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Riforma del Lavoro 2018, le novità di Di Maio: “Dai voucher al contratto a tempo determinato, vi dico tutto”

Dopo il decreto dignità approvato dal consiglio dei Ministri hanno iniziato a lavorare per la riforma del lavoro 2018. Sull’ipotesi che nel decreto dignità vengano inseriti i voucher, Di Maio afferma a La Repubblica che è: “Una scelta che farà il Parlamento, ma non sono assolutamente intenzionato a far sfruttare i nostri giovani o meno giovani con i voucher. Eravamo arrivati al punto in cui si pagavano in questo modo anche avvocati, ingegneri. Se ci sono specifici lavori che ne hanno bisogno ne discuteranno le Camere, ma devono essere limitati”. E ancora, sui contratti a termine, fa sapere: “Tutto quello che è migliorativo nei confronti dei diritti dei lavoratori va bene, quello che serve a precarizzare la loro vita no”. Il taglio del cuneo fiscale, ricorda quindi, “interesserà le imprese più deboli e le eccellenze, quindi le pmi con precise mission, come il made in Italy, le nuove tecnologie. Il dibattito parlamentare potrebbe inserirlo già nel decreto dignità”.

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decreto dignità

Contratto a tempo determinato 2018 durata: ecco le novità

Il decreto dignità modifica la disciplina e le regole del contratto di lavoro a tempo determinato la cui durata massima scende ora a 24 mesi (prima era di 36) e i rinnovi non potranno essere più di quattro. Dopo i primi 12 mesi, comunque, bisognerà indicare una causale specifica per far proseguire il contratto. L’obiettivo è ridurre il lavoro precario, riservando la contrattazione a termine ai casi di reale necessità da parte del datore di lavoro.

Contratto a tempo determinato 2018 regole per i datori di lavoro

Per indirizzare proprio i datori di lavoro verso l’utilizzo di forme contrattuali stabili, inoltre, si prevede l’aumento dello 0,5% del contributo addizionale – attualmente pari all’1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali, a carico del datore di lavoro – in caso di rinnovo del contratto a tempo determinato, anche in somministrazione.

Contratto a tempo determinato regole: la forma

Il contratto di lavoro a tempo determinato, ai fini della sua validità, richiede la forma scritta. La mancanza di tale requisito formale rende nullo il contratto e il rapporto si considera a tempo indeterminato sin dal suo sorgere. La sanzione della conversione del rapporto è esplicitamente prevista dal decreto legislativo. Entro 5 giorni dall’inizio della prestazione, copia dell’atto scritto deve essere consegnata al lavoratore. In tale copia, così come sull’originale, l’atto dovrà riportare l’indicazione del termine di durata del contratto, attraverso l’apposizione di una data finale oppure individuando il momento di cessazione degli effetti del rapporto in relazione a un evento specifico, nonché l’indicazione dei motivi che hanno consentito l’apposizione del termine alla durata del contratto.

Contratto a tempo determinato 2018 licenziamento: come funziona

Il lavoratore assunto a tempo determinato non può essere licenziato prima della scadenza del termine se non per giusta causa (Art.18). Nel caso in cui questa non ci fosse, il lavoratore avrà diritto ad un risarcimento, pari a tutte le retribuzioni che sarebbero spettate al lavoratore fino alla scadenza inizialmente prevista, dedotto quanto eventualmente percepito dal lavoratore lavorando presso un altro datore di lavoro nel periodo considerato.

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