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Riforma Pensioni 2018, come funziona la quota 100? Ecco quanto costerebbe la manovra Lega-M5S

L’obiettivo di Lega e Movimento 5 Stelle, le due forze politiche chiamate al tavolo delle trattative per realizzare il Governo 2018 è quello di riformare il sistema previdenziale sociale. Sì, perché la Riforma pensioni 2018 passa soprattutto dall’abolizione della Legge Fornero: questa sarà davvero possibile? A sentire Di Maio e Salvini in campagna elettorale sì. Ma come verrà sostituita? Per esempio, la Lega ha proposto più volte la cosiddetta Quota 100. Andiamo a scoprire di cosa si tratta, come funziona e quali sarebbero i requisiti.

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Pensioni 2018 quota 100: come funziona?

Come funziona la quota 100 per quanto concerne la Riforma Pensioni 2018 proposta dalla Lega? Come abbiamo già evidenziato in apertura si tratta della possibilità di uscire dal lavoro quando la somma degli anni di contributi versati e l’età anagrafica dà un risultato pari a 100 anni. Questo vuol dire che se si hanno 20 anni di contributi si andrà in pensione a 80? Assolutamente no. La Pensione Quota 100, infatti, non andrebbe a sostituire la pensione di “vecchiaia”. Si ritornerebbe, in somma, al periodo precedente alla Riforma Fornero. A oggi sopravvivono alcune tipologie residuali di pensione di anzianità con le quote: si tratta delle pensioni degli addetti ai lavori usuranti, delle pensioni dei beneficiari delle salvaguardie e del cosiddetto salvacondotto.

Riforma Pensioni 2018, quota 100: quanto costerebbe

Consentire l’accesso alla pensione con la quota 100 (somma tra età e contributi, fissando comunque un minimo di 35 anni di contributi) potrebbe costare nel 2019 11,5 miliardi per arrivare a quasi 15 a regime, il terzo anno dall’avvio della normativa. Il calcolo arriva da Stefano Patriarca, a lungo consulente di Palazzo Chigi per la previdenza e ora responsabile della società di consulenza e ricerca Tabula. Nel 2017 – spiega all’Ansa a proposito delle proposte di modifica della legge Fornero che potrebbero arrivare con il nuovo Governo – sono state liquidate dall’Inps nel solo settore privato circa 290.000 nuove pensioni previdenziali dirette e tra queste circa 160.000 di anzianità. In media chi è andato in pensione anticipata aveva 61 anni. Nonostante fossero necessari 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 10 mesi le donne) oltre la metà dei nuovi pensionati è uscito in anticipo.”

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