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Rimborsopoli M5S, Di Maio difende il Movimento: «Noi abbiamo restituito 23 milioni, i partiti zero»

Il Movimento 5 Stelle ha restituito 23 milioni di euro di compensi ricevuti dai suoi parlamentari, gli altri partiti zero. Con un grafico molto eloquente pubblicato sulla pagina Facebook del M5S e poi condiviso sul suo profilo Luigi Di Maio difende il Movimento dagli attacchi definitici “mediatici”, ma lo scandalo rimborsopoli rischia di travolgere la campagna elettorale dei pentastellati. «L’Italia è il Paese dei paradossi. Alcuni parlamentari del M5S non hanno restituito nell’ultimo periodo parte del loro stipendio e ad accusarli sono quelli che non solo non hanno mai restituito niente ma si sono anche appropriati di soldi pubblici!», scrive uno delle centinaia di commentatori al post sul blog dei Movimento.

La vicenda ha tuttavia ancora molti lati oscuri e sicuramente nelle prossime ore emergeranno nuovi particolari che rischiano di infuocare la campagna per le elezioni politiche del 4 marzo. C’è anche chi critica la linea di difesa scelta da Luigi Di Maio, anche dentro all’elettorato pentastellato. «Ovvio che tecnicamente non avete rubato nulla, perché non eravate tenuti a restituire nulla. Ma se eravate veramente onesti vi tagliavate lo stipendio, come ha fatto la Boldrini, e quella sì che era una rinuncia», scrive un utente non elettore del M5S. Anche un sostenitore convinto del movimento ha parole critiche per la linea di Di Maio: «Da convinto elettore questa non mi sembra la linea giusta da seguire, la restituzione della metà stipendio è una scelta volontaria e non si può accusare gli altri di questo. Credo sia molto meglio smascherare i colpevoli, metterli fuori e soprattutto dichiarare chiaramente di non votarli…».

La linea di Luigi Di Maio

Oggi Luigi Di Maio è tornato a chiedere alle “mele marce” coinvolte nello scandalo rimborsopoli di farsi da parte. Lo aveva ribadito anche ieri nel corso della trasmissione “Le Iene”, durante la quale ha ammesso che il totale delle somme non versate al fondo per le PMI presso il Ministero dello Sviluppo Economico dai parlamentari pentastellati sarebbe di almeno un milione e mezzo di euro.

A chi afferma che l’M5S non sarebbe più credibile dopo il caso delle mancate restituzioni Di Maio risponde: «Se avessi difeso questa gente, magari l’avessi anche candidata ministro, questo tema aveva un senso. Ma da noi chi fa il furbo viene messo fuori mentre dall’altra parte ci sono autisti di camorristi che vengono candidati. La credibilità sta nella garanzia che le regole sono sacre. Ho sbagliato a fidarmi dell’essere umano –  ha aggiunto – ma c’è tempo per rimediare, queste persone sono state allontanate».

Written by Andrea Monaci

47 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it Ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto, tra gli altri, per il "Secolo XIX" e "Lavoro e Carriere". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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