vita da attore: “Poi è iniziato il teatro, la scuola a Roma, da lì ho iniziato a lavorare. Ho avuto la fortuna di fare il Centro Sperimentale che è una scuola che mi ha insegnato molto, arrivando da una cittadina di provincia come Andria, affermarmi come attore, i registi con cui ho lavorato. Diciamo che la mia è una storia semplice ma vera di un Paese che nel mio caso ha funzionato perché sono qui essendo figlio di nessuno, se non di mio padre per quel che mi ha dato.” 

Riccardo Scamarcio: “Dobbiamo ribellarci”

Una cosa che Riccardo Scamarcio invita a fare? Ribellarsi. “Nella vita bisogna avere ogni tanto di mandare a quel paese. Una forma di ribellione per sé stessi, ribellarci a noi stessi – spiega a UrbanPost – Non è la ribellione del ribelle. Si tratta di asserire la propria unicità e insostituibilità, mi sembra che siamo tendenti all’omologazione. Gli attori nel Medioevo venivano seppelliti fuori dai cimiteri. Abbiamo a che fare con ordine e potere costituito però noi attori abbiamo la maschera che ci legittima, possiamo mettere a nudo quando abbiamo la libertà. L’invito che faccio è quello di ribellarsi.”

Riccardo Scamarcio: “Come amo vestirmi”

Poi è il momento delle domande un po’ sbarazzine. Per esempio, come si veste Riccardo Scamarcio nella vita di tutti i giorni? “Un pantalone classico, possibilmente nero, una scarpa di cuoio elegante, un calzino lungo di cotone scozzese, una camicia o una maglietta o una giacca: tutto nero o blu. Oppure un costume da bagno del mio amico Franco.”

Riccardo Scamarcio: “Non lascerei mai l’Italia”

E la risposta che sorprende un po’ tutti: nonostante Riccardo Scamarcio sia un giramondo per motivi lavorativi, non lascerebbe mai l’italia. “Più pugliese o italiano? Io mi sento decisamente greco. Io sono molto legato alla mia terra, siamo bizantini. Mi sento molto italiano, non potrei mai andare fuori. Lavoro molto all’estero, non posso lasciare l’Italia, non la lascerei mai, non c’è nessun’altro posto dove vorrei vivere. È l’ombelico del mondo.” Certo, Riccardo Scamarcio non nega come ci siano problemi: “Siamo un equilibrio strano noi italiani, devo dire che dobbiamo stare attenti perché c’è un attacco culturale violento a questa sapienza italiana… possiamo aggiustare tutto, aggiustiamolo. L’opinione pubblica, l’ordine, il rigore…”

 

Ma qual è il pregio dell’italiano? Secondo Scamarcio non ci sono dubbi: “L’Italia ha prodotto delle saggezze, delle persone che sono in primo luogo solidali. Per me c’è autarchia che gli italiani più di tutti nel mondo sanno fare. Siamo un popolo molto umano, dobbiamo stare attenti a non perdere la nostra umanità che è il valore più importante che abbiamo. Se non c’è una crisi di coscienze non mi preoccupo. E sto iniziando a farlo perché negli ultimi tempi qualcosa sta cambiando…” Poi, però, svela qual è il suo peccato più grande: “La hybris, di follia, di mettersi in competizione con Dio.”

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