di Federico Elboni

Ritorno al Futuro Ritorna al Cinema ma l’Emozione Cambia


 

Vedere Ritorno al Futuro di nuovo al cinema è stata una grande emozione. E nel 2013 arriveranno anche la parte seconda e terza. Peccato che il digitale non sempre sia la scelta migliore

Alzi la mano chi non ricorda almeno una delle frasi di Ritorno al Futuro, o la DeLorean volante o l’orologio della torre da salvare! E per la gioia della generazione anni ’80 e degli appassionati la trilogia diretta da Robert Zemeckis e interpretata da Michael J. Fox e Christopher Lloyd è tornata nelle sale di tutta Italia in digitale, dopo che ogni pellicola è stata restaurata, per restiturle maggiore splendore.

Ed è qui che sorge il problema: il restauro è stato fatto forse fin troppo bene. Il riversaggio sui supporti digitali ha portato alla luce tutto quello che c’era sulla pellicola, compresi i dettagli, le imperfezioni e i piccoli difetti che i proiettori analogici delle sale non restituivano ma che adesso, con l’alta definizione, sono perfettamente evidenziati.

Venti anni fa non c’erano gli effetti speciali di adesso e si ricorreva spessissimo a make-up pesanti, modellini, fondali. Il digitale in questo è impietoso perchè rivela quello che l’occhio fino a poco fa non poteva vedere, ad esempio il trucco pesante usato per invecchiare gli attori. Per chi è cresciuto con questo film è un difetto da poco, l’emozione generata dai ricordi prende il sopravvento. Eppure in sala qualcuno si lamentava proprio del fatto che il film sembrava “vecchio”.

Indubbiamente si è trattato di una bella esperienza, chi scrive è convinto che certi film vadano visti obbligatoriamente al cinema, dato che questo è il contesto per il quale sono stati pensati e realizzati.
Certe scene sono indimenticabili, come l’inseguimento di Martin da parte di Biff e dei suoi scagnozzi che finiscono nel letame (e così sarà per sempre, seguendo la corrente dei “ricorsi storici” del Vico), il ballo della scuola con la performance rock di Johnny be good.

Christopher Lloyd è la classica ciliegina sulla torta di questa pellicola azzeccatissima, che dal 2007 fa parte del National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. L’eclettico attore ha crato un personaggio unico, un omaggio e un riferimento agli scenziati pazzi con i capelli spiritati dei film e dei fumetti degli anni ’50, indimenticabile anche per certe battute, come “Grande Giove!” o “Marty, non pensi quadrimensionalmente”.

All’uscita dalla sala con un sorriso ebete e lo sguardo sognante rimaneva solo un piccolo pensiero in un angolo della testa: che fine sta facendo questo cinema americano, che sempre di più attinge al filone dei film di successo e ai personaggi degli anni ’80? Non bastano la qualità perfetta o un 3D per raccontare storie belle e coinvolgenti. Cosa succederà quando si esaurirà il filone?

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