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Scandalo Facebook news, Crespi: «Colpa nostra, iniziamo ad informarci»

Lo scandalo Facebook Cambridge Analytica è anche colpa nostra: dobbiamo smetterla di indignarci ed iniziare ad informaci bene su quello che succede ai nostri dati online. Parola di Luigi Crespi, spin doctor ed esperto di comunicazione, intervenuto ieri ai microfoni della trasmissione “Ho scelto Cusano – Dentro la notizia” su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano. Sullo scandalo che ha fatto crollare in borsa il titolo di Facebook e che sta generando reazioni indignate in tutto il mondo Crespi ha detto «Siamo alle comiche finali. Io non sono sorpreso perché un paio di anni fa, attraverso un advisor internazionale, Cambridge Analytica cercava referenti nel mondo per applicare il suo metodo. Io ebbi modo di valutare i meccanismi di questo metodo e rimasi sorpreso quando chiesi a quelli di Cambridge Analytica come costruissero questi database. E loro mi risposero che lo facevano attraverso quiz e games su Facebook. Cose del tipo: rispondi a queste domande e scopri qual è la tua personalità, oppure scopri chi eri nella tua vita precedente.»

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«La detenzione e l’utilizzo di questi dati è un reato penale»

«Io gli feci notare – prosegue Crespi – che dal punto di vista etico e professionale non si fa una roba del genere, perché loro stavano ottenendo informazioni senza che l’utente avesse firmato una liberatoria. Senza questa liberatoria, la detenzione e l’utilizzo di questi dati è un reato penale. La loro risposta fu: ma questi database sono detenuti all’estero. A quel punto mi alzai e me ne andai. Dissi che per me era un raggiro e che prima o poi sarebbe venuta fuori questa storia. Sono stupito del fatto che sia uscita solo dopo diversi anni. Loro ingaggiano attraverso questo strumento un target disattento, perché essendo disattento è più facilmente condizionabile. Una volta che io accedo al tuo profilo posso vedere apertamente quali sono le cose che condividi e a cui metti like. Se io vedo che tu posti delle cose contro gli immigrati, su questa tipologia ti vengono linkate azioni ingaggianti molto precise, tipo: “ma tu lo sai che Salvini ha detto che gli immigrati devono restare a casa loro? Condividi questa notizia con i tuoi amici».

«Politica vendita ideologica, in Usa usate tecniche raffinatissime»

«Io credo che la definizione marketing politico e marketing commerciale sia una definizione accademica – ha spiegato Crespi – Il marketing è legato alla necessità di farti scegliere un prodotto. La politica è una vendita ideologica, emotiva, passionale, non è come il 3×2 al supermercato. Negli Usa le tecniche di convinzione sono diventate raffinatissime». Poi Crespi ha parlato anche dei metodi utilizzati dalle multinazionali del tabacco. «Le immagini sui pacchetti delle sigarette non sono immagini per disincentivare le persone a fumare – ha detto – La selezione delle fotografie è fatta per agire su una determinata parte del cervello: quella della compensazione ed è provato scientificamente che queste immagini hanno aumentato il numero di sigarette fumate. Le foto sono state scelte non attraverso un medico o uno psicologo, bensì attraverso una risonanza magnetica su alcuni fumatori, scegliendo le foto che agivano sullo spirito di compensazione. E’ più grave questo o quei cialtroni di Cambridge Analytica? E’ arrivato il momento di smettere di scandalizzarci e di cominciare ad informarci».

Written by Andrea Monaci

47 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it Ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto, tra gli altri, per il "Secolo XIX" e "Lavoro e Carriere". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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