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Sanremo 2014 serata duetti: Antonella Ruggiero si conferma la più audace sperimentatrice

Serata sanremese di duetti, a rompere il ghiaccio sono i Perturbazione accompagnati da Violante Placido nell’interpretazione de “La donna cannone” di De Gregori; non sarebbe stato malaccio se la Mescal avesse deciso di sfruttare il prestigioso palco per offrire visibilità a qualche artista notevole della sua scuderia che non gode della notorietà che la Placido può indubbiamente vantare – perché è indubbio che la Mescal resti una delle migliori, nonché maggiormente credibili, case discografiche italiche – e se ci avesse spedito a Sanremo un Megahertz o un Lele Battista siamo certi che nessuno sarebbe rimasto deluso. In tutto questo Violante Placido resta una splendida e talentuosa creatura.  Francesco Sarcina sceglie Scamarcio e una graziosa diavolessa per farsi accompagnare nella sua rivisitazione di “Diavolo in me”; Fiorella Mannoia e Frankie hi nrg mc funzionano proprio bene insieme e regalano una bella ed elegante “Boogie” di Paolo Conte.

antonella ruggiero sanremo 2014 duetti

Noemi canta “La costruzione di un amore” (già sperimentata ad X Factor sotto l’egida di Morgan) canzone bella in maniera imbarazzante ma la ragazza non entusiasma rispetto al suo innegabile potenziale; nota di merito per il vestito che la fa sembrare un’invitante Madeleine di proustiana memoria. Renga, in compagnia di Kekko dei Modà, sceglie la bella canzone di Edoardo Bennato “Un giorno credi”. I due che si spulciano a vicenda come due criceti carezzandosi di complimenti e inviti ai reciproci tour mentre a Kekko parte l’embolo ed entra in modalità “arriverà la mia pelle a curar le tue voglie” quando la tonalità si rende frizzantina…la voce di Renga resta, onestamente, difficile da bilanciare. Ron sceglie di omaggiare l’amico Lucio Dalla cantando la sua “Cara”, Arisa con gli Whomadewho propone “Cuccuruccucu” del sempre adeguato Franco Battiato regalando un bell’arrangiamento. Guadagnano il palco Raphael Gualazzi con Bloody Beetroots (akal’uomoconlamascheradamoscone) che scelgono di rivisitare “Nel blu dipinto di blu” accompagnati alla batteria da Tommy Lee, batterista dei Motley Crue nonché ex marito di Pamela Anderson: decisamente la Trimurti più variegata e proteiforme che il Festival abbia offerto (se decidiamo di ignorare Pupo/Emanuele Filiberto/Luca Canonici).

Cristiano De Andrè canta Fabrizio De Andrè con “Verranno a chiederti del nostro amore” e non c’è altro da dire. Renzo Rubino duetta con Simona Molinari dando prova di supremo buongusto scegliendo “Non arrossire” di Giorgio Gaber: squisitamente vintage. Alessio Boni e Alessandro Haber accompagnano Giusy Ferreri recitando il testo de “Il mare d’inverno”: probabilmente se non fossero stati due attori di primo livello il rischio “effetto porcata” sarebbe stato inevitabile ma la scanzonata serenità con cui la Ferreri affronta le infinite imprecisioni date dalla mano tremolante di Haber, che compensa però con un’umanità rara e un timbro di voce tanto selvatico quanto piacevole, rende il tutto credibile. E’ la volta di colei che, in questa circostanza, si conferma in assoluto la più sperimentale e coraggiosa fra gli artisti in gara: Antonella Ruggiero che da sempre fonde la sua voce da usignolo con la volontà di curiosare fra i giovani più promettenti e talentuosi (Registrazioni moderne docet). La cantante si esibisce accompagnata dai berlinesi Digiensemble Berlin, che utilizzano i tablet come strumenti musicali. Il risultato è di una classe e di un garbo che vanno a centrare precisamente il tema di questo Festival ovvero lambire il concetto ineffabile di Bellezza: la Ruggiero, in tal senso, è la vincitrice della serata. Navigato performer ed esteta Giuliano Palma che propone “I say i’ sto ‘cca” di Pino Daniele. Lo squalificato Riccardo Sinigallia sceglie il “compagno” Claudio Lolli e la sua “Ho visto anche degli zingari felici” accompagnato da Paola Turci, Marina Rei e Laura Arzilli. 

Dee Dee Bridgewater in concerto al Blue Note di Milano (foto)

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