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Scommette l’incasso del negozio sul Barcellona: il commesso è nei guai

I sogni di una vincita abbastanza facile in questo freddo mercoledì di febbraio si sono ben presto trasformati in un incubo lungo novanta minuti, quelli impiegati dal Milan per battere gli Azulgrana nella gara di andata degli ottavi di finale di Champions League.

Boateng Razzismo Busto Arsizio

L’uomo che lavora come commesso in un negozio di Genova, alla fine della giornata lavorativa prende in prestito i tremila euro dell’incasso e si dirige in un’agenzia di scommesse. Figuriamoci che il Milan di Allegri, peraltro privo di Balotelli, riesce a battere il Barcellona: non esiste, non si è mai visto.

Così il commesso punta tutti i tremila euro sulla vittoria dei catalani a San Siro. I primi ven ti minuti della partita alimentano le speranze dello sventurato scommettitore. Il Barcellona mantiene il possesso palla e il Milan si difende al oltranza. Prima o poi il gol spagnolo arriverà. E invece nella ripresa ecco il patatrac. Boateng e Muntari rovinano la giornata e forse la vita del commesso: 2-0 Milan, tutti a casa e 3000 euro da restituire al titolare del negozio.

Deve aver passato una notte insonne il commesso. E al mattino ha escogitato un’altra idea da vero genio: si è recato al Commissariato Centro della Polizia e ha sostenuto di essere stato rapinato mentre stava versando l’incasso in una cassa continua. Gli agenti però ci hanno messo tre minuti per smascherare lo scommettitore incapace che è stato denunciato per simulazione di reato e che probabilmente perderà il posto di lavoro. E’ proprio vero. Quando il Diavolo (milanista) ci mette la coda non c’è salvezza per nessuno!!

Written by Fabrizio Pucci

Fabrizio Pucci nasce nel 1970 a Livorno, città dove risiede. Nel 1984 pubblica il primo articolo, la presentazione della partita di calcio Livorno-Ancona. Dopo il Liceo inizia una serie di collaborazioni con radio e tv che con gli anni lo porteranno fino a Tele+ e Sportmediaset. Attualmente collabora con Il Tirreno di Livorno. Appassionato di Sport, non si perde una partita del 'suo' Livorno per lavoro, ma anche per amore della maglia amaranto. Pessimista di natura, perché è sempre meglio prepararsi al peggio per poi festeggiare il meglio.

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