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Salerno-Reggio Calabria: per ogni chilometro 500mila euro alle cosche

E’ solo uno dei tanti esempi di strade lastricate d’oro in Italia. Lavori che in partenza hanno costi esorbitanti, che inevitabilmente lievitano strada facendo per le più disparate cause: supplementi di indagine geologica, progettazioni incomplete, subappalti inefficienti. E in tutto questo sguazza la criminalità organizzata, che impone il pizzo con danneggiamenti sui cantieri, attentati e forniture “obbligate” che ancora una volta fanno lievitare i costi delle opere.
293,9 dei 494,6 chilometri della A3 attraversano la Calabria, dal Pollino allo Stretto tra Reggio e Messina. Un’arteria sospirata da anni da questa regione la cui crescita è sempre stata limitata dall’assenza di adeguate infrastrutture viarie, ma che è ancora incompiuta grazie a un mix di inadeguatezze progettuali, malaffare e criminalità.

 I tentacoli delle cosche

L’attraversamento della Calabria lungo l’A3 è come un lungo tour nei territori delle cosche della ‘ndrangheta. La longa manus delle ‘ndrine si è da subito accaparrata, fin dagli anni ’70, il lucroso business delle estorsioni sui cantieri della nuova autostrada. Importanti processi giunti a sentenza definitiva hanno svelato gli accordi tra le cosche per la spartizione del “pizzo” sugli appalti lungo i vari tronchi del percorso, da Castrovillari giù fino a Reggio, per quasi 300 km di percorso.
Nelle motivazioni della sentenza di primo grado del processo “Cosa Mia”, emessa quest’anno dal Gup di Reggio Calabria Antonino Laganà, si legge che le principali cosche della provincia di Reggio ed in particolare della Piana di Gioia Tauro si sono accordate per spartirsi le estorsioni, una percentuale del 3% su ogni appalto di lavori sull’autostrada A3.
L’obolo per le mafie, chiamato “tassa di sicurezza su cantieri”, capillarmente distribuito su base territoriale, vale almeno 500mila euro a chilometro.
Dall’uscita di Vibo Sant’Onofrio fino a quella di Palmi si attraversa un territorio ad alta concentrazione di interessi mafiosi. Tra Vibo e l’uscita “Serre” i dominus delle estorsioni sono le cosche delle Serre vibonesi, almeno fino alla cruenta stagione di faide che le ha viste protagoniste con una lunga scia di omicidi. Nella Piana di Gioia Tauro, secondo la sentenza del processo “Cosa Mia” il gotha delle cosche si era accordato per una spartizione senza conflitti, in nome degli affari: parliamo di cosche molto note anche fuori regione come i Pesce-Bellocco di Rosarno, i Longo di Polistena, gli Alvaro di Sinopoli, i Gallico e i Bruzzise-Parrello di Palmi i cui capi siedono nella “cupola” provinciale della ‘ndrangheta.
L’ultima operazione della Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria, ha riguardato le estorsioni ad un’impresa che stava svolgendo lavori nel tratto tra Scilla e Bagnara Calabra, per la quale sono stati arrestati e sono in attesa di processo 6 presunti affiliati alla cosca Nasone-Gaietti di Scilla.

Milioni che fanno gola

E’ difficile fare una stima complessiva del business, che oltre all’imposizione del 3% di tangente, sviluppano le cosche mafiose grazie ai lavori sulle infrastrutture viarie. Secondo uno dei collaboratori di giustizia del processo “Cosa Mia”, ai soldi della “sicurezza cantieri” vanno aggiunti i proventi che le cosche ottengono imponendo il nolo di attrezzature, la fornitura di materiali e inerti e addirittura manodopera da utilizzare nei cantieri. Milioni che hanno fatto e continuano a fare gola.
In questo scenario da far west le imprese aggiudicatrici degli appalti sono sempre più in difficoltà nel portare a compimento i lavori, sia in termini di tempistica che di qualità. Ecco perchè la magistratura, le forze dell’ordine e gli enti appaltanti, Anas in prima fila, continuano giorno per giorno a rafforzare la vigilanza e ad incentivare le segnalazioni, anche di quelli che sembrano banali incidenti ed in realtà sono i segnali “spia” di un tentativo di infiltrazione criminale.
E mentre si celebrano i processi e si bandiscono nuovi appalti ( gli ultimi indetti da Anas in Calabria riguardano lavori di manutenzione sulle Statali 18, 106 e 107 per oltre un milione di euro) l’infrastruttura viaria che avrebbe dovuto rendere la Calabria la California d’Europa resta ancora incompleta ed inefficiente.

Written by Andrea Monaci

47 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it Ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto, tra gli altri, per il "Secolo XIX" e "Lavoro e Carriere". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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