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Roberta Ragusa news lettera anonima: Chi l’ha visto? intervistò custode cimitero morto suicida

Scomparsa Roberta Ragusa ultime notizie: la lettera anonima che invita a indagare sul suicidio di un dipendente del cimitero di Pisa, recapitata i primi di gennaio alla redazione di Chi l’ha visto? e ai Carabinieri contiene elementi di verità in quanto racconta un fatto realmente accaduto. Il programma di Rai 3, tornato sull’argomento – oggetto di investigazione anche da parte degli inquirenti  – ha infatti appurato che il suicidio del custode del cimitero avvenne realmente nel 2016 e ne parlò anche la stampa.

 

Non solo, l’uomo in questione era stato intervistato dalla inviata del programma, andata sul posto a chiedergli informazioni circa l’anomalo consumo di gas registrato dal forno crematorio (in disuso dal 2011) di cui lui era custode dopo la scomparsa di Roberta Ragusa, giacché si parlò della possibilità che il suo cadavere fosse stato cremato di nascosto proprio lì. L’uomo rassicurò la giornalista sul fatto che nessuno utilizzò quel forno e che altri 3 custodi all’epoca dei fatti gli davano il cambio nella custodia di quell’area del cimitero. Non apparve affatto legato alla vicenda della sparizione della Ragusa.

Caso Roberta Ragusa lettera anonima, pista cimitero news: il corpo distrutto nel forno crematorio?

Nella lettera anonima il misterioso mittente (che potrebbe risultare essere un mitomane), fa intendere che il custode del cimitero era tormentato da quando la Ragusa era scomparsa, e che già nel 2015 avrebbe tentato di togliersi la vita. Si suicidò nel 2016 facendosi travolgere da un treno in transito nella tratta ferroviaria Pisa-Lucca, proprio nel tratto che si trova alle spalle della casa di Logli. Solo un caso? Ad oggi non ci sono elementi che colleghino il suicidio alla scomparsa di Roberta Ragusa, tuttavia non è questa la prima volta che la stampa parla di del cimitero di Pisa e del forno crematorio in disuso, pista peraltro vagliata e scartata dalla Procura. In quel luogo proprio nelle prime ore in cui sei anni fa scattarono le ricerche di Roberta Ragusa, il marito Antonio Logli parcheggiò la sua auto per un presunto guasto. Problema che in futuro la vettura non avrebbe mai più avuto. Logli lasciò a bordo dell’auto la giacca indossata quella mattina e mai più ritrovata. Erano quelle le ore cruciali durante le quali la Scientifica e i cani molecolari si stavano recando a casa dell’uomo per compiere i primi rilievi dopo la denuncia di scomparsa della moglie. La sparizione della sua giacca e il suo allontanamento da casa i quel momento destarono da subito molti sospetti degli investigatori nei suoi confronti. Logli è stato condannato in primo grado a 20 anni di reclusione per omicidio volontario e distruzione di cadavere e a marzo tornerà sul banco degli imputati per affrontare il processo d’Appello.

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