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Riforma Carceraria 2018 cosa prevede? I rinvii fanno scioperare gli avvocati

Il ritardo della Riforma Carceraria fa infuriare l’ordine degli avvocati che ha indetto uno sciopero per le giornate di oggi, 2 maggio, e domani, 3 maggio 2018. “Noi penalisti – spiega il presidente Roberto Trinchero a La Stampa – riteniamo che la riforma dell’ordinamento penitenziario sia necessaria, anzi indispensabile, al fine di attuare un sistema penitenziario umano e rispettoso della dignità della persona che sia aderente ai principi della nostra Costituzione e che possa allo stesso tempo garantire, attraverso un maggior ricorso a strutture specializzate in alternativa al carcere, un lavoro concreto sulla recidiva e una maggiore sicurezza per l’intera collettività”. E aggiunge: “Si tratta una riforma verso la legalità costituzionale, e non uno “svuotacarceri” come una parte della politica erroneamente afferma. E’ di tutta evidenza che l’urgenza della riforma penitenziaria è data, in primo luogo, dallo stesso numero dei detenuti che già a fine marzo era salito a 58.000 unità, e cioè 7500 più dei posti disponibili”. Ma cosa prevede la Riforma Carceraria 2018? Tutto quello che c’è da sapere.

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Riforma Carceraria 2018 cosa prevede? Approvazione il 16 marzo 2018

Più misure alternative, carceri meno affollate e riduzione del tasso di recidiva. Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro della giustizia Andrea Orlando, ha approvato, in secondo esame preliminare, un decreto legislativo che, in attuazione della legge sulla riforma della giustizia penale (legge 23 giugno 2017, n. 103), introduce disposizioni volte a riformare l’ordinamento penitenziario. “E’ una riforma importante che rivede l’ordinamento penitenziario, non c’è nessun ‘salvaladri’, noi le pene dei ladri le abbiamo aumentate rispetto a quelle che c’erano”, ha detto Orlando aggiungendo: “Non c’è alcun ‘svuotacarceri’, nessuno uscirà sulla base di automatismi. C’è una norma che dice che si deve valutare il comportamento del detenuto, naturalmente non per tutti i reati, quelli più gravi sono esclusi”. Con il lavoro “la pena può essere trasformata restituendo qualcosa alla società e risarcendo così il danno che il reato ha prodotto”. Il testo della riforma dell’ordinamento penitenziario “dovrà tornare in Commissione, perché non abbiamo recepito alcune indicazioni contenute in un parere del Senato e quindi ci sarà un ulteriore passaggio”, ha fatto sapere il ministro, secondo il quale presumibilmente il provvedimento “passerà per la Commissione speciale, ma sarà il ministro per i Rapporti con il Parlamento a deciderlo”.

Perché c’è bisogno di una Riforma Carceraria 2018?

Il provvedimento per la Riforma Carceraria 2018 ha principalmente l’obiettivo di rendere più attuale l’ordinamento penitenziario previsto dalla riforma del 1975, per adeguarlo ai successivi orientamenti della giurisprudenza di Corte Costituzionale, Corte di Cassazione e Corti europee, e mira, in particolare, a ridurre il ricorso al carcere in favore di soluzioni che, senza indebolire la sicurezza della collettività, riportino al centro del sistema la finalità rieducativa della pena indicata dall’art. 27 della Costituzione; razionalizzare le attività degli uffici preposti alla gestione del settore penitenziario, restituendo efficienza al sistema, riducendo i tempi procedimentali e risparmiando sui costi. Al centro del provvedimento, inoltre, diminuire il sovraffollamento, sia assegnando formalmente la priorità del sistema penitenziario italiano alle misure alternative al carcere, sia potenziando il trattamento del detenuto e il suo reinserimento sociale in modo da arginare il fenomeno della recidiva; valorizzare il ruolo della Polizia Penitenziaria, ampliando lo spettro delle sue competenze.

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