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Roma e le meraviglie d’arte di Galleria Borghese


 

Continua il nostro viaggio insieme all’associazione “L’Asino d’oro” alla scoperta dei gioielli di Roma: ecco a voi le meraviglie d’arte di Galleria Borghese

L'Asino d'oro

Simbolo di bellezza, Galleria Borghese è un museo assolutamente da visitare! La sua realizzazione si deve al cardinale Scipione Borghese, nipote di papa Paolo V, il quale all’inizio del 1600 commissionò all’architetto Flaminio Ponzio la costruzione di un piccolo edificio che doveva costituire il perfetto scrigno per la ricca collezione di opere d’arte della nobile famiglia. Il risultato fu un’intima residenza immersa nel verde, che in breve e grazie soprattutto al suo sofisticato proprietario, diventò un vero e proprio punto di riferimento per studiosi, appassionati ed intellettuali, un museo a tutti gli effetti, pieno di ogni tipologia di opere d’arte: dal glorioso mondo antico romano fino alle opere degli artisti più importanti dei secoli precedenti (Raffaello e Tiziano per fare due nomi) o quelli contemporanei (come Caravaggio e Bernini).

L'Asino d'Oro
I Borghese però rimasero legati al mondo dell’arte anche nei secoli successivi e notevoli furono le continue acquisizioni e aggiunte apportate alla collezione dagli altri membri della famiglia. La villa in epoca più recente fu acquistata dallo Stato Italiano e aperta al grande pubblico che ogni giorno qui giunge da tutto il mondo per ammirare alcuni dei più grandi capolavori d’arte del passato. La maggior parte di quanto oggi ammiriamo a Galleria Borghese risponde perfettamente al gusto del suo primo proprietario, Scipione Borghese: fu lui infatti a decidere quali opere presentare e come disporle all’interno delle singole sale, in modo cioè da consentire, quando possibile, una diretta comparazione tra le diverse mani degli artisti che si cimentavano nella rappresentazione dello stessa tema. Tra le meraviglie qui esposte, alcune non possono non essere menzionate. E’ questo per esempio il caso della Deposizione di Raffaello, dell’Amor Sacro e Amor Profano e della Venere che benda Amore di Tiziano, de La Caccia di Diana di Domenichino o ancora le due Veneri l’una di Cranach e l’altra del Brescianino. Ma parlare di Galleria Borghese vuol dire parlare di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. Qui infatti sono esposte ben sei tele dell’artista più rivoluzionario dell’inizio del 1600: stupiscono le due opere giovani del Ragazzo con il cesto di frutta e del Bacchino Malato, mentre confermano la sua straordinaria genialità quelle dell’età più matura come il San Girolamo, la Madonna dei Palafrenieri, il San Giovannino e la scioccante tela di Davide con la testa di Golia. Ma l’amore per l’arte di Scipione non si fermò alla pittura, anzi, è forse nel mondo della scultura che riuscì a scovare uno degli artisti destinati a divenire poi in breve tempo, e forse anche grazie alle sue committenze, uno dei protagonisti assoluti della Roma Barocca, Gian Lorenzo Bernini.

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Roma

I gruppi scultorei, presentati ciascuno in una sala, incantano per la raffinatezza e la perfezione della loro realizzazione, come la coppia Pluto e Proserpina, il David, il gruppo di Enea e Anchise, i doppi busti di Scipione Borghese e ancora la straordinaria corsa di Apollo verso l’amata Dafne. L’ultima opera a dover essere menzionata è un altro simbolo della Galleria: la scultura di Paolina Borghese, sapientemente modellata, all’inizio del 1800, nel bianco e candido marmo dalle abili mani di Antonio Canova su richiesta di Camillo Borghese, marito della famosa sorella di Napoleone, Paolina Bonaparte. Ritratta come la “Venere Vincitrice” del Giudizio di Paride, con tanto di pomo in mano, nuda ed adagiata su un soffice divano, l’opera sicuramente destò molto scandalo all’epoca: era infatti un fatto abbastanza eccezionale ritrarre senza veli un personaggio di alto rango. E’ forse anche per questo che Camillo Borghese, marito geloso, decise di far trasferire l’opera nel palazzo di Torino: in questo modo Paolina poteva essere al riparo da tutti gli sguardi indiscreti!

Autore: L’Asino d’Oro Associazione Culturale
foto credit: L’Asino d’Oro

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