di Antonio Paviglianiti in ,

Sciuscià 70 documentario, Mimmo Verdesca festeggia il Nastro d’Argento: “Un onore, un omaggio a Vittorio De Sica” (INTERVISTA)


 

Sciuscià 70, il documentario realizzato per omaggiare il capolavoro di Vittorio De Sica, ha vinto il Nastro D’Argento. Mimmo Verdesca, regista pugliese, commenta la vittoria ai microfoni di UrbanPost

Un Nastro d’Argento per Sciuscià. No, tranquilli, non siamo tornati indietro di settant’anni. Il film documentario “Sciuscià 70” ideato, prodotto e diretto da Mimmo Verdesca, ha celebrato, quest’anno, i 70 anni del film “Sciuscià” di Vittorio De Sica, capolavoro del Neorealismo, primo film italiano a vincere l’Oscar e primo Nastro d’argento della storia del premio nel 1946.

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Il documentario racconta nei dettagli l’avventurosa e complicata lavorazione di “Sciuscià” attraverso un viaggio nel tempo alla riscoperta di periodo storico e artistico di grande fermento. La Memoria evocata prenderà forma attraverso la verità e l’umanità dei testimoni della vicenda, per accompagnare lo spettatore in un percorso avvincente, capace di coinvolgere e soprattutto emozionare. E il sindacato ha voluto omaggiare Sciuscià 70 e il regista Mimmo Verdesca con il Nastro d’Argento.

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Sciuscià 70 ha vinto il Nastro d’Argento speciale, qual è la sua soddisfazione?
“Il mio secondo nastro d’argento, un Nastro speciale proprio del 70esimo. Sono onorato e felice di questo riconoscimento perché riproduce esattamente il nastro delle prime edizioni che fu quello vinto proprio da Vittorio De Sica con Sciuscià. Sono molto grato al sindacato, al direttivo, a Laura Delli Colli. Abbiamo presentato Sciuscià 70 al Festival di Lione, adesso saremo a fine aprile al Festival Internazionale del Film di Bari.”

Perché un documentario su Sciuscià?
“Ricorrevano i settant’anni dall’uscita del film Sciuscià 70 ed è il motivo principale che mi ha spinto a realizzare questo progetto. Fu una lavorazione avventurosa, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel ’45 in una situazione tutt’altro che facile. Inoltre, ho voluto omaggiare l’arte di Vittorio De Sica e di chi ha collaborato a realizzare un capolavoro che ha fatto da apripista al Neorealismo che ci ha rappresentato nel mondo. Credo sia importante ricordare gli sceneggiatori, Sergio Amidei, Adolfo Franci, Cesare Giulio Viola, Cesare Zavattini. Poi i giovanissimi attori, che in realtà non erano attori ma due protagonisti presi dalla strada. Anche se nel film c’erano attori professionisti.”

Lavorare a un documentario non è mai facile, quali sono state le sue fonti di informazione?
“Non è stato difficile recuperare le fonti di documentazione. Rinaldo Smordoni l’ho conosciuto durante il mio precedente lavoro documentario e lui resta, ancora oggi, l’unica memoria vivente del film anche perché Franco Interlenghi ci ha lasciato nel 2015. In Sciuscià 70 ci sono testimonianze importanti come, per esempio, Enny De Sica in cui si racconta l’aspetto più intimo e personale di suo padre. Ci sono gli eredi del produttore, Paolo William Tamburella, un giovane italo-americano che si ritrovò a lavorare nel cinema nei primi anni ’30 e produrre Sciuscià con dei soldi arrivati dal Vaticano. Nel 1946 Sciuscià fu un grosso insuccesso e per recuperare i soldi vendette il film ai francesi e agli americani. Sciuscià fu il primo Oscar italiano e fu il primo Oscar assegnato a un film non americano e, quindi, Vittorio De Sica aprì questa strada. “

Sciuscià 70 non è il primo documentario di Mimmo Verdesca. Come mai questa predisposizione cinematografica?
“Si tratta di un mestiere che ho fatto diventare a tutti gli effetti la mia professione. Il fatto di dedicare tre documentari alla storia del cinema nasce dalla mia curiosità e necessità di tutelare la memoria. Io sono sempre stato incuriosito da determinati argomenti e, in questo caso, l’argomento che mi incuriosiva mi sembrava corretto raccontarlo più con documentari anziché film di finzione. Io faccio il regista e devo conoscere tutti i linguaggi. Anche un documentario è una storia e ci sono tutti gli ingredienti per coinvolgere lo spettatore. A me piace raccontare le persone e non i personaggi.”

Oggi il cinema non vive un periodo d’oro. Problema della scarsa qualità?
“Il problema del cinema? Non è questione di qualità, ci sono giovanissimi registi molto in gamba e storie molto interessanti. L’aspetto è legato al problema produttivo e di distribuzione. I film vengono fatti con pochi budget ma hanno difficoltà nel trovare spazio rispetto alla grande distribuzione.”

 

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