di Valeria Panzeri in ,

Robot do it better! Anche la creatività sarà automatizzata, ecco i primi esempi eccitanti e inquietanti


 

L’intelligenza artificiale è in grado di scrivere romanzi e comporre canzoni: i robot presto ci batteranno anche in creatività

Se temete l’automazione e fate parte della nutrita schiera di anti progressisti forse questo scenario non vi affascinerà ma lo troverete esclusivamente apocalittico. A diffondere queste proiezioni è una ricerca del Mit suffragata anche da un’altra ricerca di Oxford: le macchine prenderanno il posto degli umani, macchine intelligenti, capaci di sostituire appieno qualunque mansione. Creatività compresa. Si tratta di livelli di intelligenza artificiale, al momento in fase di sperimentazione, che già stanno dando importanti risultati in tutti i campi. Secondo il celebre ateneo l’automazione integrale avverrà nel giro di un secolo o poco più. A corroborare la teoria è il parere autorevole di 1.634 esperti intervistati in merito: nel giro di 45 anni le macchine saranno in grado di lavorare meglio degli uomini, ciò renderà più conveniente, quindi, investire su di loro.

Fra circa 120 anni l’umanità sarà libera da ogni forma di lavoro, non immaginate che questa svolta si limiterà  a professioni meramente pratiche, anche la creatività risulterà interessata e centrata in pieno. Scrittori, copywriter, giornalisti, sceneggiatori, musicisti, grafici: tutti prossimi alla rottamazione – in un futuro non così remoto da poter essere ignorato, ma non così prossimo da giustificare il panico. L’evoluzione di questo genere di intelligenza artificiale, infatti, richiederà del tempo. Qualche proiezione? Ci vorranno ancora una decina di anni per poter tradurre perfettamente in tutte le lingue, 11 anni per riuscire a creare un canzone pop a prova di super classifica, 30 anni circa per generare un best seller mondiale e per fare autonomamente ricerca matematica. Nel frattempo, però, abbiamo già degli embrioni di ciò che ci aspetta. Nel 2016 a un concorso letterario nipponico ben 11 dei 1.450 partecipanti hanno presentato un’opera ibrida che ha incrociato il lavoro umano con quello di un computer. La peculiarità del premio letterario Hoshi Shinichi, guarda caso proprio di natura fantascientifica, risiede proprio nel fatto che accetti squadre “miste”, essendo aperto anche a opere realizzate da “non- umani”. Per non umani si intendono: intelligenze artificiali, alieni e animali, l’importante è che gli scritti siano in giapponese. La giornata in cui un computer scrive un romanzo è il titolo dell’opera presentata dalla squadra capitanata da un professore della Future University Hakodate, Hitoshi Matsubara, specializzato nello studio della riproduzione artificiale dei processi creativi del cervello. Il computer è stato in grado di assemblare autonomamente e coerentemente il materiale fornito dagli assistenti del docente. Per non influenzare la giuria non è stato comunicato quali romanzi fossero stati scritti in team con un computer, questo esperimento ha superato la prima fase di selezione non vincendo per un soffio. Il Japan News ha pubblicato un breve estratto dal finale del romanzo: “Mi contorcevo di gioia, che ho sperimentato per la prima volta, e ho continuato a scrivere per l’eccitazione. La giornata in cui un computer ha scritto un romanzo. Il computer, ponendo la priorità sulla ricerca della propria gioia, ha smesso di lavorare per gli esseri umani”.

Anche il mondo del giornalismo trema, sono infatti in fase di sperimentazione da un paio di anni dei sistemi capaci di processare i vari dati inseriti e creare report finanziari o sportivi. Il passo per arrivare alla stesura di un articolo non è brevissimo ma per nulla remoto. Sotto il fronte musicale è la Sony ad aver raggiunto dei risultati incoraggianti: attraverso il sistema di intelligenza artificiale Flow Machines, sviluppato nei laboratori parigini della Sony CSL, sono state scritte due canzoni. Una in stile Beatles, la seconda ispirata a vari compositori americani “American Songwriters”, che comprende Irving Berlin, Duke Ellington, George Gershwin e Cole Porter. Insomma la creatività diventa binaria. E noi saremo le ultime generazioni a sognare la pensione, che fra un secolo sarà alla portata di tutti sin dalla più giovane età.

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