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Sacchetti bio a pagamento: lo “strano” caso della Svizzera

La polemica sui sacchetti bio a pagamento ha tenuto banco per giorni in Italia. Ma solo dopo infinite polemiche, in particolare sui social, qualcuno ha iniziato a mettere il naso più in là e a guardare cosa succede negli altri paesi europei. Se avessimo la buona abitudine d’informarci prima di iniziare una discussione avremmo scoperto che, solo per fare un esempio, in Svizzera la crociata politica contro i sacchetti di plastica per trasportare la spesa è cominciata una decina di anni fa e nasconde alcuni particolari interessanti.

Il caso Svizzera

Cosa è successo in Svizzera? Un parlamentare, Dominique de Buman, presentò nel 2010 una mozione per l’eliminazione dei sacchetti di plastica, ma il governo federale si oppose ad un provvedimento in tal senso. Perchè? La motivazione è molto semplice, anche se potrebbe apparire sconcertante per chi è abituato alla disorganizzazione italica. Secondo il governo federale svizzero l’impatto ambientale dei sacchetti di plastica sarebbe un problema nei paesi in via di sviluppo, mentre nella Confederazione, dove “lo smaltimento pubblico dei rifiuti viene effettuato in modo serio e a un livello tecnico elevato, non sussiste”. Come esempio si citavano gli impianti di incenerimento dove i rifiuti, e dunque anche la plastica, vengono usati come combustibile per produrre calore ed elettricità.

E’ dunque un falso problema? Ovviamente no, perché non in tutti i paesi d’Europa la gestione dei rifiuti è virtuosa come in Svizzera, tantomeno in Italia. Basti pensare il caos rifiuti di questi mesi a Roma o alla continua emergenza di molte città del sud, Napoli su tutte almeno fino al 2015.

Alla fine il provvedimento di messa al bando dei sacchetti di plastica fu approvato dal parlamento elvetico, ma riguardava le buste per la spesa e non solo i “sacchetti per frutta e verdura” ed ha avuto, secondo il governo federale, un impatto limitato. Da quando infatti le principali catene di supermercati hanno iniziato a far pagare le buste di plastica il loro utilizzo è calato drasticamente, di oltre l’80%. Invece,  per evitare di usare le buste di plastica per frutta e verdura, gli svizzeri adottano da ancor prima un sistema molto più economico ed ecologico.

Evviva! I sacchetti si possono riutilizzare!

Scrive Zeno Zoccatelli in un ottimo articolo di Tvsvizzera.it:

“La novità non riguarda, come in Italia, i sacchetti nel reparto frutta e verdura, che nella Confederazione continuano ad essere gratuiti.  Tuttavia, mentre nella Penisola l’utilizzo di borse riutilizzabili dovrà attendere il via libera del Ministero della salute, in Svizzera alcuni distributori li hanno già messi in vendita.  Sugli scaffali di Migros (da un anno) e di Coop (da due mesi) si trovano infatti delle apposite borse a rete riutilizzabili e lavabili. Per evitare che il peso della borsa sia conteggiato dalla bilancia, frutta e verdura vanno pesate senza, ma in uno stesso sacchetto “ecologico” possono essere messi diversi prodotti insieme. Su di esso andranno poi incollate tutte le etichette adesive indicanti il prezzo”.

Difficile? Niente affatto, basterebbe guardare (appunto) appena al di là della punta del proprio naso.

Written by Andrea Monaci

47 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it Ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto, tra gli altri, per il "Secolo XIX" e "Lavoro e Carriere". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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