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Sacerdote accusato di molestie, chiedeva sesso in cambio di un lavoro

Scandalo nel Vibonese. Un uomo è stato accusato di molestie da un suo collaboratore. Gli avrebbe chiesto, infatti, del sesso in cambio di un lavoro ben retribuito. Sembrerebbe l’ennesimo caso di abuso d’ufficio e ricatto sessuale, che purtroppo non mancano mai sulle pagine dei quotidiani. Qui, però il fatto è grosso: il datore di lavoro è un sacerdote. Gli approcci insistenti, le continue pressioni, le violenze si sarebbero consumate nella canonica di un paesino della Calabria. Ma andiamo con ordine.

Dai primi approcci alle richieste più spinte

Il racconto della presunta vittima, scritto nero su bianco, è al vaglio degli inquirenti, che stanno cercando di ricostruire quanto successo. La vittima è un fiume in piena. Spiega di aver conosciuto il prete un anno fa: «Incontrai per la prima volta il parroco lo scorso anno in questo paesino del Vibonese, pochi giorni dopo la festa patronale. Rimasi lì alcuni giorni e notai che qualcosa non andava quando al termine della celebrazione di un matrimonio, un altro giovane sacerdote ci raggiunse nella casa parrocchiale proponendo un rapporto a tre. Idea che respinsi con fermezza, al termine del quale andò via imbronciato. Non ne parlai con il parroco con cui collaboravo per pudore e dopo pochi giorni andai via, ritornando in Campania». Qualche mese dopo il giovane, che risiede in Sardegna, torna nel Vibonese. Il prete comincia con i primi approcci: gli tocca le parti intime, il ragazzo si sottrae. Il giovane poi racconta di un tour a Lamezia Terme, organizzato dall’altro prete – quello che avrebbe proposto un rapporto a tre – usando un app per incontri omosessuali, chiamata Grindr.

«Ti offro un lavoro in cambio di sesso!»

Ma non è tutto. Col passare dei giorni le avances si fanno più insistenti. Il giovane continua a declinare le offerte del sacerdote, il quale per accaparrarsi la sua fiducia gli promette un impiego da redattore. «Il prete si prodigò per trovarmi un lavoretto da aspirante giornalista, mi regalò un cellulare nuovo dal prezzo modesto. Iniziai a chiedermi il perché e lo scoprii poco dopo, quando nuovamente mi toccò i genitali chiedendo “come sta Gigino?”. Di fronte all’ennesima molestia, il ragazzo reagisce con uno schiaffo. Da quel momento in poi il prete cerca di fargli terra bruciata. Cominciano così le vessazioni, angherie e prepotenze di ogni tipo. «Per due giorni mi lasciò nella casa parrocchiale privo di acqua e cibo, fintanto che tentando un rappacificamento per la debolezza fisica sempre più consistente, svenni a Vibo Valentia in un’altra struttura della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea”. E ancora: “Una volta accompagnato in ospedale dal 118, stetti solo per diverse ore, fintanto che il parroco portò due persone del luogo che mi annunciarono di aver portato i miei beni quali indumenti e pc nella casa in cui svenni e che non dovevo far ritorno nella casa parrocchiale. Infatti, lì trovai lavoro nel santuario del paese, poiché il parroco tentando di mettermi a tacere chiese al Comune un contributo di 1.000 euro che sono stati accreditati al santuario e che personalmente non ho mai ricevuto nonostante la mattina andavo ad aprire e chiudere la chiesa. Mi disse di non dirlo in giro poiché in paese si sarebbe scatenata una rivolta visto che non ero del luogo!».

Nonostante la denuncia, ancora nessun provvedimento

Ma non è finita qui. Quando il ragazzo chiede al sacerdote di rendergli i suoi beni per tornare in Sardegna, l’uomo si rifiuta. Il giovane viene addirittura minacciato, ma ciò non lo distoglie dal rivelare i sopprusi subiti. Così trova il coraggio e denuncia il sacerdote, che finora non si è mai presentato alla stazione dei carabinieri. Nel frattempo il ragazzo è tornato a casa sua (quel che gli mancava gli è stato inviato nei giorni scorsi grazie all’intervento delle forze dell’ordine). Al ragazzo manca all’appello tuttavia una cartella clinica, che sarebbe «indispensabile per poter curare una disfunzione alla gamba». Della squallida vicenda è stato informato il vescovo, monsignor Luigi Renzo lo scorso 15 giugno. Nessun provvedimento è stato finora preso nei confronti del sacerdote. Nonostante la denuncia, ma il ragazzo si dice fiducioso: sa di aver detto la verità e in più nei cellulari dei due sacerdoti che avevano tentato di molestarlo si troveranno tracce dell’utilizzo di app non proprio caste né in linea con il celibato e la castità voluta dalla Chiesa Cattolica.

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di UrbanPost. È nata a Frosinone il 13 febbraio del 1991, quando in Ciociaria la neve non si vedeva ormai da anni e l’Italia tirava un sospiro di sollievo per la fine della guerra del Golfo. Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 le viene conferito il riconoscimento di "Laureato Eccellente Sapienza" per il brillante percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly" e "SuccedeOggi" e riviste letterarie come "Carte Allineate", "Fillide" ed "Euterpe". Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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